Editrice Ave - Testimoni. La vita di Maria Marchesi moglie del beato Odoardo Focherini

«E fummo una nelle braccia dell’altro»

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di Silvio Mengotto* - Maria Peri, sposata con due figli e nipote del beato Odoardo Focherini e di Maria Marchesi, è una storica contemporanea, specializzata nel periodo del fascismo e delle deportazioni, e laureata in Scienze religiose. Dal 2012 insegna religione e da oltre 20 anni si prende cura della memoria e della divulgazione della figura del nonno, attraverso incontri e pubblicazioni. Da qualche giorno ha pubblicato Maria Marchesi, per la collana “Testimoni” dell’Editrice Ave.
«Ricordo mia nonna anziana – dice Maria Peri – e malata. Volevo riscoprirla, capire di chi si era innamorata». In questo cammino nella memoria, Maria Peri ha consultato le numerose carte conservate nell’archivio di Odoardo Focherini. Tra queste i «bellissimi biglietti – continua Maria Peri – ricevuti in occasione del loro matrimonio, lettere di parenti, amici e l’Azione cattolica che ringrazia, tutte le associazioni di cui facevano parte. I biglietti ricevuti nell’occasione della nascita dei figli, quelli delle condoglianze per i lutti. Le condoglianze per la morte di Odoardo Focherini e l’anno successivo di un figlio. Sono testimonianze di chi guardava con gli occhi della contemporaneità che io non potevo aver avuto. Un’amica ha definito mia nonna “la donna del Vangelo” un’espressione che mi è rimasta nel cuore».

Nella ricostruzione biografica della nonna sono emersi aspetti particolari?
«Ho ricostruito la sua biografia soprattutto nel suo lungo periodo di vedovanza (45 anni) dedicata ai figli e alla memoria del marito. Ho preso in mano sia gli scritti ad amici e parenti, ma soprattutto le 22 lettere che Odoardo non ha ricevuto. La corrispondenza tra Maria ed Odoardo era molto ricca. Odoardo scrive 166 lettere e, lo si capisce dalle stesse lettere, sappiamo che Maria scriveva spesso. Lui riceve tante lettere da Maria ma non tutte perché 22 tornarono al mittente. Anche con queste lettere, tra le tante, ho provato a ricostruire la biografia di Maria, incastrandole in base a ciò che scrive Odoardo in quel periodo. Per esempio si sta organizzando la comunione e la cresima di un figlio e Odoardo scrive “vorrei esserci”, di rimando la moglie dice “vorrei tanto che tu ci fossi”. Ne è risultato una sorta di dialogo molto realistico».

In che senso?
«Nel senso che non sono lettere sporadiche, ma divise in due gruppi molto vicine, quasi quotidiane. Maria sapeva che Odoardo non le avrebbe ricevute tutte, quindi ripete in continuazione le informazioni. Dal tono e dalle parole usate si scopre una donna degna del suo sposo. Leggendo le lettere di Odoardo ho avuto l’idea che lui andasse con grande fede, e consapevolezza, verso il martirio e preparasse sua moglie. Nelle lettere di Maria si capisce che lei è pronta».

Ne è consapevole?
«
Sa di essere ai piedi della croce. È molta sincera. Al marito confida le sue debolezze, ma nella fede trova la forza. Confida i suoi momenti di sconforto, di dolore, ma la luce ritornerà. Entrambi usano delle espressioni molto belle. Maria persino dei termini “paolini”. È una donna intelligente che non ha potuto studiare, ma è interessata al suo tempo. Parla come una donna del Concilio. Usa termini all’avanguardia, ha un’intensità teologica. Ho capito che Odoardo non avrebbe potuto fare ciò che ha fatto senza Maria accanto. Una forza reciproca. Lui stesso dice che le sue lettere le danno gioia, forza. Uno scambio potente di due persone ricche di doni».

Libro diario ma anche un’esperienza di fede?
«Sono la nipote ma ho scritto la storia di mia nonna cercando una grande neutralità storica. Dalle lettere emerge una donna che ha un cammino di fede consapevole e condivisa con il marito. È anche lei che condivide con lui! Camminano insieme. Hanno una progettualità condivisa sulla maternità, sulla famiglia, su chi ha bisogno. Emerge l’immagine di donna che non è quella relegata alla casa, frustrata con i figli e il pericolo di diventare matta. È una donna che vive la sua vocazione dove emerge il meglio di sé, il meglio di sposa e moglie, anche se il contesto era quello dove l’uomo aveva un maggior ruolo pubblico. Non ha vissuto questo periodo con frustrazione perché ha sempre condiviso tutto».

Per esempio?
«Quando Odoardo riceve l’onorificenza del Cavalierato di San Silvestro c’è un momento pubblico di festa, mentre in famiglia è Maria che organizzerà il momento di festa. Quando Odoardo prigioniero deve raccontare ai figli ciò che sta succedendo lo fa senza mai una parola di recriminazione. Lo dico perché è anche un ricordo personale. Tutti i nipoti possono confermare che mai la nonna ha detto “peccato, poteva stare più tranquillo”. Proprio perché ha condiviso tutto, rinnegare quello che ha fatto Odoardo sarebbe stato un rinnegare se stessa. Mai ha avuto una parola di rimprovero. Una condivisione che non è stata frustrazione. In queste lettere avrebbe potuto avere parole contrarie alla sua scelta ma non lo ha ne scritto, ne pensato. Entrambi sapevano che era una strada pericolosa, ma il Vangelo ti porta anche a questo. Credo che loro avessero in mente un progetto educativo e dimostrare ai figli che il Vangelo è una strada seria dove alle prime difficoltà non si torna indietro».

*Scrittore e pubblicista, ha scritto diversi articoli per  «Avvenire», «Jesus», «Rocca«, «Il Segno» mensile della diocesi di Milano e «Combonifem» mensile comboniano. Collabora  con «Segno nel mondo», «SegnoWeb», «Polis/Legnano», «in dialogo» (Milano) e  sempre «in dialogo» (notiziario Movimento Terza Età). Con la Coop. “in dialogo” ha pubblicato: Donne nel respiro di Ruàh, Le danzatrici, Angeli a Natale, La vita in un viaggio, Quel virus chiamato rom prefazione di don Virginio Colmegna, Un Angelo a San Vittore. Suor Enrichetta Alfieri, Con le donne di Gesù. Il «femminile» nella Chiesa dalla Bibbia a papa Francesco. Con la casa editrice Paoline il libro Sole di periferia. Storie di bambini e di famiglie rom prefazione di Giorgio Vecchio. Con Gedi Gruppo Editoriale il libro Presepi. I poveri nelle periferie di oggi prefazione di Gianni Borsa.