Giornata nazionale per la Custodia del Creato

È tempo di costruire una vita nuova

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Oggi primo settembre celebriamo la 16ª Giornata nazionale per la Custodia del Creato. “Camminare in una vita nuova (Rm 6,4). La transizione ecologica per la cura della vita” è il tema dell’anno e del Messaggio dei vescovi italiani per l’occasione. Con la Giornata ha inizio il Tempo del Creato, il tradizionale momento ecumenico di risanamento e speranza, voluto da papa Francesco, ricco di eventi, che terminerà il 4 ottobre, festa del poverello di Assisi. L’appuntamento di questo primo settembre 2021 vede la Chiesa che è in Italia in cammino verso la 49ª Settimana Sociale dei cattolici italiani, che come noto si interrogherà su “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso”.

«La strada che conduce a Taranto richiede a tutti un supplemento di coinvolgimento perché sia un percorso di Chiesa che intende camminare insieme e con stile sinodale. La speranza che ci muove alla cura del bene comune si sposa - sottolinea l’Instrumentum Laboris - con un forte senso di urgenza: occorre contrastare, presto ed efficacemente, quel degrado socio-ambientale che si intreccia con i drammatici fenomeni pandemici di questi anni». E ancora: «Il cambiamento climatico continua ad avanzare con danni che sono sempre più grandi e insostenibili. Non c’è più tempo per indugiare: ciò che è necessario è una vera transizione ecologica che arrivi a modificare alcuni presupposti di fondo del nostro modello di sviluppo» (IL, n. 20).

Viviamo, dunque, un cambiamento d’epoca, se davvero sappiamo leggerne i segni dei tempi. Ne segue l’impegno che chiama tutti a una transizione che trasformi in profondità la nostra forma di vita, per realizzare a molti livelli quella conversione ecologica cui parla il VI capitolo dell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. Si tratta  - è l’invito dei pastori della Chiesa italiana - «di riprendere coraggiosamente il cammino, lasciandoci alle spalle una normalità con elementi contraddittori e insostenibili, per ricercare un diverso modo di essere, animato da amore per la terra e per le creature che la abitano. Con tale transizione diamo espressione alla cura per la casa comune e corrispondiamo così all’immagine del Dio che, come un Padre, si prende cura di ognuno/a».

C’è sempre il pericolo di rimpiangere il passato, di sfuggire alla stagione del cambiamento e di non guardare con fiducia all’avvenire che ci attende. Nella transizione ecologica, si deve abbandonare un modello di sviluppo consumistico che accresce le ingiustizie e le disuguaglianze, per adottarne uno incentrato sulla fraternità tra i popoli. Il grido della terra e il grido dei poveri ci interpellano. La ricchezza che ha generato sprechi e scarti non deve far nascere nostalgie. Tra mentalità vecchie, che mettono in contrapposizione salute, economia, lavoro, ambiente e cultura, e nuove possibilità di tenere connessi questi valori, come anche l’etica della vita e l’etica sociale, scegliamo di abitare la stagione della transizione. Ci attende una gradualità, che tuttavia necessita di scelte precise. La nostra preoccupazione sia sempre di avviare processi e non di occupare spazi o di fermarci a rimpiangere un passato pieno di contraddizioni e di ingiustizie.