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Sulle tracce del Risorto

Dentro e oltre il tempo

«Il Signore risorto accenda nei cuori gioia e speranza, asciughi le lacrime su ogni volto, disarmi gli animi e ci appassioni a ciò che è vero, buono e a Lui gradito» (cfr. Rm 12,2). Il suo Spirito ci renda missionari di misericordia e artigiani di fraternità, dentro e oltre il tempo di questa Pasqua.

È l’augurio di buona Pasqua che la Presidenza nazionale di Ac fa a tutti gli associati, insieme alla redazione del sito web e alle parole dell’assistente ecclesiastico generale di Ac, mons. Claudio Giuliodori, che qui sotto pubblichiamo.

L’annuncio di Pasqua scuote la terra e interpella ogni essere umano. Le parole che l’angelo rivolge alle donne sconvolte davanti al sepolcro vuoto: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto» (Lc 24,5-6), continuano a risuonare per tutti noi, ancora oggi, generando interrogativi e sentimenti contrastanti. L’evento pasquale tocca in profondità l’esperienza umana e nessuno, che si accosti a quella tomba vuota e ascolti tali parole, può restare indifferente.

Lo smarrimento

Il primo sentimento è quello dello smarrimento di fronte a un fatto che esce dagli schemi abituali. La tomba vuota segna la rottura con il processo del nascere e del morire come paradigma biologico dell’esistenza. Gesù ha compiuto segni straordinari; ha guarito da ogni sorta di malattia, ha scacciato i demoni, ha cambiato il cuore e la vita di tante persone. Ma soprattutto ha tracciato la strada per entrare nella vita eterna. Si accede per una porta stretta e per una via tortuosa. La vita eterna non si ottiene trattenendo la vita biologica, cercando di prolungarla all’infinito ricorrendo alle alchimie della scienza e della tecnica o cercando di assolutizzarla rivestendola di beni materiali e poteri illusori che finiscono solo per appesantirla e schiacciarla. La vita eterna passa dalla tomba vuota del dono di sé e dell’offerta della propria vita secondo l’unico vero algoritmo esistenziale che è in grado di svelare il mistero della vita e condurla a salvezza: «chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 16,25).

La speranza

Il secondo sentimento è quello della speranza. Da quella tomba vuota sgorga un fiume infinito di speranza perché la morte non ha vinto e non ha più l’ultima parola. Il Signore è risorto e la sua luce illumina ormai il cammino delle donne e degli uomini che credono in lui e sono disposti a mettere in gioco la propria vita alla sua sequela. La battaglia, quella che la sequenza pasquale chiama “prodigioso duello”, si sposta sul versante del bene e del male, si gioca sul terreno insidioso del vero e del falso, si decide nella scelta tra amore, solidarietà, servizio e quell’egoismo diabolico da cui origina tutto ciò che ancora oggi costituisce la negazione del disegno di Dio: violenze e guerre, disuguaglianze e povertà, globalizzazione dell’indifferenza e cultura dello scarto, economie che uccidono e distruzione del creato. Ma la grande pietra che doveva imprigionare la vita è stata rimossa e la tomba è vuota. Il Signore è risorto vincitore e va incontro a tutti coloro che conformati a lui nel battesimo sono disposti ad abbracciare la vita nuova secondo lo Spirito e a essergli testimoni in ogni situazione e fino agli estremi confini della terra.

La gioia

Il terzo sentimento è quello della gioia. È questo, del resto, il dono che assieme alla pace il Signore consegna ai suoi discepoli: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11). La gioia è il frutto di una vita legata al Signore, come i tralci alla vite, e di una piena assimilazione del comandamento nuovo che ci insegna la misura alta dell’amore: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15,12). Il mondo cerca in modo affannoso il piacere e il divertimento per anestetizzare il malessere interiore e sfuggire alle tenebre che sempre più lo avvolgono. Ai credenti oggi è chiesto di dare con gioia, cioè con amore autentico e coraggioso, l’annuncio che il Signore è risorto ed è con noi perché possiamo avere la vita vera e averla in abbondanza (Cfr. Gv 10,10).

È in fondo la sfida affascinante a cui sembra invitarci, ragionando sul mistero dell’universo, lo scienziato Carlo Rovelli con il suo ultimo lavoro Buchi bianchi. Dentro l’orizzonte (Adelphi 2023). In fondo, su un piano diverso e ben più rilevante per chi ha fede, si tratta di saper leggere dentro il buco nero della tomba vuota – dove tempo e spazio si perdono e il nulla sembra inghiottire tutto – il sorgere di un buco bianco dove tutto rinasce e si ricompone in una nuova armonia che lascia intravedere l’eterno e lo splendore della verità ultima.

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