Ho un popolo numeroso in questa città. XVII Assemblea nazionale - 25 aprile - 2 maggio 2021

Intervista a Fra’ Matteo Brena, Commissario di Terra Santa per la Toscana

Colletta Pro Terra Sancta: un impegno di comunione con i fratelli nelle terre di Gesù

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di Emanuela Gitto* - In collegamento da Firenze incontriamo Fra’ Matteo Brena ofm, Commissario di Terra Santa per la Toscana. Insieme a lui, oltre 140 sono i frati impegnati in questo servizio in tutto il mondo, con il compito di tenere in collegamento una realtà di Chiesa territoriale con la prima missione di francescani che ha la custodia dei luoghi santi, la “perla delle missioni”. Fra’ Matteo, insomma, è uno degli ambasciatori della Custodia di Terra Santa nelle Chiese locali. La sua attività ci dice qualcosa sul rapporto tra Chiesa locale e Chiesa Universale, che nella Pasqua trova punto di sintesi nello sguardo che tutti rivolgiamo alla Terra “Santa” dove Gesù è nato, ha vissuto, è morto ed è risorto per noi. Tra le attività che lo vede maggiormente impegnato, la Colletta del Venerdì Santo, con un invito per noi tutto da accogliere.

Cosa fa un Commissario di Terra Santa?
Quella del rapporto dei frati francescani con la Terra Santa è una storia lunga 800 anni, le cui radici affondano nel viaggio che lo stesso Francesco d’Assisi compì al tempo delle Crociate. Risale al 1340 il compito affidato dal Papa ai Francescani di rappresentare lì la chiesa di Roma con il nome di “Custodia di Terra Santa”, che oggi raccoglie più di 300 frati che operano tra Palestina, Israele, Libano, Egitto, Giordania, Siria e Cipro.
Noi commissari da 600 anni (1421 - 2021) promuoviamo l’interesse e l’amore per i luoghi santi, contestualizzandoli anche nell’esperienza di fede di una persona che vive anche migliaia di chilometri di distanza. Oggi nella pratica questo si traduce nella grande attività di promozione e organizzazione di pellegrinaggi per parrocchie e gruppi, e non solo. Il sostegno spirituale nella preghiera e materiale attraverso le raccolte fondi sono solo alcune delle attività in cui siamo impegnati in modo che possiamo provvedere alla custodia e alla conservazione dei luoghi santi, e allo stesso tempo alla custodia delle comunità cristiane, che Paolo VI per primo definì le “Pietre Vive” della Terra Santa, concretamente con opere di assistenza, sviluppo e sostegno nelle emergenze, soprattutto nelle zone più colpite da instabilità politica e dai conflitti.

Come nasce l’idea della colletta del Venerdì Santo?
L’iniziativa della “Colletta Pro Terra Sancta” venne inizialmente promossa da Paolo VI, proprio in occasione del suo pellegrinaggio nella terra di Gesù (4-6 gennaio 1964). L’obiettivo era quello di coinvolgere tutta la cristianità nel prendersi cura della comunità madre; è stato scelto proprio il Venerdì Santo come giorno in cui tutta la Chiesa è chiamata ad esprimere un gesto di vicinanza e solidarietà verso i bisogni della Terra Santa. I soldi raccolti vengono usati principalmente per sostenere le attività della Custodia di Terra Santa, la missione dei frati (mantenimento e amministrazione di santuari, parrocchie, scuole e opere di emergenza), e sostegno alle attività del Patriarcato latino. In questi ultimi anni, la colletta è diventata una fonte di sostentamento fondamentale, oltre che l’espressione di un segno di vicinanza da parte di tutta la comunità cristiana.

Qual è il significato della colletta in quest’anno così particolare?
Nel 2020 non abbiamo celebrato la colletta, non potendo fisicamente vivere questo momento di solidarietà a causa della pandemia. A questo si devono aggiungere le difficoltà che la pandemia ha portato con sé: lo stop dei pellegrinaggi in Terra Santa e la crisi economica hanno messo duramente alla prova queste realtà missionarie e di sostegno delle comunità cristiane di Terra Santa. Attualmente si fa fatica a sostenere opere essenziali già avviate (scuole, opere di assistenza, sostegno per cure mediche), che non possono essere interrotte ma che hanno bisogno di risorse che materialmente non ci sono.
Questo momento ci porta a posare lo sguardo anche sulle necessità dei nostri fratelli di Terra Santa che in qualche modo con il sudore e con il sangue a volte – pensiamo alla Siria o all’Iraq – vivono in quelle terre anche a nome nostro. Sono terre in cui affondano le nostre radici; questi fratelli ci appartengono e il loro stare bene o il loro stare male ci deve interpellare. Con il gesto della colletta, anche se con un piccolo segno possiamo fare del bene a tanti, con la possibilità di vivere una provocazione ancor più grande in questo momento: la comunione.

Come possiamo rendere la colletta il Venerdì Santo una via ordinaria per creare questo rapporto tra le nostre parrocchie, le nostre diocesi e la Terra Santa? Che consigli ci puoi dare per rendere questa iniziativa veramente un atto di carità permanente?
Il Venerdì Santo è l’occasione ufficiale, certo, ma siamo chiamati ogni giorno ad educarci alla carità, a partire dai più piccoli e nelle famiglie. Questa attenzione può essere portata nella quotidianità attraverso la preghiera come ci invita sempre a fare Papa Francesco. Ci sono altre iniziative possibili: in Toscana ad esempio abbiamo venduto piccoli oggetti di artigianato locale da famiglie di Betlemme e di Aleppo, creando non solo un contatto diretto con la gente del luogo, ma anche assumendo la responsabilità di un atto di giustizia sociale nelle comunità locali, con effetti a catena positivi anche su famiglie musulmane che sono state coinvolte, ad esempio ad Aleppo per il famoso sapone. Iniziative e progetti di questo tipo ci fanno capire che possiamo sentirci coinvolti nella costruzione di un bene grande attraverso una catena contagiosa di piccoli gesti di bene.

Nell’assemblea nazionale che celebreremo tra un mese rinnoveremo il nostro impegno non solo nelle nostre diocesi ma anche l’attenzione e l’amicizia verso la Terra Santa. Che tipo di iniziative possiamo incoraggiare nei prossimi anni e come?
Noi siamo pronti a collaborare! Il senso della nostra missione è questo, e più intrecciamo le nostre realtà più viviamo un’esperienza di comunione, diventando quindi segno per la Chiesa locale. Quando sarà possibile spostarsi, penso sarà importante come associazioni, movimenti e realtà ecclesiali dare una testimonianza forte in questo mondo un po’ impaurito. I pellegrinaggi della ripartenza non potranno esimersi dall’incontro con le comunità, per conoscere le Pietre Vive, facendo esperienza di incontri con la Chiesa locale. Un sogno è quello di compiere dei pellegrinaggi in Libano e in Siria, per esprimere vicinanza e supporto ai nostri fratelli che resistono. Sarebbe bello se l’Ac potesse fare esperienza di questo tipo di pellegrinaggi, con la consapevolezza che questa terra non è un museo, ma una terra abitata.

Che cosa ci auguri per questa Pasqua?
In questo tempo siamo tentati dallo scoraggiamento, ma la Pasqua entra nella nostra vita con un messaggio molto importante: niente è perduto quando è nelle mani di Dio! Contempliamo questo mistero e guardiamo a questa Pasqua mettendoci la nostra vita. Questo tempo ci crocifigge e ci chiude nelle nostre paure, come avvenne ai discepoli del Cenacolo; ma Gesù entra e ci viene a cercare nelle nostre paure, facendosi vicino alla nostra sofferenza.

*Responsabile Area internazionale Azione Cattolica Italiana

Il VIDEO promozionale della Colletta 2021

Da diversi anni, il Forum Internazionale di Azione Cattolica (Fiac) promuove l'iniziativa della Colletta Pro Terra Sancta tra le Ac del mondo. Per maggiori informazioni, visita la pagina nel sito.