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Pubblicato l’Instrumentum laboris del Sinodo

Comunione, partecipazione, missione

foto: Shutterstock
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Il 20 giugno è stato presentato l’Instrumentum laboris della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione.

Tante le domande e gli impegni all’interno di un documento “ufficiale”, che lo rendono uno strumento fondamentale non solo per il proseguo del Sinodo, ma anche per il futuro delle Chiese locali. Le comunità ecclesiali si chiedono quali processi, strutture e istituzioni possano maturare in una Chiesa sinodale missionaria. In che modo il servizio della carità e l’impegno per la giustizia e la cura della casa comune alimentano la comunione in una Chiesa sinodale. E come riconoscere e raccogliere le ricchezze delle culture e sviluppare il dialogo con le religioni, alla luce del Vangelo. 

Domande che non eludono argomenti significativi del dibattito pastorale e teologico in corso. Come può la Chiesa del nostro tempo compiere meglio la propria missione attraverso un maggiore riconoscimento e promozione della dignità battesimale delle donne?
In che modo possiamo far evolvere in maniera autenticamente sinodale i processi decisionali, valorizzando il protagonismo dello Spirito e il protagonismo dei laici? 

L’Instrumentum laboris  è composto da un testo e da quindici schede di lavoro che fanno emergere una visione dinamica del concetto stesso di “sinodalità”. Due le “macro sezioni”: la sezione A, in cui vengono messe in evidenza l’esperienza di questi due anni e il modo di procedere per diventare sempre più Chiesa sinodale. La Sezione B – dal titolo Comunione, missione, partecipazione – che evidenzia le “tre questioni prioritarie”, al centro dei lavori di ottobre 2023, collegate alle tre tematiche principali: crescere nella comunione accogliendo tutti, nessuno escluso; riconoscere e valorizzare il contributo di ogni battezzato in vista della missione; identificare strutture e dinamiche di governo attraverso le quali articolare nel tempo partecipazione e autorità in una Chiesa sinodale missionaria.

Il percorso compiuto finora 

Il cammino sinodale è iniziato il 10 ottobre 2021, quando papa Francesco ha convocato la Chiesa intera in Sinodo. Le Chiese locali di tutto il mondo hanno avviato la consultazione del Popolo di Dio, sulla base dell’interrogativo di fondo: «come si realizza oggi, a diversi livelli (da quello locale a quello universale), quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è stata affidata; e quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale?». I frutti della consultazione sono stati raccolti a livello diocesano e poi sintetizzati e inviati ai Sinodi delle Chiese orientali cattoliche e alle Conferenze episcopali. A loro volta, questi hanno redatto una sintesi che è stata trasmessa alla Segreteria generale del Sinodo. 

A partire dalla lettura e dall’analisi dei documenti così raccolti, è stato redatto il Dtc, che è stato restituito alle Chiese locali di tutto il mondo, invitandole a confrontarsi con esso per poi incontrarsi e dialogare in occasione delle sette Assemblee continentali. 

Sulla base di tutto il materiale raccolto durante la fase dell’ascolto, e in particolare dei Documenti finali delle Assemblee continentali, è stato redatto l’Instrumentum laboris. Con la sua pubblicazione si chiude la prima fase del Sinodo, e si apre la seconda, articolata nelle due sessioni in cui si svolgerà la XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2023 e ottobre 2024). (per una lettura dell’Ac sul Sinodo clicca qui)

I segni caratteristici di una Chiesa sinodale 

«Una Chiesa sinodale – si legge nell’Instrumentum laboris – si fonda sul riconoscimento della dignità comune derivante dal Battesimo, che rende coloro che lo ricevono figli e figlie di Dio, membri della sua famiglia, e quindi fratelli e sorelle in Cristo, abitati dall’unico Spirito e inviati a compiere una comune missioneNon si può comprendere una Chiesa sinodale se non nell’orizzonte della comunione che è sempre anche missione di annunciare e incarnare il Vangelo in ogni dimensione dell’esistenza umana». 

C’è il desiderio di vedere una Chiesa sempre più sinodale anche nelle sue istituzioni, strutture e procedure, in modo da costituire uno spazio in cui la comune dignità battesimale e la corresponsabilità nella missione siano non solo affermate, ma esercitate e praticate. 

Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’incontro e del dialogo

Una Chiesa sinodale è chiamata a praticare la cultura dell’incontro e del dialogo con i credenti di altre religioni e con le culture e le società in cui è inserita, ma soprattutto tra le tante differenze che attraversano la Chiesa stessa. 

Pertanto, una Chiesa sinodale promuove il passaggio dall’“io” al “noi”, «perché costituisce uno spazio all’interno del quale risuona la chiamata a essere membri di un corpo che valorizza le diversità, ma è reso uno dall’unico Spirito. È lo Spirito che spinge ad ascoltare il Signore e rispondergli come popolo al servizio dell’unica missione di annunciare a tutte le genti la salvezza offerta da Dio in Cristo Gesù». 

In questo senso, una Chiesa sinodale è aperta, accogliente e abbraccia tutti. La chiamata radicale è quindi quella di costruire insieme, sinodalmente, una Chiesa attraente e concreta: una Chiesa in uscita, in cui tutti si sentano accolti. 

Comunione, missione, partecipazione 

Si tratta di sfide con cui la Chiesa tutta deve misurarsi per fare un passo avanti e crescere nel proprio essere sinodale a tutti i livelli: «chiedono di essere affrontate dal punto di vista della teologia e del diritto canonico, così come da quello della pastorale e della spiritualità. Chiamano in causa la programmazione delle Diocesi così come le scelte quotidiane e lo stile di vita di ciascun membro del Popolo di Dio. Sono autenticamente sinodali anche perché affrontarle richiede di camminare insieme come popolo, con tutte le sue componenti». 

Corresponsabili nella missione 

Come condividere doni e compiti a servizio del Vangelo? La missione non è marketing di un prodotto religioso, ma costruzione di una comunità in cui i rapporti siano trasparenza dell’amore di Dio e quindi la vita stessa diventi annuncio. In questa linea, il primo interrogativo sulla missione riguarda proprio ciò che i membri della comunità cristiana sono disponibili a mettere in comune, a partire dall’originalità irriducibile di ciascuno. Questo rende prezioso e irrinunciabile il contributo di ogni Battezzato. Una Chiesa sinodale missionaria ha il dovere di interrogarsi su come può riconoscere e valorizzare il contributo che ogni Battezzato può offrire alla missione. 

La Formazione

Da questa attenzione deriva una ulteriore istanza, altrettanto concreta, che punta proprio a sostenere la dinamica della partecipazione nel tempo: si tratta della formazione. Istituzioni e strutture, infatti, non bastano a rendere sinodale la Chiesa: «sono necessarie una cultura e una spiritualità sinodali, animate da un desiderio di conversione e sostenute da un’adeguata formazione. L’esigenza di formazione non si limita all’aggiornamento dei contenuti, ma ha una portata integrale, che riguarda tutte le capacità e le disposizioni della persona: l’orientamento alla missione, la capacità di relazione e di costruzione della comunità, la disponibilità all’ascolto spirituale e la familiarità con il discernimento personale e comunitario, la pazienza, la perseveranza e la parresia». 

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