Don Tonino Bello, un dito teso a indicarci l’Essenziale

Del vescovo pugliese, oggi venerabile, non vogliamo solo fare memoria, ma “memoriale”, perché tutti possano partecipare e beneficiare ancora, direttamente, della sua santità.

Sabato 15 gennaio, nella cattedrale di Molfetta, con una celebrazione eucaristica officiata dal card. Semeraro, Prefetto della Congregazione delle cause dei Santi, si è data lettura del Decreto di venerabilità di don Tonino Bello, già dichiarato tale da papa Francesco il 25 novembre scorso. Si è compiuta così un’altra tappa del percorso verso la santità dell’amato vescovo della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo e Terlizzi. Don Tonino venerabile … un aggettivo desueto, un po’ lontano dai nostri tempi e linguaggi, per dire una santità che, invece, riconosciamo tutti molto vicina, attuale, concreta e vitale. Di don Tonino non vogliamo solo fare memoria, ma “memoriale”, perché tutti possano partecipare e beneficiare ancora, direttamente, della sua santità.

Sentiamo la santità di don Tonino nella sua indimenticata presenza: quel farsi prossimo, vicino a ogni persona incontrata, sempre chiamandola per nome, conoscendola e riconoscendola nella propria situazione di vita, nella propria sofferenza e nel proprio, immenso, valore. Una presenza che ancora oggi, dopo trent’anni, viviamo come relazione ininterrotta, dalla quale ci sentiamo costantemente accompagnati e confortati, nel nostro viaggio che continua.

Percepiamo la santità di don Tonino nella forza dirompente della sua profezia: nelle sue parole visive e visionarie, che leggono così acutamente, “contemporaneamente”, il nostro tempo, le sue contraddizioni e la sua complessità, senza semplificare, banalizzare, andando in profondità sui temi, i problemi, le sfide, con uno sguardo planetario eppure dettagliato, integrale, diremmo oggi, costantemente aperto alla speranza, alla vita che trionfa, alla bellezza che salva, all’umanità che preserva dalla barbarie.

Sperimentiamo la santità di don Tonino nell’inquietudine, in quella perenne sete di ricerca che ci ha lasciato dentro, ogni volta che facciamo i conti con noi stessi, con la testimonianza che scaturisce dalle nostre scelte, con il dovere di restituire con la nostra presenza un pezzetto di giustizia, di lottare per costruire ponti e difendere il bene comune, di fare la nostra parte con dignità e responsabilità nel mondo e nel tempo che ci è dato di vivere. Il dovere di continuare a sentire la sua voce che, invertendo la formula conclusiva della celebrazione eucaristica, ripete: «La pace è finita, andate a Messa».

Custodiamo la santità di don Tonino nella consegna a essere Chiesa insieme, a saper fare comunità, una comunità creativa, illuminata, feconda, perennemente in uscita a «pasqualizzare la navata del mondo», pur vivendo la fatica e i limiti dei nostri percorsi quotidiani, le povertà personali e comunitarie. Chiesa insieme, con l’attenzione a non lasciare nessuno indietro, anzi a calibrare il nostro sul passo degli ultimi, i tanti ultimi da cui don Tonino ci chiedeva di partire, perché fossero soggetti e non oggetti della nostra azione pastorale.

Riconosciamo la santità di don Tonino soprattutto nel suo incessante amore per Gesù Cristo, nel suo appassionato dirci di Lui, annunciare la Buona Novella. E adesso che è venerabile ancor di più sappiamo che dobbiamo rifuggire da culti personalistici, trionfalismi e fuochi d’artificio, andare oltre il dito e guardare la luna.

Ecco, la sua santità è un dito continuamente teso a indicarci l’Essenziale.

Autore articolo

Angela Paparella