Cuore e passione, per la propria terra e la propria gente

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Cesena

di Gilberto Zoffoli - Amministrare è custodire. In questa specificità si può trovare tutto il senso di un impegno politico che si radica dentro un preciso territorio. Sì, perché questo custodire è riferito a una realtà che ha un nome, un volto e un’identità. Per me è Cesena e i cittadini che in questo comune vivono.

Un custodire che si esprime in quel rendere ciò che si amministra un bene per tutti, innanzitutto perché è di tutti. Amministrare è custodire la città, perché sia la città di ognuno dei suoi abitanti; perché custodire è governare la città per tutti e con tutti. Il custode è consapevole che la sua azione è rivolta a un una “cosa pubblica” per la quale si deve rendere conto. Chi amministra non può essere preoccupato e occupato a soddisfare, a perseguire gli interessi di qualcuno, di una parte, di un partito ma deve essere costantemente rivolto alla realizzazione di un bene che è comune.      

In tutto questo non è secondario il come si esercita il compito affidato ad amministratori che per un determinato tempo si occupano di un preciso territorio. È fondamentale il recupero etico di un impegno che trova espressione nei comportamenti e nel rispetto delle regole. Già nei modi di fare e di stare si possono caratterizzare fortemente le relazioni e i luoghi in cui ogni azione amministrativa si esercita. La politica è fatta anche di comportamenti, oltre che nel ritenere le norme e i regolamenti i modi con i quali compiere scelte e sviluppare decisioni.

Cosa si amministra è poi per chi custodisce il senso ultimo del proprio interesse. È la qualità della vita delle persone che deve stare a cuore a ogni amministratore. Una qualità della vita che si esprime in un benessere che è “stare bene” come persona, come famiglia, come relazioni, come salute, come lavoro, come scuola, come casa, come impresa, come commercio. In questo orizzonte oggi è essenziale dedicare intelligenza, energie e risorse alla cura dell’ambiente in cui si vive. Le fragilità sempre più evidenti del nostro territorio chiedono di fondare le scelte amministrative in ambito ambientale attraverso nuove connessioni fra la cultura della prevenzione e la gestione del rischio, che in termini di pericolo e di emergenza è una realtà già presente. Il significato di questo passa ad esempio nel fare in modo che gli investimenti necessari per “rimediare” i disastri verificati servano a guardare al futuro mettendo in sicurezza il territorio. Cioè, ad esempio, intervenire su un argine di un fiume che si è rotto allagando abitazioni e interi territori, con quella progettualità che pensa a eseguire casse di espansione a monte della città così da dare sfogo ai corsi d’acqua che, per come si è costruito, non potranno essere più contenuti nella loro sezione esistente.

Un ultimo aspetto che interpella fortemente è chi si amministra. I cittadini, con il loro protagonismo, la loro partecipazione costituiscono per un amministratore locale il tesoro prezioso di cui essere custodi. Avere costantemente a cuore il coinvolgimento, il contributo, l’ascolto è ciò che rende vitale l’anima e l’energia di una città, che sono i propri cittadini.

In questa direzione occorre rendere centrale un rinnovato rapporto fra pubblico e privato che sia animato da quel principio di sussidiarietà che tiene insieme la corresponsabilità e il rispetto dell’autonomia. Una sussidiarietà che si oppone nettamente alla centralizzazione dell’autorità pubblica e stabilisce l’ordine delle competenze all’interno di una società. Occorre rivedere il modello di governo del territorio nella direzione di una sussidiarietà circolare e orizzontale. Enti pubblici, imprese di tutti i tipi, società civile organizzata devono coinvolgersi in modo sinergico per la promozione del bene comune. Serve definire tra questi, in condizioni di parità le regole perché si arrivi a una programmazione degli interventi. Progettare insieme per cogliere in modo efficace i bisogni emergenti nel territorio. Il tema è quello di rendere effettiva una partecipazione senza ridurla all’acquisizione di un semplice parere che spesso è inutile rispetto a scelte già definite. Le istituzioni pubbliche devono rivedere e bilanciare i propri strumenti di programmazione sul versante dell’ascolto. Il sistema delle imprese è chiamato a rivisitare il significato della responsabilità sociale. La società civile o il cosiddetto terzo settore deve recuperare la sua funzione, accantonando il ruolo di supplenza nei confronti delle carenze dell’ente pubblico.

Custodire è davvero amministrare con il cuore e con la passione di chi ama con libertà e gratuità la propria terra e la propria gente.