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Dopo i fatti di Pisa e Firenze. Appello del Settore giovani, Fuci e Msac

Con i manganelli non c’è futuro

foto: Shutterstock
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Non c’era niente da capire: con i manganelli non c’è futuro. Vogliamo partire dicendo questo: la responsabilità in merito alle vicende che hanno visto coinvolti gli studenti e le forze dell’ordine a Pisa e Firenze è chiara e quanto abbiamo visto e sentito attraverso le testimonianze dei presenti ci porta a esprimere la nostra ferma e condivisa condanna per l’accaduto. L’esercizio del diritto a esprimere la propria opinione in maniera pacifica non può in alcun modo rappresentare un pretesto per la violenza, soprattutto da parte di chi è chiamato a garantire la sicurezza di tutti i cittadini. 

In questi giorni sono state dette molte cose, molti si sono stretti attorno agli studenti e alle studentesse vittime di quanto accaduto. Su tutti il Presidente della Repubblica ha ricordato che «con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento»: parole che rispecchiano ancora una volta con forza e lucidità il nostro pensiero. 

Ma oggi, che è cominciata una nuova settimana e tutti andiamo avanti con le nostre vite, cosa ne sarà di quanto successo? Viviamo in un mondo in cui il consumismo sfrenato ha divorato anche l’informazione e già oggi nelle nostre bolle social e sociali degli ingiustificati scontri di Pisa e Firenze sentiamo parlare meno.
Domani saranno spariti dalle notizie, oppure verranno relegate al sesto servizio del Tg o a un trafiletto di pagina ventiquattro di un quotidiano. 
È per questo che scriviamo proprio ora, perché desideriamo rilanciare e rileggere quanto successo, perché dopo la rabbia e l’indignazione resti qualcosa: richiesta di giustizia, assunzione di consapevolezza, impegno nell’educazione.

Vogliamo cogliere l’occasione di queste vicende per fare un appello come giovani all’Italia, e a chi ha la responsabilità politica dei fatti degli ultimi giorni. Chiediamo, intanto, che non ci si dimentichi di quanto successo e che si continui, insieme, a chiedere giustizia. Chiediamo giustizia perché chi detiene il monopolio dell’uso legittimo della forza deve essere pienamente consapevole della responsabilità che esercita. 
Occorre assumere la consapevolezza che qualsiasi giustificazione di fronte all’accaduto (e in questo caso affermiamo con certezza che non ce ne sia nemmeno una) perde di significato, perché la democrazia è l’unico sistema di governo in cui la forma dell’esercizio del potere è parte integrante del suo contenuto e della sua sostanza.

Allora oggi condanniamo chi, anziché custodire l’ordine pubblico, l’ha turbato, commettendo un atto intollerabile che deve essere sanzionato.
Occorre che il nostro Paese si assuma l’impegno di mettere in discussione il sistema educativo anche delle forze armate. Il loro addestramento, infatti, deve tornare alle fondamenta della democrazia ed essere in grado di sapere respingere psicologicamente e fisicamente qualsiasi forma illegittima di esercizio della forza.
Sarà necessario che questo impegno educativo non venga utilizzato come bandiera di posizionamento partitico ma come serio impegno per il futuro del Paese. 

Ai giovani feriti, doloranti, spaventati dalla violenza subita, rivolgiamo la nostra vicinanza, il nostro incoraggiamento e il nostro ringraziamento. Sì. Ai nostri coetanei che erano in piazza vogliamo dire grazie perché ci hanno ricordato quanto sia importante esprimere pacificamente le proprie idee, nonostante tutto. Auspichiamo che questo evento non sconforti il loro e il nostro desiderio di partecipazione e di giustizia, affinché possano essere esempio per la nostra generazione verso un continuo impegno per un mondo più giusto e umano. 

Sogniamo un’Italia in cui la partecipazione dei giovani venga accompagnata dalle Istituzioni, un’Italia in cui lo Stato non svigorisca mai il pensiero critico che fa discernere e prendere una posizione, aiutando a scegliere da che parte stare.

Sogniamo un’Italia che riscopra sempre più il senso dell’essere comunità, in cui giovani e adulti, siano capaci di vibrare per la sofferenza del mondo. Oggi più che mai occorre sentire la responsabilità per il bene di ogni essere umano. La violenza non è e non deve mai essere l’ultima parola, e noi ci crediamo ancora.

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