La gioia e la gratitudine dell’Ac – I saluti di don Gianluca e del suo predecessore don Tony Drazza

Don Gianluca Zurra nominato assistente centrale del Settore Giovani di Ac

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Con grande gioia accogliamo la nomina di don Gianluca Zurra, sacerdote della diocesi di Alba, ad assistente centrale del Settore Giovani dell’Azione Cattolica Italiana. La nostra gratitudine è anzitutto al Signore per questo grande dono e al Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana per questa nomina che dimostra ancora una volta la cura paterna e l’attenzione verso l’Azione Cattolica.
Nella vita dell’associazione, l’assistente ha un «ruolo decisivo in ordine alla formazione di coscienze di laici coerenti, forti, capaci di vita cristiana autentica» (Progetto Formativo) e l’Azione Cattolica crede che la corresponsabilità tra laici e presbiteri, che si nutre dell’amicizia spirituale, sia un valore aggiunto a servizio di un’Ac più missionaria e più popolare.

A don Gianluca assicuriamo la nostra preghiera e porgiamo i nostri auguri, nella speranza che questo nuovo servizio all’Ac e alla Chiesa sia pieno per lui di doni dello Spirito, certi che la sua presenza tra noi sarà feconda ricchezza per i giovanissimi e i giovani di tutt’Italia e per tutta l’Azione Cattolica.
A don Tony Drazza va la nostra riconoscenza e gratitudine per la dedizione e la passione che hanno caratterizzato il suo servizio di assistente centrale del Movimento Studenti e del Settore Giovani in questi anni. Lo accompagniamo con la preghiera e l’amicizia di sempre nel nuovo servizio presso la Conferenza Episcopale Italiana, certi che continuerà a servire la Chiesa italiana con entusiasmo, generosità e competenza.

Presbitero della Diocesi di Alba, don Gianluca è nato a Cuneo il 21 ottobre 1976. Dopo aver frequentato il Liceo Classico “San Paolo”, è entrato in seminario nell’ottobre 1995, conseguendo il Baccalaureato in Teologia nel maggio 2001 presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Fossano. Dopo l’ordinazione presbiterale, ricevuta il 27 ottobre 2001 presso la parrocchia del Divin Maestro in Alba, si è trasferito a Roma, presso la parrocchia dei Santi Patroni d’Italia, per proseguire gli studi di teologia presso la Pontificia Università Lateranense. Ha conseguito la licenza in ecclesiologia nell’ottobre 2003 e il Dottorato in Teologia Sistematica nel febbraio del 2008.
Ritornato in diocesi nel settembre 2004, è stato vice-rettore del Seminario Interdiocesano di Fossano dal 2004 al 2012 e contemporaneamente vice-parroco della Cattedrale di Alba dal 2004 al 2008 e della parrocchia SS Cassiano e Frontiniano in Alba dal 2008 al 2012. Responsabile diocesano della pastorale giovanile dal 2012 al 2016, attualmente è parroco della zona pastorale di Magliano Alfieri e Castagnito, docente di ecclesiologia e ministeri presso la Scuola Teologica Interdiocesana di Fossano e responsabile diocesano per la formazione del clero. Nel settembre del 2016 è stato nominato assistente regionale dei giovani di Azione Cattolica del Piemonte - Valle d’Aosta.

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 Il saluto di don Gianluca Zurra 

All’Azione Cattolica Italiana, alla Presidenza nazionale, agli assistenti centrali, al settore giovani in particolare, un caro saluto da parte mia e un forte abbraccio. Succede sempre così: mentre sei affaccendato nelle cose di tutti i giorni, nella vita ordinaria e nella consueta pastorale, quasi come i primi discepoli sulla spiaggia, avviene qualcosa di inatteso che non cancella ciò che stai vivendo, ma lo allarga, lo rilancia, dando ossigeno e prospettive nuove. Mi viene da descriverli così i sentimenti che ho provato quando si è affacciata per me la chiamata a questa nuova avventura con voi: tanta riconoscenza, voglia di partire, ma anche una buona dose di vertigine! Poi, con il tempo, ho imparato a fidarmi un po’ di più, a ripensare che fino ad oggi, nonostante tutto, aver detto di sì a ciò che si è chiamati ad essere e a fare nella chiesa di Gesù ha sempre portato a frutti insperati, anche quando sembravano impossibili o molto lontani. È ciò che ho provato in questi ultimi due anni in parrocchia, quando, dopo un percorso intenso e non senza fatiche, hanno cominciato a spuntare i primi germogli, che saranno altri, giustamente, a curare e a raccogliere. Questo mi rende più sereno nel cambiamento, sapendo che il sì pronunciato non è una fuga, ma ancora una volta una prospettiva che si espande e si arricchisce, perché le reti siano di nuovo gettate al largo.
E allora eccomi qui, a partire insieme a voi, portandomi nel cuore, da questa terra piemontese un po’ periferica ma vivace, tre grandi perle preziose che ho imparato dalla vita associativa a livello parrocchiale, diocesano e, in questi ultimi anni, in delegazione regionale.
Per prima cosa ringrazio l’Ac per essere una palestra di vera laicità: la fede si gioca nelle forme e nelle esperienze comuni della vita di tutti, come il Battesimo ci ricorda di continuo, e questo permette al presbitero di tenere sempre i piedi per terra, di essere e rimanere uomo tra gli uomini.
Una seconda cosa di cui essere riconoscenti è la vita associativa come palestra di fraternità, a favore di una chiesa non clericale, ma edificata insieme. Uno dei detti piemontesi più diffusi è: “Chi fa da sé fa per tre!”. Sarà molto aziendale, ma non è certo evangelico, né ecclesiale, e vivere un’esperienza che allena in modo reale, anche difficile, alla comunione, non può che far cambiare in bene la mentalità del presbitero, fratello tra fratelli.
In ultimo, non certo per importanza, è il dono prezioso del collegio assistenti: in Ac non si è assistenti da soli, ma sempre insieme agli altri, come testimonianza di fraternità presbiterale sempre da rinnovare e rilanciare.
E infine il pensiero va al settore giovani. Poco per volta ci conosceremo e ci sosterremo nel cammino. Il futuro incerto che stiamo vivendo ci metterà fortemente alla prova: è facile immaginare che saranno molte le cose da ripensare e reinventare con saggezza e creatività, sia a livello culturale che ecclesiale, per continuare a vivere e annunciare oggi la fede in Gesù, soprattutto tra le nuove generazioni. Ma se crediamo, come ci insegna il Vaticano II, ai “segni dei tempi”, ciò che la storia ci riserva può diventare uno spazio inedito di feconda novità, anche nei momenti più difficili. Forza e coraggio, dunque, ridiciamocelo di continuo: “Vivere, non vivacchiare!”.
Nella speranza di vederci presto dal vivo, e non solo in modo virtuale, vi saluto tutti caramente. Per me ogni cosa sarà nuova, ma prendetemi per mano voi, prendiamoci per mano a vicenda, sapendo che proprio nel lavoro della fraternità il Signore è presente tra noi e ci guida nella quotidianità della vita e nel nostro percorso associativo.

don Gianluca

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 Il saluto di don Tony Drazza 

Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco,
era cosa molto buona.

(Gen. 1,31)

Cerca di scoprire il disegno
che sei chiamato ad essere.
Poi mettiti con passione
a realizzarlo nella vita.

(Martin Luther King)

E lo ridico ancora
per impararlo a memoria
in questi giorni impazziti
di polvere di gloria
e lo ripeto ancora
fino a strapparmi le corde vocali
ora che siamo qui
noi siamo gli immortali

(Lorenzo Jovanotti)

Ci sono giorni impressi nella memoria con il fuoco e il Vangelo ce lo insegna, l’esperienza dei discepoli ci narra esattamente questo: viviamo anche grazie ai ricordi.
E i miei ricordi partono dal 30 gennaio 2012, quando mons. Domenico Sigalini decise di chiamarmi per dirmi che avevano pensato a me come nuovo assistente per il Msac. E io ricordo ancora che ero in aeroporto a Brindisi.
Comincio la mia avventura in Presidenza con il botto, con l’entusiasmo degli studenti del Msac che mi travolgono, che mi ridonano gioia, che mi riempiono di significato le parole che avevo consumato.
Da quel giorno sono stato rifatto uomo e prete. I volti e i cuori dell’Ac sono state quelle mani del vasaio, che la Bibbia ci ricorda, che hanno rimesso i pezzi di un giovane prete nel giusto posto.
Sono stato rimesso in piedi dagli occhi delle presidenze di cui ho avuto l’onore di farne parte; sono stato rimesso in piedi dai preti assistenti con i quali abbiamo camminato insieme e capito che cosa significa fare sinodo (cosa rara in questo tempo); sono rimasto in piedi per gli occhi sofferenti di Mansueto Bianchi che ha avuto il coraggio di affidare la sua vita ferita a noi giovani preti e noi con lo stesso coraggio abbiamo affidato la nostra nelle sue mani senza forze; sono rimasto in piedi per l’affetto dei giovani che hanno messo in crisi molte volte le mie poche sicurezze e mi hanno rimesso molto spesso in cammino; sono stato rimesso in piedi dalla concretezza dell’amore dei fidanzati e dal coraggio delle coppie di sposi.
Questi anni in Ac sono stati anni larghi e non solo lunghi. Larghi perché mi hanno allargato il cuore e lo sguardo, mi hanno allargato le braccia e le mani per poter raggiungere chiunque avesse bisogno di un po’ di affetto.
L’Ac è stata davvero generativa per me: ha generato affetti, abbracci, carezze e relazioni buone;
e in questi giorni impazziti di polvere e di gloria, come dice il profeta Jovanotti, proviamo a volerci bene ancora di più, perché solo così si diventa immortali.
Cara Ac il Signore ti benedica!

don Tony