Dobbiamo entrare in azione: il mondo si cambia tutti insieme!

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di Alessandra Fasol - Ac Italia - L’economia si cambia amandola, con queste parole è iniziata la seconda giornata di “The Economy of Francesco.”

L’obiettivo principale del nostro agire economico è quello di mettere l’altro nelle condizioni di poter accedere alla ricchezza. Siamo chiamati a lavorare prendendoci cura degli altri: quando le persone sono parte di una comunità, valorizzate, si sentono creative e generative.
Generare significa “mettere al mondo”: trasformare un’intuizione in qualcosa di concreto, prendersi cura di questo e lasciarlo andare con la consapevolezza e la libertà che le cose vanno oltre il nostro controllo. Dobbiamo pensarci generatori per costruire il nostro futuro.

Lo scopo di ogni nostra azione non può essere altro che far circolare la vita, la generatività ha senso solo se mettiamo in gioco le nostre competenze per liberare gli altri: questa è una caduta a spirale, che non finirà, ma che ci lega gli uni gli altri e ci fa progredire.
Per permettere tutto questo dobbiamo lavorare su quattro transizioni:

  1. Formativa: l’uomo è un cercatore di senso non un massimizzatore dell’utilità;
  2. Organizzativa: dobbiamo andare oltre la massimizzazione del profitto (obiettivo poco ambizioso) e seguire le nostre capacità ed intuizioni;
  3. Comunitaria: dobbiamo andare oltre al PIL, siamo parte di una comunità operante;
  4. Ambientale: passare da una politica economica basata sul binomio stato – mercato per una politica basata su quattro assi: stato – mercato - cittadinanza attiva ed impresa responsabile.

Oggi abbiamo parlato tanto anche della figura femminile. Le donne sono da sempre state le protagoniste dell’oikos: amano prendersi cura degli altri, curano le relazioni, sono le tessitrici di bene e di pace e scelgono la vita ad ogni costo. Sono le prime a sapere cosa significhi davvero essere generative.
L’economia senza di loro è inumana: abbiamo bisogno di uomini e donne che collaborino!

Abbiamo avuto l’onore di ascoltare Muhammad Yunus, premio per la pace del 2006. Lui ha affermato che il problema della finanza è la massimizzazione del profitto. Il flusso monetario va solo in una direzione: verso pochi. Dovrebbe essere il contrario, la finanza deve lavorare per aiutare la maggior parte delle persone nel mondo. Il credito finanziario può essere giusto solo se:

  1. È gestito da un’impresa sociale che ha come fine ultimo ha l’interesse collettivo;
  2. Ci assicuriamo di controllare i poteri delle banche (come cittadini ci siamo mai domandati dove vengono investiti i soldi che abbiamo depositati in banca?);
  3.  L’accesso a prestiti finanziari deve essere inclusivo e non basato solo su garanzie economiche;
  4.  Viene finanziata l’economia reale e un futuro desiderabile.

Yunus ha concluso il suo intervento lanciando un messaggio molto forte: non serve che stiamo qui ancora parlare, dobbiamo entrare in azione! Se c’è qualcosa che ad un certo punto decidiamo di fare vuol dire che possiamo farla. Nulla è impossibile all’uomo, basta decidere di farlo! Il mondo è nelle nostre mani: non ce lo sta chiedendo la natura, è nostra responsabilità! È il mondo che abbiamo distrutto, ora sta a noi riparlo!

Non possiamo pensare che il mondo si cambi dall’alto: si cambia tutti insieme, dalle piccole scelte quotidiane che facciamo… anche al supermercato! Antonio Genovesi diceva: “non si può far la nostra felicità senza far quella degli altri”.

 

Alessandra Fasol
è Vice-giovani AC per la Diocesi di Verona