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Unicef. Primo report statistico su “Lavoro minorile in Italia”

Cresce il lavoro minorile e il suo sfruttamento

È necessaria una presa di coscienza della pericolosità dell’ingresso in età precoce nel mondo del lavoro di bambini e ragazzi. I dati di Unicef Italia confermano una crescita preoccupante di infortuni e morti di minori a lavoro
Foto Pixabay
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Come era prevedibile, la morte di Silvio Berlusconi ha giustamente assorbito l’attenzione dei media nazionali, e non solo, fagocitando di fatto il resto delle notizie di lunedì 12 giugno, Giornata mondiale contro lo sfruttamento minorile. È passata così in secondo piano la presentazione del 1° rapporto statistico su “Lavoro minorile in Italia: rischi, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro”, realizzato da Unicef Italia in collaborazione con l’Università di Salerno. Un evento importante per un ritratto drammaticamente serio. Il lavoro minorile in Italia esiste, e anche il suo sfruttamento: nel 2022 ha riguardato 69.601 ragazzi e ragazze tra i 15 e i 17 anni, ma molti altri hanno iniziato prima dell’età legale consentita.

Mattarella: «Il lavoro minorile toglie futuro a bambini e ragazzi»

Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, con una sua dichiarazione non a caso ha parlato della necessità di una presa di coscienza del fenomeno: «Anche in Italia i numeri sul lavoro minorile fanno riflettere: sono espressione del disagio sociale presente in troppe aree del Paese e trovano connessione anche con manifestazioni della criminalità organizzata. È necessaria una presa di coscienza della pericolosità dell’ingresso in età precoce nel mondo del lavoro di bambini e ragazzi che, senza alcuna tutela, vedono compromettere irrimediabilmente il proprio futuro e del danno che questo reca all’intera società. È una responsabilità per fronteggiare la quale – sottolinea Mattarella – sono necessari l’impegno dei governi, delle imprese, della società civile e l’adozione, a livello internazionale, di comportamenti eticamente condivisi anche da parte dei consumatori. La realizzazione delle ambizioni delle bambine e dei bambini – conclude – deve essere una delle preoccupazioni primarie».

In cinque anni 74 i ragazzi morti sul lavoro

In cinque anni, tra il 2017 e il 2021 sono stati 74 i ragazzi morti in incidenti sul lavoro. La maggior parte di loro, 67, aveva un’età compresa tra 15 e 19 anni, gli altri 7 meno di 14. Gli infortuni con esito mortale per i minorenni sotto i 14 anni e 67 per la fascia di età 15-19 anni. L’aumento degli infortuni è strettamente correlato all’aumento considerevole di minorenni (fascia 15-17 anni) che lavorano: nel giro degli ultimi tre anni il loro numero è infatti quasi raddoppiato passando dai 35.505 addetti del 2020 ai 69.601 dell’anno scorso. Allargando invece la fascia sino ai 19 di età nel 2021 si è arrivati a toccare quota 310.258 contro il 243.250 dell’anno prima. In larga parte si tratta di lavoratori dipendenti, seguiti poi da operai agricoli e “voucher”.

2017-2021: sono 352.1240 gli infortuni di minori denunciati all’Inail

Allarmanti, come detto, i dati sugli infortuni. Nel periodo compreso tra il 2017 e il 2021 le denunce relative ad under 19 presentate all’Inail a livello nazionale ammontano infatti a 352.140 di cui: 223.262 per i minorenni fino a 14 anni (erano 31.857 nel 2021 e 18.534 nel 2020) e 128.878 nella fascia di età 15-19 anni (erano 18.923 nel 2021 e 11.707 nel 2020).

Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna ai primi posti per lavoro minorile

Le cinque regioni con il maggior numero di ragazzi fino a 19 anni occupati complessivamente nell’arco dei cinque anni presi in esame sono rispettivamente Lombardia (240.252), Veneto (155.987), Emilia Romagna (134.694), Lazio (119.256) e Puglia (108.867). Dei 310.287 minorenni fino a 19 anni coinvolti nel lavoro nel 2021, 193.138 sono maschi e 117.149 sono femmine – in aumento rispetto ai 154.194 maschi e le 89.674 femmine nel 2020.

Veneto: la prima regione per infortuni mortali

Quanto alle denunce di infortunio le regioni con le percentuali più elevate di denunce totali nel quinquennio 2017-2021 relative a lavoratori sotto i 19 anni sono nell’ordine Lombardia (76.942), Emilia Romagna (40.000), Veneto (39.810) e Piemonte (31.997) che da sole ricoprono più del 50% delle denunce di infortunio nazionali. La Regione Veneto rappresenta la prima Regione per infortuni con esito mortale. Abruzzo, Basilicata, Sardegna, la Provincia autonoma di Trento e la Valle d’Aosta non registrano nessun infortunio con esito mortale nel quinquennio preso in esame.

Nel mondo: 160 milioni i bambini e gli adolescenti costretti a lavorare

I dati sul lavoro minorile sono in crescita in tutto il mondo. Secondo l’ultimo rapporto congiunto Unicef-Ilo sono 160 milioni i bambini e gli adolescenti tra i 5 e i 17 anni costretti a lavorare. Inoltre si registra un incremento di 8,4 milioni di bambini negli ultimi 4 anni: numeri allarmanti che mostrano come i progressi per porre fine al lavoro minorile si sono arrestati per la prima volta in 20 anni, invertendo il precedente trend che vedeva il lavoro minorile diminuire di 94 milioni tra il 2000 e il 2016.

Il futuro dell’umanità è legato alla capacità di proteggere i bambini

Sottoscriviamo le parole del presidente della Repubblica: «Il futuro dell’umanità è legato alla capacità di proteggere i bambini. La protezione sociale di cui dovrebbero godere – diritto alla salute e all’istruzione – indipendentemente dal luogo in cui si è nati, è ben lungi dall’essere una realtà. In tutto il mondo, a milioni di bambini viene negato l’avvenire. Inseriti nei processi produttivi dell’economia globalizzata, prime vittime delle guerre e dei disastri naturali, viene loro sottratta l’infanzia e vengono costretti a lavorare in tenera età. Schiavi invisibili – come denuncia l’Organizzazione Internazionale del Lavoro – di una spirale inammissibile di violenza e abusi». Ci auguriamo che le agende di sviluppo in mano ai potenti della Terra ne tengano finalmente il giusto conto. Bisogna salvare la casa comune e le generazioni future che l’abiteranno.

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