Farsi carico del proprio tempo

La beatificazione di Armida Barelli è un dono grande e, allo stesso tempo, un seme che deve portare nuovi frutti nella vita dell’associazione. Daniela Storani, già vice presidente nazionale per il settore Giovani di Ac, spiega il perché

A seguire in “diretta” la beatificazione di Armida Barelli nel Duomo di Milano c’erano tante ex vice presidenti nazionali del settore Giovani di Ac. Tra queste, Daniela Storani, che ha prestato servizio in Ac come vice presidente nazionale dal 1995 al 1998.

«La beatificazione di Armida è un dono grande e, allo stesso tempo, un seme che deve portare nuovi frutti nella vita dell’associazione – racconta Daniela –. Il primo è quello dell’identità. Nei giorni precedenti, parlando di questo evento, persone che non conoscono l’Azione cattolica mi hanno chiesto di descriverne in poche parole l’essenza. La risposta a questa domanda è stata una spiegazione articolata, l’elenco dei vari caratteri della missione associativa: la formazione delle coscienze, l’organicità, la popolarità, la forma democratica…La beatificazione della Barelli mi ha riportato alla centralità di un punto: l’Azione cattolica è, prima di tutto, una risposta a una vocazione. Armida, infatti, mette mano alla fondazione della Gioventù femminile per rispondere a quello che avvertiva come chiamata. Dovremmo non dimenticare mai questo tratto essenziale, il carattere vocazionale dell’Azione cattolica nel presentarla come proposta ai giovani e alle giovani, agli adulti del nostro tempo. Una risposta vocazionale, non è una forma associativa o aggregativa tra le altre, una mera modalità organizzativa dell’impegno dei laici nella chiesa e nel mondo, ma un bene necessario per la vita stessa della Chiesa e per la testimonianza cristiana nel mondo. La beatificazione di Armida deve aiutare la Chiesa e l’associazione a rimettere al centro questo aspetto: l’Ac come vocazione».

Poi c’è la fedeltà al proprio tempo. Armida fonda la Gioventù femminile e l’Università cattolica in risposta alle esigenze di un tempo particolarmente difficile, un tempo di cui avverte tutti i rischi e, al tempo stesso, coglie tutte le potenzialità offrendo luoghi, forme e strumenti per l’impegno delle giovani e dei giovani cristiani. «La crescita importante – continua Daniela – in pochi anni, della Gioventù femminile indica che si trattò di una risposta a una domanda attuale. Quindi, per diventare ciò che è, l’Azione cattolica non può venire mai meno allo stare pienamente dentro il tempo che vive, a interpretarne costantemente le spinte, le sfide, a cercare, senza stancarsi, un parlare e un agire “contemporanei”. La fedeltà dei laici al proprio tempo si invera anche nel divernirne protagonisti a pieno titolo, nel coraggio della testimonianza operante. E, oggi, più che mai, la formazione associativa deve essere formazione alla responsabilità civile nel e per il proprio tempo, formazione alla partecipazione, al farsi carico».

Infine, la sfida della creatività laicale. «Armida si sente chiamata in un modo che non risponde immediatamente alle forme della vita religiosa o della famiglia. Non sa, da subito, quale forma dare al suo impegno, ma il suo decidersi, comunque, per il Signore la porterà a trovare la sua forma originale di impegno e a farne una strada anche per altre. Anche la vocazione associativa risente della necessità di rinnovare costantemente forme e strumenti. È importante per l’Ac di oggi saper cogliere questa necessità e impegnarsi a suscitare quella creatività laicale capace di innestare, nelle radici salde della nostra vocazione, nuove ed efficaci forme di proposta, adatte a sfidare la complessità e la frammentarietà del contesto». 

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colloquio con Daniela Storani