A che servono questi talenti?

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Regione Lazio

di Rita Visini - Sicuramente a tutti è capitato di sentire nei giorni scorsi il nome di Roberto Helg. Era il presidente della Camera di commercio di Palermo, un personaggio molto noto anche per il suo impegno nella lotta al racket e alla corruzione, ed è stato arrestato mentre intascava una tangente di 100mila euro da un commerciante per favorire la proroga dell’affitto di un suo negozio. Probabilmente, invece, pochissimi sanno chi è Santi Palazzolo. È proprio il nome del commerciante, che, dopo la richiesta della mazzetta da parte di Helg, invece di piegarsi al ricatto si è rivolto ai magistrati, ha accettato di fare da esca e ha permesso l’arresto in flagrante del potente imprenditore. La famiglia di Santi Palazzolo, pasticceri a Cinisi da quasi un secolo, è impegnata nella comunità ecclesiale: la figlia di Santi, Caterina, è la presidente parrocchiale dell’Ac. Con un sms al presidente diocesano di Monreale, ha spiegato così la scelta, non facile, del padre: «Siamo cristiani e persone perbene».

C’è un motivo ben preciso per il quale ho scelto di cominciare questo mio intervento con la storia di Santi e della sua famiglia: credo spieghi meglio di mille parole il bisogno che c’è oggi di persone, cristiane e perbene, che rendano testimonianza alla propria fede non in astratto, ma nella concretezza del proprio quotidiano, a partire dalla dimensione pubblica, esponendosi personalmente.

Lo spazio in cui questo bisogno di testimonianza si fa sentire più forte e più urgente è proprio la politica. Ormai sembra che ci siamo rassegnati a un mondo in cui esistono soltanto gli Helg, un mondo nel quale le uniche logiche possibili sono quelle del potere come diritto per se stessi, come possesso personale, come occasione di arricchimento, anche illecito, se si può. Posto per i Palazzolo, per chi la pensa diversamente e di conseguenza agisce diversamente, sembra non esserci.

E invece non è così. La scelta di accettare, ormai due anni fa, l’incarico di assessore alle Politiche sociali e allo sport nella Giunta regionale del Lazio viene da questa certezza. Un incarico a cui sono arrivata senza  averlo cercato: non mi ero candidata, stavo ultimando il mio ultimo mandato di delegata regionale di Ac e già cominciavo ad assaporare il ritorno alla vita “normale”. Solo qualche settimana prima avevo finito di rileggere il testamento di don Luigi Sturzo, dove in un passaggio si dice: «A questa vita (politica) di battaglie, di tribolazioni, non venni per mia volontà né per desiderio di scopi terreni né di soddisfazioni umane; vi sono arrivato portato dagli eventi, penetrando quasi insensibilmente senza prevedere un termine prestabilito o voluto, come portatovi da forza estranea...». Quella “forza estranea” ha spinto anche me a dire di sì.

Oggi, due anni dopo quella decisione, continuo a scegliere quotidianamente questo impegno delicatissimo. Lo faccio pensando alle persone che vengono toccate direttamente dalle mie scelte: sono le persone più fragili, i disabili, gli anziani, i minori affidati o adottati, le famiglie in difficoltà, le donne sole, gli stranieri. Lo faccio pensando alle comunità del Lazio, soprattutto ai paesi più piccoli e periferici, dove spesso le fatiche di bilancio portano subito a tagliare la spesa per i servizi sociali, aumentando le solitudini e le povertà. Lo faccio pensando al mondo del volontariato, dell’associazionismo, della cooperazione sociale, un mondo complesso, segnato anche da contraddizioni, ma ancora capace di esprimere un volto positivo e pulito della nostra società. Nel Lazio – una regione nella quale la politica si era avvitata in scandali clamorosi e in un dissesto finanziario senza precedenti, finendo per dimenticare tutto il resto – stiamo provando, giorno dopo giorno, a ricostruire una comunità più giusta e solidale, attenta a non lasciare indietro nessuno, partendo da una grande riforma legislativa dei servizi sociali e spezzando le vecchie logiche di cattiva gestione dell’assistenza pubblica.

«A che servono questi talenti?», si chiedeva in un articolo di quasi 70 anni fa un giovane Vittorio Bachelet. Servono a essere “trafficati”, come dice il Vangelo, anche se in giro ci sono “trafficoni” tutt’altro che evangelici, anche se non è facile e spesso ci si sente mosche bianche, anche se la politica è dura, e qualche volta ti espone allo scontro e agli attacchi personali.

Torno tutti i giorni con la mente a quel pensiero di don Sturzo che fu decisivo, a quella “forza estranea”. È a Lei, a Lui, che continuo ad affidarmi, perché mi conduca dove vuole, perché mi dia coraggio e competenza per fare la mia parte nella costruzione del bene delle donne e degli uomini che sono affidati alla mia responsabilità, perché faccia in modo che la mia testimonianza non possa essere di scandalo, ma diventi un'occasione perché gli altri guardino con fiducia alle istituzioni e a quel dono prezioso che è la politica.