Dopo Montesilvano: un tempo per riaprire cantieri

A Montesilvano abbiamo provato, insieme, a sistemare la segnaletica: i nostri cartelli indicano l’esigenza di aprire cantieri sulla strada dell’accompagnamento spirituale, del gruppo, della mobilità, dell’adolescenza, delle pratiche religiose e dell’accompagnamento alla vita adulta. l prosieguo dei lavori va portato nei territori, proseguendo la riflessione nei Consigli e nelle Équipe diocesane, coinvolgendo gli educatori e i Responsabili parrocchiali.

A Montesilvano ci siamo lasciati aprendo dei cantieri, un gesto e un nome simbolico per ribadire che il 5 dicembre in Abruzzo non stavamo concludendo un’esperienza ma l’abbiamo aperta! È con questo sguardo che vorremmo imparere sempre di più a guardare alle occasioni in cui ci ritroviamo da tutta Italia come responsabili associativi. Gli incontri nazionali, i campi, i moduli sono certamente un’occasione straordinaria per conoscerci, per trovarci a fare il punto, per fermarci e dedicarci un tempo per noi, un tempo in cui tornare all’essenziale del nostro servizio. Eppure non sono solo questo: infatti abbiamo imparato a guardare agli incontri nazionali attraverso la logica dell’arrivo e quella del decollo.

Agli incontri nazionali arriviamo da tutto il Paese carichi di progetti, pensieri, dubbi e fatiche. Essere giovani responsabili non è facile e, spesso, ci verrebbe voglia di fuggire, di fermarci, di dire che tanto non ne vale la pena. A Montesilvano, probabilmente, siamo atterrati dopo due anni in cui la pandemia forse ci ha tolto un po’ il fiato. Siamo arrivati, però, anche con grande trasporto e, piano piano, ci siamo resi conto che il nostro entusiasmo era provocato, certo, dal desiderio di rivedersi ma soprattutto dalla voglia di consegnare al confronto e al discernimento comune le paure e le domande che attanagliano la nostra vita e il nostro servizio. Domande che, in fondo, conducono tutti a chiederci:  a cosa mi stai chiamando Signore? A cosa ci stai chiamando Signore? Cosa stai chiedendo al Settore giovani di AC per servire meglio i giovani e le giovani di questo tempo?

Ed è così, consegnando le nostre paure, consegnando la nostra pochezza, che ogni volta riceviamo in cambio uno slancio e un’entusiasmo che superano i confini temporali e geografici dell’incontro nazionale.

Lo sappiamo bene: quando si sta bene insieme il tempo a disposizione non ci sembra mai abbastanza. Questa volta, questa sensazione ci dimostra che un cantiere non può essere aperto e concluso in un solo weekend. Per aprire un cantiere, infatti, occorre un processo lungo e preciso

  1. è necessario innanzitutto sistemare tempestivamente i cartelli segnaletici, senza i quali non è possibile avvertire circa il perimetro dell’intervento; 
  2. dopo aver sistemato ogni cartello accuratamente si può iniziare a scavare; l’obiettivo dello scavo è portare alla luce il terreno e le fondamenta su cui si vuole lavorare, per scoprire i punti di forza e di debolezza senza rischiare di operare su sensazioni o convinzioni personali; 
  3. avendo acquisito un quadro completo, si possono scegliere i materiali più adatti e l’intervento migliore da compiere; 
  4. infine si può iniziare a ricostruire per poter donare l’opera alla comunità.

A Montesilvano abbiamo provato, insieme, a sistemare la segnaletica: i nostri cartelli indicano l’esigenza di aprire cantieri sulla strada dell’accompagnamento spirituale, del gruppo, della mobilità, dell’adolescenza, delle pratiche religiose e dell’accompagnamento alla vita adulta. In quei giorni insieme abbiamo solo segnalato il perimetro del terreno intorno al quale sentiamo l’esigenza di avviare una riflessione associativa per essere un Settore giovani al passo con questo tempo.

Il prosieguo dei lavori va portato nei territori, proseguendo la riflessione nei Consigli e nelle Équipe diocesane, coinvolgendo gli educatori e i Responsabili parrocchiali. Lo facciamo rilanciando le domande e le buone prassi che da Montesilvano sono emerse perché possiamo lavorarci nelle nostre diocesi, che sono il luogo giusto in cui iniziare a scavare consapevoli che alla nostra generazione non è solo chiesto di ricevere la storia associativa e ecclesiale; a noi giovani è chiesto di prenderla, sognarla nuovamente con passione e creatività e riconsegnarla alla storia per prenderci cura del futuro

Lo facciamo sentendo profondamente attuali, in questo cambiamento d’epoca, le parole di Vittorio Bachelet: «Nel momento in cui l’aratro della storia scavava a fondo rivoltando profondamente le zolle della realtà sociale italiana che cosa era importante? Era importante gettare seme buono, seme valido». Oggi è importante gettare seme buono, gettarlo insieme, a partire dai cantieri che abbiamo aperto a Montesilvano. 

Autore articolo

Emanuela Gitto, Lorenzo Zardi e don Gianluca Zurra

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