Donne di Ucraina

8 marzo. Nella Giornata internazionale per i diritti delle donne, rendiamo omaggio al loro quotidiano pacifico eroismo e diamo concreta solidarietà. Non giriamoci dall’altra parte

Che siano madri o figlie, sorelle o mogli, babusʹ o vnuchky, tutte hanno negli occhi l’orrore di una guerra brutale, vigliacca, e le lacrime di un popolo che non chiedeva altro che vivere in pace nella propria terra, nelle proprie case. La celebrazione di questa giornata delle donne è per loro, per il coraggio, la dignità, la pienezza di vita che sanno testimoniare in queste ore di violenza e di stupro collettivo, perpetrato da chi si dice uomo ma ha perso ogni parvenza di umanità. Riflettiamo su questo, specie noi maschi: ancora una volta è un uomo a dichiarare la guerra e le donne a pagarne per prime le conseguenze, le prime a morire insieme ai figli.

Quanta strada resta da fare. Quanta violenza anche tra le mura delle nostre case. Quanti silenzi. Quanta colpevole indifferenza. Quanti sguardi girati dall’altra parte. Quanto sfruttamento di donne trattate come oggetti e quante forme di mancanza di rispetto per la loro dignità; quanto arbitrio dell’uomo e quanta sottomissione, quanta privazione delle stesse libertà fondamentali. Ciò che accade in terra di Ucraina, e in ogni guerra, non è estraneo alla negazione di un principio sacrosanto: non ci si può illudere che la pace sia assicurata finché non siano superate tutte le forme di discriminazione e di sopraffazione che ledono la dignità personale inscritta dal Creatore in ogni essere umano.

Il pieno rispetto della dignità della donna, di tutte le donne, sia programma di governo del paese e dell’Europa e, soprattutto, impegno di ciascuno. I diritti delle donne nel privato come nel pubblico non siano semplicemente dichiarati; la famiglia sia un luogo di reale corresponsabilità nei diritti e nei doveri; l’educazione familiare sia la prima occasione per una crescita paritaria nel pieno rispetto dell’integrità anche fisica della persona; la scuola aiuti a superare lo stereotipo dei ruoli e a considerare ogni differenza come risorsa da promuovere intervenendo anche sulle forme emergenti di devianza, di intolleranza e di bullismo; il mondo del lavoro sia aperto ad un accesso senza discriminazioni di genere specialmente nelle responsabilità; il mondo dei media offra un’immagine realistica e non riduttiva della figura della donna nella vita quotidiana e nella vita sociale; il continente europeo impari a respirare a due polmoni e a testimoniare accoglienza e solidarietà a partire dalle donne e dai bambini; nel paese e nella Chiesa si sappia riconoscere e valorizzare sempre più la sapienza delle donne che anche oggi può aprire vie inedite di speranza, nella reale condivisione e corresponsabilità dell’impegno alla costruzione di un presente e di un futuro di pace.

Lo dobbiamo alle donne di Ucraina e a tutte le donne, madri o figlie, sorelle o mogli, babusʹ o vnuchky del mondo che subiscono la violenza scellerata e codarda degli uomini. Rendiamo omaggio al loro quotidiano pacifico eroismo e diamo concreta vicinanza. Non giriamoci dall’altra parte.

Autore articolo

Antonio Martino