La 16esima Conferenza Onu sulla biodiversità (Cop16), tenutasi presso la sede della Fao a Roma, ha raggiunto un accordo cruciale per la protezione degli ecosistemi globali. Dopo lunghe e complesse trattative, i Paesi ricchi si sono impegnati a mobilitare 20 miliardi di dollari l’anno per aiutare le nazioni in via di sviluppo a salvaguardare la biodiversità. L’obiettivo è proteggere almeno il 30% delle terre emerse e il 50% delle aree marine entro il 2030, in linea con il Protocollo di Kunming-Montreal adottato nel 2022.
Un’intesa inaspettata in un contesto geopolitico difficile
In un periodo caratterizzato da crescenti tensioni internazionali e dalla crisi del multilateralismo, la Cop16 rischiava di fallire, come già accaduto per la Cop29 di Baku sul clima e la Conferenza sulla desertificazione di Riad. La nuova amministrazione statunitense, con la sua politica di isolamento e disimpegno dagli accordi globali, ha contribuito a rendere ancora più difficile il dialogo. Tuttavia, proprio la reazione a questa politica ha spinto la comunità internazionale a trovare un compromesso per il bene comune del pianeta.
«Abbiamo adottato il primo piano globale per proteggere la vita sulla Terra», ha dichiarato Susana Muhammad, presidente della Conferenza e ministra dell’Ambiente dimissionaria della Colombia. Il canadese Steven Guilbeault e il belga Jean-Luc Crucke hanno parlato di una «vittoria della cooperazione».
Il ruolo chiave delle economie emergenti
Alla Cop16 decisivo è stato il contributo delle nazioni Brics, con Brasile e Cina in prima linea. Grazie a loro, si è sbloccato lo stallo della precedente round della Conferenza a Cali in Colombia (lo scorso 21 ottobre), dove i Paesi in via di sviluppo chiedevano un fondo ad hoc con risorse aggiuntive. Sebbene la discussione sia stata rinviata al 2028, l’accordo raggiunto prevede l’istituzione di una struttura permanente per il finanziamento della biodiversità. L’obiettivo è mobilitare almeno 200 miliardi di dollari all’anno entro il 2030, con un impegno iniziale dei Paesi ricchi pari a 20 miliardi di dollari annui, che saliranno a 30 miliardi entro la fine del quinquennio.
Cop16: perché la biodiversità è una priorità
La protezione degli ecosistemi è una questione sempre più urgente. Dal 1970, le popolazioni di animali selvatici si sono ridotte del 69%, con il 13% degli uccelli e un terzo degli anfibi a rischio estinzione. La perdita di biodiversità costa al pianeta circa 10.000 miliardi di dollari l’anno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’accordo di Roma rappresenta un passo fondamentale nella lotta contro questa crisi ecologica, stabilendo meccanismi di monitoraggio per garantire che gli impegni presi si traducano in risultati concreti. «Un segnale positivo per la sopravvivenza del processo», ha commentato Jacopo Bencini, presidente di Italian Climate Network. In un’epoca segnata da tagli alla cooperazione internazionale e scelte unilaterali, non è un risultato da poco.
Da Parole di Giustizia e di Speranza – Tutela ambientale è tutela dell’uomo (pag.10)