Economy of Francesco: è l’ora dei giovani

Un’economia rigenerata dalla Parola di Dio. È il Patto che papa Francesco ha firmato, ad Assisi, con i giovani. In un momento in cui il mondo intero sta attraversando una crisi senza precedenti, le parole che giungono dalla città umbra aprono la strada a una nuova visione di sviluppo del Pianeta che mette al centro l’uomo. E non il suo portafogli

Può darsi che le elezioni politiche in Italia appena trascorse, la guerra nel mondo, e la paura della pandemia che ancora si fa sentire nella popolazione, abbiano in qualche modo attutito l’importanza dell’evento Economy of Francesco che si è tenuto ad Assisi il fine settimana appena passato. Quando, con la presenza di papa Francesco, alcuni giovani di tutto il mondo impegnati nella costruzione e sperimentazione di una nuova economia mondiale hanno provato a sparigliare le carte in gioco.

Può darsi. Ma non è così. Economy of Francesco, questo il nome dell’iniziativa che da circa tre anni sta portando avanti il Papa in persona con i giovani di tutti i Continenti, non è stato e non potrebbe essere solo un convegno per “iniziati”. È stato, è molto di più.  Con il Patto siglato nella città di San Francesco, giovani economisti e imprenditori si impegnano a spendere la vita «affinché l’economia di oggi e di domani diventi una economia del Vangelo». Un’economia, scrivono nell’appello, a servizio della persona, della famiglia e della vita, rispettosa di ogni donna, uomo, bambino, anziano e soprattutto dei più fragili e vulnerabili, un’economia dove la cura sostituisce lo scarto e l’indifferenza, un’economia che non lascia indietro nessuno, per costruire una società in cui le pietre scartate dalla mentalità dominante diventano pietre angolari.

Il Patto dei giovani: si torni a un’economia del Vangelo

L’economia pensata da papa Francesco con i giovani va oltre quella che potrebbe essere una ricetta di politica economica da applicare alle società. In realtà è una proposta reale di cambiamento di stili e modi di vita, di rapporti sociali ed economici che vanno a incidere all’interno di un processo radicale di cambiamento della nostra società. «Un’economia che riconosce e tutela il lavoro dignitoso e sicuro per tutti,in particolare per le donne, un’economia dove la finanza è amica e alleata dell’economia reale e del lavoro e non contro di essi, un’economia che sa valorizzare e custodire le culture e le tradizioni dei popoli, tutte le specie viventi e le risorse naturali della Terra». 

Economy of Francesco: è l’ora dei giovani. Se papa Francesco ha firmato, ad Assisi, un Patto con i giovani è perché attraverso di essi ci si impegni, tutti, a spendere la vita perché l’economia di oggi e di domani diventi un’economia rigenerata dalla Parola di Dio.

In rappresentanza di 120 Paesi, i giovani di Economy of Francesco, si impegnano a generare un’economia nuova: «un’economia di pace e non di guerra, un’economia che contrasta la proliferazione delle armi, specie le più distruttive, un’economia che si prende cura del creato e non lo depreda”.

Profeti del cambiamento

Profezia è la parola più usata. C’è bisogna di essa. In fondo, spiega il Papa, tutta la vita di Francesco d’Assisi, dopo la sua conversione, è stata una profezia. E nella Bibbia la profezia ha molto a che fare con i giovani: Samuele, Geremia ed Ezechiele, Daniele. I giovani nelle Scritture sono portatori di uno spirito di scienza e di intelligenza. E poi è solo la profezia che può sollevare la Terra da un saccheggio, energetico e ambientale, che è senza fine. Il grido dei poveri e il grido della terra, spiega il Papa, sono lo stesso grido. «Non tutte le soluzioni ambientali hanno gli stessi effetti sui più poveri, e quindi vanno preferite quelle che riducono la miseria e le diseguaglianze. Mentre cerchiamo di salvare il pianeta, non possiamo trascurare l’uomo e la donna che soffrono. L’inquinamento che uccide non è solo quello dell’anidride carbonica, anche la diseguaglianza inquina mortalmente il nostro pianeta».

Le tre indicazioni di papa Francesco

Tre le indicazioni di percorso che il Papa ha lasciato ai giovani. La prima è «guardare il mondo con gli occhi dei più poveri», assumere «la prospettiva delle vittime e degli scartati». 

La seconda indicazione è di non dimenticare «di creare lavoro, buon lavoro», e di non dimenticare i lavoratori. La terza è: incarnazione. Gli ideali, i desideri e i valori devono tradursi in opere concrete, insieme al cuore e alla testa è necessario usare anche le mani.

In un momento in cui il mondo intero sta attraversando una crisi senza precedenti, le parole che arrivano da Assisi non riscaldano solo il cuore di chi crede e spera in un futuro diverso per l’umanità. Aprono la strada a una nuova visione di sviluppo del Pianeta che mette al centro l’uomo. E non il suo portafogli. Che si voglia o no, è l’unica grande novità che si mette di traverso a un futuro geopolitico e geoeconomico, che, almeno per adesso, è ancora avvolto in tinte fosche.

Autore articolo

Gianni Di Santo