Seminario di studio Istituto “V. Bachelet” – Settore Giovani di Ac

Comunicazione, Emozioni, Politica

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I social media hanno rappresentato nelle ultime campagne elettorali in Italia e all’estero la nuova frontiera della comunicazione politica. I social media rappresentano ormai un luogo di aggregazione e confronto nel quale ricerca di contenuti e di punti di riferimento che annullino la paura per l’incertezza diffusa si contendono lo spazio. Non senza rischi, però. Ciò che si paventa all’orizzonte è che prevalga una visione totalmente utilitaristica che ci dia l’illusione della libertà mentre la personalizzazione dei contenuti che ci viene proposta nei luoghi dove ci sentiamo più sicuri, Facebook, Twitter, Google manipola la nostra capacità di decifrare i contenuti e annulla la nostra discrezionalità, anche e forse soprattutto nel seggio elettorale.

Di questo e di altro ancora si discuterà a Roma venerdì 14 giugno (ore 16-19.30), presso Aula Barelli della Domus Mariae (via Aurelia, 481) al seminario Comunicazione, Emozioni, Politica. Relazione di Mario Morcellini, membro del Consiglio superiore delle Comunicazioni e consigliere dell’Agcom (Autorità di garanzia delle comunicazioni). Interventi di Roberta Leoni, giornalista, e Andrea Michieli, giurista del Centro Studi Ac, già condirettore di «Ricerca». Introduce Gian Candido De Martin, presidente del Consiglio scientifico dell’Istituto “V. Bachelet”. Modera Michele Tridente, vicepresidente nazionale Ac per il Settore Giovani.

Ciò che sembra urgente - e che si approfondirà al seminario – è la necessità di liberarsi dall’euforia sulle virtù democratiche e sulle capacità di mobilitazione e promozione di cittadinanza automaticamente attribuite alle piattaforme digitali. Piuttosto, occorre chiedersi fino a che punto la Rete sia in grado di attivare forme di partecipazione non estemporanea, di diventare costitutiva o almeno significativa rispetto alla formazione dell’identità politica. La percezione è che la Rete è in grado di produrre rilevanti “fiammate di partecipazione”, ma al tempo stesso non sembra aver ancora dimostrato una vera capacità di consolidamento di un processo di socializzazione politica che sappia farsi anche “routine”.

In realtà più che di “spazio pubblico” attivato in Rete, dobbiamo parlare - ci sembra - di “spazio dell’individualità”, dell’emotività, dato che le piattaforme digitali, più che alimentare forme di socialità e interazione, ratificano le reti sociali di cui il soggetto è già dotato, prefigurando un’ennesima proiezione dell’individualità anche nelle pratiche comunicative della politica. Ecco come si sedimenta la squalifica della partecipazione, che per definizione è collettiva, ma in Rete finisce per smaterializzarsi e decomporsi.

Il rigonfiamento del tempo che specie i giovani trascorrono online  - se ne discuterà - non sembra indicare una diretta sostituzione delle forme tradizionali di partecipazione con forme nuove e-partecipation. Quel che resta è l’incredibile rottamazione della politica, del conflitto e perfino dei cosiddetti “movimenti”, nel contesto di una perdurante criticità nelle condizioni materiali di vita delle nuove generazioni, a fronte di un immaginario non solo digitale che irresponsabilmente ed emotivamente amplifica le aspettative soggettive senza un minimo legame con i meriti e con l’impegno diretto e partecipato.