Dall’8 dicembre, in vigore il motu proprio di Francesco

Nullità del matrimonio, cosa cambia

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Michele Panajotti* - Al di là dei “mormorii” che la stampa ci ha offerto, si propongono alcune riflessioni e indicazioni circa il motu proprio di papa Francesco Mitis Iudex Dominus Iesus - datato 15 agosto 2015 ma pubblicato lo scorso 8 settembre e in vigore dall’8 dicembre 2015 - che riforma il Processo canonico per le cause di Dichiarazione di nullità del matrimonio nel Codice di diritto canonico. La celerità del procedimento introdotto vuole manifestare la cura materna della Chiesa nel farsi compagna di strada delle famiglie ferite per offrire loro una tra altre opportunità di risentirsi accolte e presenti nella comunità ecclesiale.

Prima di entrare nel merito, è importante porre una premessa. Il testo è stato accolto e salutato in diversi modi dagli studiosi e dagli organismi di stampa. Si è scritto di rifondazione del processo canonico, di riforma dello stesso, di evoluzione, di sottolineatura della dimensione pastorale delle nullità del matrimonio togliendone l’esclusiva ai giuristi. Inoltre, certa stampa ha salutato il motu proprio come l’introduzione del “divorzio breve” anche nella Chiesa, in correlazione al divorzio breve presente negli ordinamenti statali. Qui ci soffermo sul solo Codice di diritto canonico (tralasciando la prassi delle Chiese cattoliche orientali, che ha in Miti se Misericors Iesus il moto proprio corrispettivo nella normativa).

 

Criteri guida del motu proprio di Francesco

Non si innova né la dottrina (non sono introdotti nuovi capi di nullità) né la natura dichiarativa del Processo di nullità matrimoniale. La riforma del Processo canonico è stata fatta fermo restando il principio dell’indissolubilità del vincolo matrimoniale: «Ho fatto ciò, comunque, seguendo le orme dei miei predecessori, i quali hanno voluto che le cause di nullità del matrimonio, vengano trattate per via giudiziale e non amministrativa, non perché lo imponga la natura delle cose, ma piuttosto lo esiga la necessità di tutelare in massimo grado la verità del sacro vincolo: e ciò è assicurato dalle garanzie dell’ordine giudiziario», scrive Francesco.

Il vescovo diocesano è sempre giudice e si avvale - in questa sua prerogativa - della collaborazione dei vicari giudiziali e dei giudici. Cita il Codice, Francesco: «In ciascuna diocesi e per tutte le cause non escluse espressamente dal diritto, giudice di prima istanza è il Vescovo diocesano, che può esercitare la potestà giudiziaria personalmente o tramite altri». Il motu proprio evidenzia maggiormente il coinvolgimento del vescovo diocesano non solo nel vigilare sulla retta amministrazione della giustizia, ma anche nel suo essere pastore e capo, quindi anche giudice. Questo comporta il non lasciare completamente delegata la funzione giudiziale in materia matrimoniale.

La dimensione pastorale del processo matrimoniale è evidenziata soprattutto dal riferimento al vescovo e dalla preoccupazione che lo svolgimento del processo sia il più possibile vicino al luogo dove vivono le persone.

La preoccupazione per la celerità dei procedimenti sta nella considerazione che una giustizia rimandata è una giustizia rifiutata: «Ho deciso di dare con questo motu proprio disposizioni con le quali si favorisca non la nullità dei matrimoni, ma la celerità dei processi, non meno che una giusta semplificazione, affinché, a motivo della ritardata definizione del giudizio, il cuore dei fedeli che attendono il chiarimento del proprio stato non sia lungamente oppresso dalle tenebre», scrive Francesco. La sottolineatura della celerità comporta il venir meno dell’obbligo della duplice conforme, rendendo esecutiva la sentenza di primo grado, se affermativa, senza necessità di appello, salvo il caso in cui questo venga esplicitamente richiesto da una delle parti o dal Difensore del Vincolo. Sempre a proposito di celerità, ricordiamo che ci sono dei procedimenti amministrativi che prevedono la concessione della dispensa o lo scioglimento del matrimonio qualora vi siano situazioni particolari: si pensi al procedimento amministrativo per matrimonio rato e non consumato, oppure alla dispensa in favore della fede o per privilegio paolino.

La gratuità del processo. Personalmente direi che nessuno deve essere escluso per motivi economici dall’introdurre una causa di nullità matrimoniale. La normativa della Conferenza Episcopale Italiana consente di garantire tale gratuità sia in forma previa attraverso la consulenza dei Patroni stabili sia successivamente con l’Istituto del gratuito patrocinio.

 

Il Processo breve

Esso avviene innanzi al vescovo, che ha - come dicevamo all’inizio - potestà giudiziale. Quando: 1) La domanda sia proposta da entrambi i coniugi o da uno di essi con il consenso dell’altro, e si reputi che non si oppone alla domanda la parte convenuta che si rimette alla giustizia del Tribunale; 2) Ricorrano circostanze di fatti e di persone, sostenute da testimonianze o documenti, che non richiedano una inchiesta o una istruzione più accurata e rendano manifesta la nullità.

Perché nel processo breve il giudice è il vescovo? «Non mi è sfuggito quanto un giudizio abbreviato possa mettere a rischio il principio dell’indissolubilità del matrimonio, appunto per questo ho voluto che in tale processo sia costituito giudice lo stesso vescovo, che in forza del suo ufficio pastorale è con Pietro il maggiore garante dell’unità cattolica nella fede e nella disciplina», scrive Francesco.

Dinamiche procedurali. Con il processo breve si mette in luce la non litigiosità del procedimento il cui unico scopo è quello di ricercare la verità sulla situazione matrimoniale (il processo ordinario potrebbe partire da posizioni diverse).

A quale Tribunale la parte o le parti possono accedere? Il motu proprio indica tre titoli di competenza: l) Il Tribunale del luogo in cui il matrimonio fu celebrato; 2) Il Tribunale del luogo in cui una o entrambe le parti hanno il domicilio o il quasi-domicilio; 3) Il Tribunale del luogo in cui di fatto si debba raccogliere la maggior parte delle prove.

Presenza del Patrono. È vero che la parte può stare in giudizio da sola, ma la complessità e la conoscenza giuridica presupposta per la presentazione di un libello per il processo brevior richiede a mio avviso la presenza del patrono (avvocato). Qui si inserisce il gratuito patrocinio.

La sessione istruttoria. È un procedimento che ha come scopo favorire una risposta rapida alla richiesta dei fedeli di nullità del loro matrimonio. L’istruttoria è un momento molto delicato che cambia la modalità di svolgere le istruttorie rispetto a quanto siamo abituati di solito a fare noi operatori dei Tribunali. È prevista una unica sessione, salvo diversa necessità, e le parti potranno assistere alle deposizioni. La manifesta nullità fa sì che le prove siano altrettanto credibili.

Il decreto di conclusione. Nel processo breve non è prevista la pubblicazione degli atti, passando direttamente dalla fase istruttoria al decreto di conclusione. Una possibile ratio di tale disposizione potrebbe essere che le parti siano già potenzialmente a conoscenza di tutti gli atti di causa, sia perché hanno sottoscritto entrambi il libello sia perché le parti sono state entrambe presenti durante la sessione istruttoria. Qualora queste due situazioni non si verificassero, potrebbe essere utile permettere alla parte che non ha sottoscritto il libello, ma solo dato il proprio consenso, di prendere visione degli allegati presentati contestualmente all’introduzione della causa; nella stessa prospettiva, qualora una delle parti non possa essere presente alla sessione istruttoria, questa potrebbe prendere visione di quanto emerso in tale sessione.

La decisone. Essa è propria del vescovo diocesano che si consulta con 1’istruttore e 1’assessore in vista del raggiungimento della certezza morale sulla nullità del matrimonio. La decisione non potrà essere negativa, o si pronuncia a favore della nullità del matrimonio oppure si rimette la causa al processo ordinario.

L’appello. L’istituto dell’appello ha avuto un notevole cambiamento, poiché non è più richiesto dalla necessità della duplice conforme. Questo, tuttavia, non indica il venir meno dell’appello. Anche nel processo breve dopo una richiesta congiunta e la risposta affermativa alla domanda di nullità è possibile 1’appello, ad esempio quando il Difensore del vincolo ritenga moralmente necessario appellare, oppure se sopraggiungono contrasti tra i coniugi (in cui si potrebbe configurare talvolta un appello meramente dilatorio).

Presso quale sede si può appellare oltre che alla Rota romana? Per il processo ordinario permanendo 1’organizzazione in Italia dei Tribunali ecclesiastici regionali rimane il Tribunale di Appello già designato, salvo diversa disposizione della Cei. Per il Processo breve l’appello a una sentenza affermativa emessa da un vescovo diocesano va rivolto al metropolita, vescovo che presiede la Provincia ecclesiastica - potrebbero essercene diversi nella stessa Conferenza episcopale territoriale - o va rivolto alla Rota romana.

Tutto questo comporta l’esigenza di avere a disposizione non solo personale qualificato (chierici e laici) come operatori del Tribunale, ma iniziare a preparare laici, coppie, che accanto all’aspetto giuridico fornito dagli operatori del Tribunale, aiutino le coppie in difficoltà in un cammino di discernimento, di consiglio e di mediazione che possa poi portare all’introduzione tecnica del procedimento canonico.

Questa potrebbe essere un’occasione di servizio che le coppie di Azione Cattolica, adeguatamente preparate, potrebbero fare a favore delle persone in vista di una indagine preliminare al processo matrimoniale.

 

*Avvocato, patrono stabile del Tribunale ecclesiastico regionale del Triveneto e Amministratore nazionale dell’Ac.