Centro Studi

Come nella lettera a Diogneto

Martedì, 16 febbraio 2021

di Andrea Dessardo* - Il concetto di “popolo” è centrale nella Fratelli tutti di papa Francesco, nella quale invece conta poche occorrenze il termine “società”. Nella società i rapporti sono mediati, piccole minoranze organizzate (i cosiddetti corpi intermedi), contendendosi l’appoggio delle masse, si muovono per rappresentare interessi e collaborare al progresso, in un processo non sempre coerente e lineare. Viceversa il popolo è espressione proprio delle grandi masse delle periferie del mondo, ma anche, al contrario, delle piccole comunità locali in cui si svolgono quotidianamente le vite di milioni di persone. È questo soggetto multiforme e ambivalente, non sempre facile da cogliere, che il Papa pone al centro delle sue riflessioni e ne fa un programma per i cristiani e per tutti gli uomini di buona volontà.

Gli “obiettivi” di Francesco

Martedì, 09 febbraio 2021

di Katia Furlotti*- L’enciclica Fratelli tutti delinea un’idea, un progetto, di comunità fondata sull’attenzione alla vita, e soprattutto sulla tutela della qualità della vita, che si snoda attraverso scelte di carattere ecologico, sociale ed economico. Ed è proprio la lettura trasversale della realtà odierna in questa prospettiva sinergica (economia-società-ambiente) che permea la proposta di Francesco per una società e una cittadinanza capaci di porre al centro delle scelte, anche politiche, l’equità, la tutela dei diritti e l’assunzione di responsabilità. In questa visione, la solidarietà e la fratellanza sono le leve su cui agire per garantire la cura e la tutela di ogni vita, non in un’ottica individualista e autocentrata, ma con uno sguardo collettivo nella consapevolezza che «nessuno si salva da solo».

Il mercato da solo non risolve tutto

Martedì, 02 febbraio 2021

di Alberto Ratti* - “Economy of Francesco” è stato il punto d’inizio di un percorso che nei prossimi anni proverà a «studiare e praticare una economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda».Oggi più che mai serve allontanarsi da una visione riduzionista dell’uomo. Il passaggio dall’homo oeconomicus all’economia a servizio della persona è pertanto un passaggio obbligato in vista della ricostruzione di una scienza economica che voglia riscattare i più poveri, che voglia perseguire il bene comune e costruire una società dove ci si prenda cura l’uno dell’altro. Dalle crisi si esce sempre diversi. A noi spetta il compito di uscirne migliori.

Cambiare rotta, cambiarla ora

Martedì, 19 gennaio 2021

di Nadia Matarazzo* - Un futuro sostenibile per il pianeta rappresenta l’unica via per garantire dignità alle società umane, liberandole dalle ingiustizie. Ed è tempo che ciascuno si impegni per costruirlo, scelta dopo scelta. È questo il messaggio che Francesco ha indirizzato al mondo attraverso l’Enciclica Fratelli tutti, con una lucidità e una forza davvero uniche. La visione profondamente innovativa che il Papa assume sui temi legati alla Terra e alla sostenibilità è ben chiara sin dalla pubblicazione della Laudato si’, che ha rifondato e rafforzato il significato profondamente umano e sociale dell’ambiente: avere cura del Creato, infatti, è avere cura degli uomini avendo nel cuore Dio.

Una fraternità che nasce dal basso

Martedì, 12 gennaio 2021

di Andrea Michieli* - L’enciclica Fratelli tutti è un intreccio di spunti e riflessioni sul tempo presente. Tra questi, la via di un ripensamento del nostro modo di agire radicato nel piccolo e a partire dagli ultimi, ancor più che mediante la riforma delle – pur fondamentali – istituzioni statali e internazionali, per includere tutte le persone e i settori di popolo estromessi dai luoghi di decisione e, così facendo, dare voce alle ingiustizie. L’invito di Francesco a essere «seminatori di cambiamento, promotori di un processo in cui convergono milioni di piccole e grandi azioni concatenate in modo creativo, come in una poesia»; a divenire «“poeti sociali”, che a modo loro lavorano, propongono, promuovono e liberano». Un compito meno appariscente e socialmente riconosciuto, ma ricco di potenziale trasformativo perché nascente dallo sguardo di chi ci sta attorno, tra sorelle e fratelli.

La pandemia e il lavoro delle donne

Martedì, 16 giugno 2020

di Katia Furlotti*- Le donne, soprattutto le più giovani, rischiano di essere penalizzate sia nel breve che nel medio e lungo periodo dall’attuale crisi legata all’epidemia da coronavirus. Mettendo ulteriormente in risalto un vulnus preesistente della nostra società: le disuguaglianze di genere, in particolare nel mondo del lavoro. Inoltre, nelle fasi successive di ripresa complessiva delle attività, in ipotesi di convivenza, almeno temporanea, con le misure restrittive e di distanziamento, si renderà probabilmente necessario, in molte famiglie con entrambi i genitori lavoratori, dividere i compiti e, in alcuni casi, decidere chi dei due continuerà a lavorare e chi si occuperà della cura di figli, anziani e malati. In questo senso variabili economiche e organizzative inducono a pensare che molte donne non rientreranno o rientreranno a fatica, o con alcune rinunce, nel mondo del lavoro. Qui, alcune proposte per cambiare lo stato delle cose e puntare a un corretto bilanciamento di genere in ambito lavorativo.