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In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, l’Ac ribadisce il suo impegno

Educare al rispetto e alla cura

Foto Shutterstock
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È dal 1999 che una risoluzione delle Nazioni Unite ha istituito la ricorrenza della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne; eppure, a 24 anni di distanza, siamo ancora qui a piangere vite innocenti.
Mi chiedo se questo è un giorno in cui fare silenzio o fare rumore. Credo che entrambe queste reazioni abbiano un loro valore e debbano convivere oggi e non solo in questo giorno.
È necessario il silenzio, che non è mutismo o omertà, per il rispetto di ogni persona che subisce qualsiasi tipo di violenza sia essa psicologica o fisica, silenzio che non è indifferenza ma che si deve fare preghiera per accompagnare e sostenere ogni dolore.
Ma è necessario anche fare rumore nel senso che bisogna farsi sentire e per farci sentire dobbiamo essere capaci di generare processi che portino a una cultura che non preveda più e mai l’uso di qualsiasi genere di violenza.

Vivere la bellezza della corresponsabilità

Siamo un’associazione dove da sempre le donne sono messe in primo piano. Viviamo la bellezza della corresponsabilità tra donne e uomini che sempre, e sottolineo sempre, compiono insieme ogni passo; dove il pensiero di ciascuna persona, donna o uomo che sia, ha lo stesso valore. Questo è il punto di partenza della formazione che vogliamo offrire e con forza rilanciamo ogni giorno. Sicuramente anche noi ci domandiamo in questo giorno cosa possiamo fare di più, in cosa non abbiamo saputo aiutare la scuola, le famiglie e la società se ancora la donna è ritenuta da alcuni oggetto da possedere.

Farsi artefici di una comunità educante

Il primo dono che è urgente fare alla nostra società ce lo ha ricordato e suggerito Papa Francesco nei giorni scorsi «educare al rispetto e alla cura: formare uomini capaci di relazioni sane».
Come associazione dobbiamo allora continuare a prenderci cura delle relazioni e aiutare a crescere nella capacità di intrattenere relazioni di “cura”. Il criterio che dobbiamo mantenere è poi, quello della “cura insieme”, che si esprime nell’accompagnamento reciproco nell’unitarietà, tra adulti e giovani e tra adulti di diverse età e condizioni di vita. È necessario oggi farsi artefici di una comunità educante che sostiene e aiuta a non camminare da soli e da soli cercare soluzioni che possono portare a tragici epiloghi.

Far crescere prossimità e rispetto

La Traccia per il cammino assembleare ci ricorda che questa dimensione di cura dobbiamo viverla nella complessità della vita attraverso la prossimità: «Siamo consapevoli che il nostro compito di laici associati è quello di essere profondamente immersi nella complessità di questo tempo, riconoscendo la possibilità concreta di esprimere una vita fraterna inclusiva e solidale, prossima e accogliente». È stando vicini, accompagnando e vivendo come vera comunità che si possono indicare soluzioni ai problemi che non prevedano la violenza.
Il rispetto reciproco è poi l’altro aspetto che siamo chiamati a far crescere, rispetto che purtroppo oggi non riusciamo a vedere nella vita di tutti i giorni, a partire dai mass-media e dal mondo della politica, dove anche su temi molto seri si tende a schierarsi alla stregua di tifoserie.

Ridare un centro alla vita

L’azione educativa e formativa, che vale per ogni età e a cui tutti siamo chiamati, è quella sia di educare al rispetto reciproco, e a porre la persona con la sua dignità al centro, sia quella di accogliere la sfida di dare un centro alla vita.
Questa chiamata, cui non possiamo sottrarci, è accresciuta dalla consapevolezza che, come riconosce il nostro Progetto Formativo: «La cultura di oggi ha perso l’omogeneità di un tempo: gli orientamenti delle persone verso la vita sono molteplici, diverso il modo di pensare l’esperienza religiosa e la fede, l’amore, la sessualità, la famiglia, la vita, il lavoro, l’impegno, la morte. Le visioni della vita tendono a essere poste tutte sullo stesso piano, finendo con il relativizzare il valore di ciascuna di esse, fino a ritenerle intercambiabili».

Chiamati a vivere immersi in questa cultura, per rendere migliore questo mondo, in cui purtroppo ancora oggi c’è bisogno di una giornata che inviti a riflettere sul dolore causato a donne innocenti, e desiderosi di non dover piangere più altre violenze, continuiamo a camminare accanto a ciascuna di esse, pronti ad accogliere qualsiasi richiesta di aiuto e a formare uomini e donne che non facciano uso o subiscano violenza ma siano capaci di dialogo e rispetto.

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