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Da «Avvenire». A proposito del recente Rapporto sul Bes

Diamo ai giovani fiducia vera

Il benessere dei giovani incomincia dalla loro piena e giusta rappresentanza. Un commento dei Vicepresidenti nazionali di Azione Cattolica per il Settore giovani ad alcuni dati del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile curato dall’Istat

Le constatazioni preoccupanti sul benessere giovanile, conseguenti alla presentazione del Rapporto sul Bes della scorsa settimana, non ci stupiscono, purtroppo.

La parola “crisi” è diventata un leitmotiv nella nostra vita. La crisi economica, le innumerevoli crisi politiche, le crisi umanitarie derivanti da questa “terza guerra mondiale a pezzi”, la crisi energetica, la crisi climatica: la crisi sembra essere diventata un aspetto cronico del nostro tempo. Quella che poco emerge dal rapporto Bes dell’Istat è anche una crisi del dialogo intergenerazionale: ci sembra infatti che i dati manifestino l’inesorabilità del divario tra la nostra generazione e quella che ci ha preceduto. Se i nostri genitori hanno vissuto un mondo in cui il benessere portava a una liberazione dell’uomo, gli apriva nuovi orizzonti, permetteva un abbellimento della società e una crescita del senso comunitario, oggi riceviamo in dono un mondo in cui il benessere è diventato la porta per il disinteresse, il disimpegno e l’individualismo. Ci sentiamo spesso delusi e traditi da una società che, mentre invidia i nostri corpi, i nostri anni, le nostre energie e le nostre esperienze, poi ci identifica come i responsabili di ogni male sociale.

Nei programmi elettorali delle ultime elezioni tutti i partiti e i leader si sono fatti belli con la parola “giovani”, ma ben poco fa la politica per i giovani realmente. Si discute tanto di pensioni e poco di investimenti sull’istruzione (siamo, secondo i dati Eurostat elaborati da Openpolis, il penultimo Paese europeo per investimenti, solo il 3,9% del Pil a fronte di una media europea del 4,7%), sulla ricerca e sugli aiuti per gli ingressi nel mondo del lavoro delle nuove generazioni. Come è stato sottolineato dal Consiglio nazionale dei giovani, l’impatto delle misure rivolte esclusivamente ai giovani sulla legge di bilancio è di 881,4 milioni di euro, a cui si aggiungono 1,154 miliardi per misure che potrebbero riguardare anche la fascia giovanile. Se le cifre assolute potrebbero sembrarci enormi, basta fare il calcolo della percentuale per scoprire quanto contano i giovani in questo Paese: il 5,22%!

In Italia, sembra che gli interessi dei giovani strutturalmente non possano essere tutelati: solamente dal 2022 il Senato rappresenta gli interessi dei giovani in ugual modo della Camera, avendo potuto per la prima volta votare per l’elezione dei senatori tutti i maggiorenni aventi diritto. L’Italia si conferma, dati Ocse, al secondo posto come il Paese con il tasso percentuale maggiore di popolazione anziana (over 65) dopo il Giappone, eppure ogni proposta di legge per ampliare la platea di elettori giovani, per esempio con il voto ai sedicenni, è stata respinta, così come la facilità di accedere al voto per tutte le persone fuorisede che, anagraficamente, sono ancora le più giovani!

A noi sembra che la crescita del benessere dei giovani cresca proporzionalmente con la rappresentanza politica degli interessi dei giovani nelle Istituzioni. Per questo non basta avere un intergruppo parlamentare per le politiche per la gioventù: occorre dare ai giovani fiducia vera, attraverso misure concrete che vadano nella direzione di considerarci come il presente del nostro Paese!

Testo pubblicato su «Avvenire» del 28 aprile 2023

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