Farsi prossimi. E custodire (al meglio) il territorio

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Todi, piazza del popolo

di Carlo Rossini - Parteciperò al prossimo convegno di Rimini per amministratori locali come aderente all’Azione cattolica e sindaco di Todi. Sarà un piacere farlo ricordando la figura e l’impegno di Alberto Marvelli e con lui il mio concittadino e Servo di Dio Mario Ferdinandi, giovane magistrato morto nel 1946, lasciando una profonda testimonianza di impegno civile e di fede.

Per primi loro ci esortano a essere custodi del territorio.

Un invito che ci siamo rivolti fin troppo spesso negli ultimi anni e intanto, in molti, troppi, sembrano essersi rinchiusi nelle sagrestie e nelle canoniche, lontani dalla realtà. Una scelta di fede intimistica e individualistica, che porta a prendere le distanze da un mondo al quale, invece, aderire. Un profondo disinteresse per la cosa pubblica, spesso anticipato e giustificato da pesanti giudizi su politica e politici. Un atteggiamento errato, a volte persino ostentato.

Recuperare allora la parola “azione” nelle nostre città potrebbe essere uno dei temi caldi della formazione associativa nei prossimi anni. Dappertutto c’è bisogno di cattolici che si lancino oltre il campo del pre-politico, divenuto spesso un alibi e delle scuole di formazione sociale, trasformate in panchine permanenti.

Si torni a offrire al Paese luoghi di formazione all’impegno politico diretto e classe dirigente. Un tentativo al quale non mi sembra abbiano saputo rispondere due convegni che hanno preso, nella mente di tutti, il nome della mia città. Non si può pretendere di rimanere terzi, occorre entrare tra le parti, farsi prossimi, portando non solo qualità, ma anche popolo.

Molto hanno inciso anche i percorsi di chi, nel tempo, ha concentrato l’azione di sollecitazione alla politica su alcuni temi specifici (seppure temi essenziali e spesso prioritari), perdendo di vista, però, una visione integrale dell’uomo e delle comunità e mettendosi in una posizione terza, quasi di estraneità, rispetto ai luoghi di discussione e decisione. La forte contrapposizione identitaria che ne è derivata ha contraddetto nei fatti la mutua relazione Chiesa-mondo invocata dal Concilio e ha persino fatto male alla stessa identità che si intendeva rafforzare.

Serve rilanciare progetti integrali che sappiano riconoscere dietro un titolo il mondo che c’è.

Tutela dell’ambiente nel mio rapporto quotidiano con i cittadini è la raccolta differenziata da far crescere, un depuratore da realizzare dopo dieci anni di battaglie di comitati, è la corretta valutazione di progetti edilizi e piani urbanistici spesso errati, è evitare che si continui a speculare mangiando territorio, è pianificare meno realizzazioni di opere pubbliche e più manutenzioni, è rendere concreta la pratica del riuso di immobili, piuttosto che incentivare nuove realizzazioni, è difendere l’importanza e la vitalità dei centri storici, è promuovere la riqualificazione energetica a partire dalla pubblica illuminazione e dalle nostre sedi comunali, in palazzi trecenteschi, è la valorizzazione del patrimonio storico-artistico-culturale, che invita al rispetto del bello e per la quale in una città ad altissima densità monumentale, come è Todi, non si trovano fondi adeguati, è la difesa idrogeologica con oltre trecento allerte meteo ricevute in due anni e mezzo dalla Protezione Civile, alla quale molti nostri iscritti potrebbero contribuire, è il coinvolgimento delle associazioni nella cura quotidiana della città, è la manutenzione straordinaria delle nostre strade, diventate un’emergenza in tutto il Paese. È corretta acquisizione di stili di vita quotidiani.

E la lotta alla corruzione è prima di tutto educazione alla giustizia ed esercizio della legalità. Per tutti. È poter accogliere una delle centinaia di persone che ti vengono a trovare nel tuo ufficio da sindaco e spiegare che la richiesta che pone non è legittima, sapendo di poter contare, una volta usciti da quella porta, su una comunità in grado di confermare e rinnovare tutto questo. Spesso è forte la sensazione di vivere in un Paese dove furbizia, eccezioni, raccomandazioni e favori fanno da battistrada nella vita quotidiana.

Il rilancio della partecipazione potrebbe passare con maggiore forza per la condivisione di tutto questo, a cominciare dalla nostra Ac.

E credo che il prossimo convegno ecclesiale di Firenze potrebbe costituire un utile momento di partecipazione con la Chiesa Italiana se si lavorasse a una proposta di integrazione del documento programmatico capace di andare anche in questa direzione, per rispondere davvero alle sfide del mondo attuale e agli appelli a un rinnovato impegno.

L’Azione cattolica potrebbe farlo, costituendo tavoli di lavoro ai vari livelli.