Il Consiglio Nazionale dei Giovani (CNG) incontra il Presidente Conte in occasione degli Stati Generali dell’Economia.

Da protagonisti per la ripresa

Versione stampabileVersione stampabile

di Michele Tridente* - Il Consiglio Nazionale dei Giovani (CNG), organo consultivo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di cui è fondatore anche il Settore giovani di Azione cattolica, ha preso parte agli Stati Generali dell’Economia, attraverso i quali il Governo ha voluto porre in atto un confronto ampio con le parti sociali ed economiche per progettare la ripresa del Paese dopo l’emergenza sanitaria Covid-19. La delegazione che ha partecipato ha posto al centro del confronto la condizione delle giovani generazioni dopo questa fase di pandemia: se è vero che l’emergenza che abbiamo vissuto ha avuto ricadute anzitutto sugli anziani, è altrettanto vero che i costi socio-economici saranno sofferti anzitutto dalle giovani generazioni sia nell’immediato che in prospettiva per l’ulteriore e inevitabile aumento del debito pubblico che salirà al 155,7 % nel 2020 e si assesterà al 152,7 % nel 2021. C’è un tema importante di equità intergenerazionale: l’aumento del debito pubblico sposta l’onere fiscale e previdenziale sulle giovani generazioni, rischiando di minare le tutele di welfare di cui le generazioni precedenti hanno potuto godere. Allo stesso tempo, se non si coinvolgono i giovani nei processi decisionali, c’è il rischio di vedere sprecati (o in fuga verso l’estero) tutti quei talenti e quelle risorse immateriali che fanno la ricchezza del paese, in particolare in questo tempo in cui sono necessarie energie e idee nuove. Occorre dunque non trattare i giovani da spettatori, ma coinvolgerli attivamente nella ricostruzione e nel ripensamento del sistema. Per tale ragione è necessario ascoltare sistematicamente la voce dei giovani che si dovranno fare carico di queste misure. Abbiamo proposto al Presidente Giuseppe Conte l’istituzione di un tavolo permanente di lavoro per garantire la rappresentanza e la partecipazione dei più giovani ai processi decisionali, recependo la centralità delle istanze del mondo giovanile e evitando un corto circuito democratico che può acuire lo scontro intergenerazionale.

Tre sono, in particolare, i campi di intervento principali posti all’attenzione del Consiglio dei Ministri: scuola e università; lavoro e impresa; la valutazione dell’impatto generazionale e la costruzione di un piano strategico nazionale per i giovani. Andiamo con ordine:

Scuola e università
Le disuguaglianze economiche generano e sono generate dalla povertà educativa, correlata spesso a un accesso diseguale al diritto all’istruzione. La difficoltà di mettere a disposizione delle famiglie sufficienti dotazioni tecnologiche e il digital divide hanno evidenziato con forza l’ampiezza della forbice delle disuguaglianze tra diversi livelli di reddito e tra aree del paese. Mancano ancora strumenti per rispondere alla povertà educativa: si tratta di immaginare specifiche risorse da destinare permanentemente al sostegno a bambini ed adolescenti a rischio di dispersione scolastica con particolare attenzione ad alcune zone particolarmente svantaggiate del paese e nello stesso tempo di investire su una sinergia tra famiglie, scuole, servizi sociali e comunità.
Nello stesso tempo, a livello universitario i dati più recenti mostrano un calo delle immatricolazioni alle università. Abbiamo proposto di aumentare la dotazione del Fondo Integrativo Statale a 400 milioni di euro anche per permettere alle regioni di potenziare il sistema del diritto allo studio (residenze studentesche e contributi alloggio agli studenti; mense universitarie; trasporti gratuiti). È indispensabile lo stanziamento di un fondo finalizzato all’esenzione parziale del pagamento delle tasse universitarie, nonché parametrare le risorse da impegnare alla crescita delle domande delle borse di studio.
Occorre infine adeguarsi al contesto europeo nel riconoscimento dell’Educazione non formale (in cui molte delle nostre realtà associative sono impegnate) e nella definizione di un quadro di riferimento per lo Youth Work, che è un settore lavorativo in costante crescita e sviluppo e che occorre valorizzare.

Lavoro e impresa
L’interrogativo principale che sorge in relazione alla ripresa delle attività al termine dell’emergenza, è con quali strumenti i giovani italiani potranno affrontare le difficoltà (già elevate) nell’ingresso e nella stabilizzazione nel mercato del lavoro. Osserviamo i dati: per quanto concerne i lavoratori inattivi, su un totale di 5 milioni e 171 mila, i giovani occupati under 35 non attivi sono circa 2 milioni (551 mila gli under 24 e 1,6 milioni nella fascia 25-34 - percentuale del 41,3%). Ne consegue che su un totale di circa 13 milioni di under 35 solo il 23% di questi sta attualmente lavorando, mentre prima dell’emergenza sanitaria tale numero era pari a più di 5 milioni (il 39,4%). Abbiamo proposto di mettere in campo ogni azione utile per il contrasto del precariato lavorativo, a partire dal potenziamento dei servizi per l’impiego e dalla previsione di sgravi fiscali e incentivi per le imprese che ricorrono all’assunzione a tempo indeterminato degli under 35. Per salvaguardare il lavoro occorre investire sulle infrastrutture materiali e immateriali che possono fare da volano per l’economia. È necessario un piano straordinario di investimenti pubblici e privati a medio lungo termine da attivare rapidamente, investire in ricerca e sviluppo su cui vi è un gap importante con gli altri paesi europei e accelerare il processo di transizione digitale e green di cui questa crisi ci ha prospettato l’urgenza.
Nell’ambito delle politiche di sostegno ai redditi, abbiamo proposto di potenziare gli interventi di sostegno per l’acquisto della prima casa e agevolazioni per il pagamento degli affitti.

Impatto generazionale e piano strategico nazionale per i giovani
Ogni politica, non solo le politiche giovanili, ha un impatto sulle giovani generazioni: occorre assumere l’impegno della valutazione dell’impatto generazionale per ogni provvedimento pubblico al fine di verificarne la sostenibilità ed l’equità intergenerazionale, anche nel medio e lungo periodo, e di valutare gli effetti prodotti dalle politiche economiche e sociali intraprese sulla condizione sociale ed economica dei giovani.
Infine, per superare la frammentarietà e l’assenza di reale progettualità che spesso caratterizzano le politiche pubbliche, abbiamo proposto l’istituzione di un quadro legislativo nazionale di riferimento e che le istituzioni ai vari livelli stabiliscano piani pluriennali di politiche volte a raggiungere obiettivi definiti di sostegno alle giovani generazioni e per la crescita del Paese. La crisi ci insegna che non possiamo più procedere con un orizzonte emergenziale ma occorre assumere obiettivi ambiziosi facendoci guidare dai criteri della lungimiranza, della progettualità e della sostenibilità.

*Vicepresidente nazionale dell'Azione Cattolica Italiana per il Settore giovani
e Consigliere di presidenza del Consiglio Nazionale dei Giovani