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Dodicimila in piazza San Pietro con papa Francesco

La festa per Armida

La festa per Armida. Colorata, bella, vivace, appassionata, autenticamente popolare. Una festa in piazza San Pietro per un’udienza particolare con papa Francesco. E per ringraziarlo di una beatificazione che il popolo di Ac, insieme all’Università cattolica del Sacro cuore e l’Istituto Missionarie della regalità di Cristo, sentono davvero molto. È una questione sentimentale, prima ancora della memoria storica. Armida Barelli è “la zia”, o la parente stretta, ancora un’amica, di un popolo che oggi la ricorda in unico spirito proiettato al futuro, a quel bene comune che dovrebbe essere il fondamento del Paese e a quella speranza cristiana che rende sempre viva la Chiesa.

Affascinati dalla Sorella Maggiore

Volti giovani, bei ragazzi e belle ragazze affascinati da questa “zia” lontana nel tempo che però sentono molto attuale. Dodicimila persone in festa per la “Sorella maggiore” (com’è ricordata affettuosamente in Ac) che ha avuto oggi, 22 aprile, in piazza San Pietro – l’udienza con papa Francesco era inizialmente prevista in Aula Paolo VI, ma poi è stata spostata in piazza San Pietro per fare fronte al grande numero di adesioni – un momento iniziale di animazione e di testimonianza nella preghiera, con le parole dell’assistente ecclesiastico generale di Ac e Università cattolica, mons. Claudio Giuliodori, e poi a seguire l’incontro con Francesco. Ha concluso il momento di festa e ringraziamento la messa presieduta dall’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini. 

Una lettura a più voci. E, nella memoria, testimonianze e letture dagli scritti di Armida Barelli hanno tracciato l’attualità della sua figura per la Chiesa ma anche per la società di oggi, insistendo sui temi della vocazione laicale, di una spiritualità in grado di tenere insieme fede e vita e di una scommessa su formazione e cultura in grado di rispondere alle sfide poste dai tempi presenti. 

La storia di Armida ci scalda il cuore

«Siamo qui – si è rivolta al Papa nel saluto iniziale Emanuela Gitto, vice presidente nazionale per il settore Giovani di Ac, in rappresentanza delle istituzioni organizzatrici dell’evento, che indossa per l’occasione una croce appesa a una lunga catena d’oro e una spilla con l’immagine dell’Immacolata, lascito della Barelli alla vicepresidente nazionale del settore Giovani di Ac che le custodisce per la durata del suo mandato – perché la storia della beata Armida ci ha toccato personalmente e continua a farci ardere il cuore, mostrandoci che tutti, e soprattutto noi laici, possiamo tendere alla Santità, nella semplicità delle nostre vite. Il suo esempio di spiritualità ispirata a San Francesco, la sua dedizione incondizionata, la sua relazione intima con Gesù Cristo, ci incoraggiano sulla via della santità, sono infatti per noi esempio vivo di una santità possibile, a partire dal nostro quotidiano. Sì, perché la Santità – come ci insegna anche Lei, carissimo papa Francesco – non è qualcosa di straordinario, ma germoglia, cresce e matura nell’ordinarietà delle nostre vite. Questo è per noi il segno che il Signore s’incarna nella nostra storia e nel nostro tempo attraverso i nostri occhi, le nostre orecchie, le nostre mani». 

Lo stesso papa Francesco ha ricordato come  «la Beata Armida ci ha radunati e ci ha aiutato a riconoscere questi tratti essenziali dell’essere cristiani oggi: la generatività, l’essere apostoli e la consacrazione nel mondo. Ognuno può accogliere il suo esempio secondo la propria vocazione: è una ricchezza per tutti noi, per tutta la Chiesa».

Armida e la Cina

Uno sguardo, quello di Armida, che va oltre confine. La passione apostolica che ha mosso tutta la vita di Armida Barelli trovò, infatti, un ulteriore sviluppo nell’enciclica Maximum illud di Benedetto XV, del novembre 1919, che sollecitava un nuovo impulso missionario ad gentes. Su consiglio dello stesso Benedetto XV, la beata accolse la proposta di sostenere un missionario in Cina, il francescano monsignor Massi. In questa attività fu coinvolta tutta la Gioventù femminile italiana che, oltre al sostegno con la preghiera, intraprese molte attività di raccolta di offerte. Nel 1923 nacque, nella provincia dello Shaanxi, l’Istituto Benedetto XV per le giovani cinesi con la vocazione religiosa insieme a un orfanatrofio e un dispensario.  La Congregazione delle Suore Francescane Missionarie del Sacro Cuore è ancora attiva.

Questa storia missionaria è narrata nel piccolo testo distribuito oggi in piazza S. Pietro dal titolo: Armida un nome che vuol dire lungimiranza: è questo il significato dell’ideogramma sulla copertina che traduce, appunto, il nome Armida. 

Nel suo testamento Armida Barelli chiese espressamente alla Gioventù femminile di continuare a sostenere l’Istituto Benedetto XV, che ancora oggi opera in Cina in campo educativo, sanitario e assistenziale. Proprio per raccogliere l’eredità della beata, l’Azione cattolica italiana, l’Università cattolica del Sacro cuore e le Missionarie della regalità hanno voluto promuovere oggi una raccolta fondi destinata a questo scopo.

Armida Barelli oggi non è più un “personaggio” del passato. Ancora oggi è testimone di autentica speranza cristiana lungo le strade del mondo.