La Rete e i suoi linguaggi

Condividere è una responsabilità

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di Rosy Russo* - Qual è l’elemento più importante nella costruzione di una narrazione? La trama, diranno alcuni. Le emozioni che suscita, diranno altri. O forse l’intensità e il ritmo. Ebbene, nessuno di questi: l’elemento più importante è la costruzione della fiducia. L’interlocutore ci darà ascolto solo e soltanto se ci reputa narratori credibili, portatori di una storia vera. È una fiducia che deriva dall’autorevolezza che ci viene riconosciuta e dalla verità che si trova nostre parole. Lo stesso concetto che si applica a tutte le narrazioni: nella vita di tutti i giorni ma anche in Rete, dove vengono replicate le stesse dinamiche relazionali.

Si sente molto parlare di “bufale” in Rete, come se appartenessero solo al mondo digitale. Sicuramente il web ne amplifica la portata e accorcia i tempi ma non sarebbe corretto considerare la post-verità come un’esclusiva del mondo digitale. Secondo un’indagine realizzata da Istituto Toniolo – Osservatorio Giovani, il 45,5% di chi ha avuto esperienza di diffusione di notizie infondate concorda con l’idea che tutto sommato le “bufale fanno parte del gioco e del bello dei social network”. Un dato che fa riflettere sulla percezione che hanno gli utenti della Rete circa l’attendibilità delle piattaforme e, allo stesso tempo, circa l’inconsapevolezza (e talvolta la malafede) con la quale si condividono contenuti non verificati.

La condivisione è una responsabilità individuale, non derogabile a terzi, che può però essere facilitata da scelte consapevoli. Non è infatti un mistero che gli algoritmi dei principali social network mettano in evidenza i contenuti con i quali l’interazione è più frequente, a discapito dei contenuti verso i quali mostriamo meno interesse. Evitando facili quanto controproducenti atteggiamenti paternalistici, anche i gestori dei social media e i regolatori hanno il compito di favorire comportamenti virtuosi. Io sono convinta che sia necessario fermarci a riflettere sullo stato della Rete e, per questo motivo, ho organizzato Parole O_stili (http://www.paroleostili.com/): un progetto che vuole provare a sensibilizzare, attraverso il confronto con esperti del settore e la presentazione di un Manifesto della comunicazione non ostile.

Ci incontreremo a Trieste, il prossimo 17 e 18 febbraio, in un evento gratuito che prevede oltre 100 relatori e un’ampia platea di giornalisti manager, politici, docenti, comunicatori e influencer. Ci confronteremo su un modo diverso di stare in Rete, mettendo al centro della nostra narrazione l’importanza delle parole che preveda l’utilizzo di parole scelte con cura. Per evitare di ferire il nostro interlocutore, per accrescere la consapevolezza dei danni di un’informazione sbagliata. Ma soprattutto per impegnarci, in prima persona, a comunicare bene. Perché la comunicazione funziona solo se per ogni persona che ha una storia da raccontare ce n’è un’altra interessata da ascoltarla. Le relazioni sono il cuore della nostra vita e se non impariamo a essere noi stessi portatori di verità, rischiamo di restare soli, circondati dalle nostre bugie.

*Creativa, fondatrice di UAUAcademy e TriesteSocial. Ideatrice e membro del Comitato scientifico di Parole O_stili.