Ci sono luoghi che rischiano di diventare periferia prima ancora di esserlo geograficamente. Sono i piccoli centri delle aree interne, paesi di montagna e di collina segnati dallo spopolamento, dalla partenza dei giovani, dalla progressiva perdita di servizi e dalla rarefazione delle relazioni. Luoghi nei quali la distanza non si misura soltanto in chilometri, ma nella possibilità concreta di continuare a essere comunità.

È a questa sfida che sono dedicate le Conversazioni a Spello 2026, promosse dall’Azione cattolica italiana, in collaborazione con il Comune di Spello e la rivista «Dialoghi». L’appuntamento, giunto alla nona edizione, si terrà sabato 12 settembre, alle ore 16, a Casa San Girolamo (in via S. Girolamo 1), e avrà per titolo Restare, abitare, sperare. Il cammino della Chiesa e dell’Ac nelle aree interne.

Tre verbi per provare a leggere il presente e, soprattutto, immaginare il futuro. Restare, non come sinonimo di rassegnazione, ma come possibilità di continuare a investire nella propria terra. Abitare, non semplicemente come condizione anagrafica, ma come scelta di prendersi cura dei luoghi, costruire relazioni, condividere responsabilità. Sperare, infine, come capacità di scommettere sulla possibilità che anche le piccole comunità possano tornare a essere luoghi generativi, capaci di custodire memoria e produrre futuro.

La riflessione partirà da una domanda semplice e insieme decisiva: che cosa serve perché un territorio continui a essere vivo? Perché ricostruire una casa, una strada o un edificio pubblico è necessario, ma non sempre sufficiente. Quando chiude una scuola, viene meno un presidio sanitario, scompare un negozio o un giovane è costretto a partire, a impoverirsi non è soltanto l’offerta di servizi, ma la trama quotidiana attraverso cui una comunità riconosce se stessa.

Un tema che assume un significato particolare nel decimo anniversario del terremoto del Centro Italia e che sarà affrontato anche attraverso la presenza di Guido Castelli, commissario straordinario del Governo alla ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 24 agosto 2016. La sua partecipazione consentirà di intrecciare la questione della ricostruzione con quella più ampia della rigenerazione dei territori: non soltanto ricostruire edifici, ma creare le condizioni sociali, economiche e relazionali perché le persone possano continuare a vivere e investire nei propri luoghi.

Al confronto prenderà parte anche monsignor Felice Accrocca, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, mentre i saluti introduttivi saranno affidati a Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Azione cattolica, e a Moreno Landrini, sindaco di Spello.

La prospettiva proposta dalle Conversazioni interpella direttamente anche la Chiesa e l’Azione cattolica. Le aree interne, infatti, non sono soltanto una questione demografica, urbanistica o economica. Sono una questione di legami e di prossimità. La Chiesa è chiamata a non sostituirsi alle istituzioni, ma a custodire e generare comunità, tenere aperti spazi di incontro e partecipazione, accompagnare le persone e contribuire a costruire reti.

Per l’Azione cattolica significa interrogarsi su come passare da una logica di semplice presidio di ciò che resta a una capacità di rigenerare comunità, valorizzando le esperienze già presenti e mettendo in relazione istituzioni, realtà sociali, ecclesiali e cittadini.

Non è casuale che il pomeriggio di Spello si apra, alle ore 16, con una preghiera sulla tomba di Carlo Carretto, quasi a sottolineare che ogni riflessione sul territorio nasce da uno sguardo spirituale sulla storia e sulla vita concreta delle persone.

Dopo il confronto è previsto un intervento musicale del fisarmonicista Diego Trivellini e una testimonianza di Gaetano Gatì, co-fondatore del Centro Studi Giuseppe Gatì e del Festival «Questa è la mia terra».

A moderare l’incontro sarà Enzo Romeo, direttore di «Dialoghi». La giornata si concluderà alle 19.30 con un momento conviviale.

Le aree interne possono apparire ai margini della geografia italiana. Eppure proprio lì si misura una parte importante della capacità del Paese di avere un futuro. Tenere aperta una scuola, custodire una piazza, accompagnare una famiglia, creare occasioni di incontro non sono gesti minori: sono forme concrete di fiducia, per costruire insieme il domani.