Centro Studi

Il Web senza frontiere

Lunedì, 19 aprile 2021

di Antonio Iannaccone* - Nel viaggio dall’offline all’online abbiamo messo in valigia cose buone e altre meno buone. Basti pensare alle tante, troppe attività illegali presenti nel cosiddetto web sommerso (deep web), specialmente nei suoi meandri più oscuri (quelli del dark web). Servono dunque certamente regole specifiche e al passo con i tempi, controlli più puntuali, ma soprattutto serve sensibilizzare, prima noi stessi, poi gli altri, dando il buon esempio in qualità di moderni samaritani 2.0. Anche perché se i mondi online e offline ormai si fondono e si confondono, allora il cyberspazio non va vissuto come uno spazio a parte, dove ognuno può fare quel che vuole, piuttosto è tempo che diventi uno spazio in cui costruire, interagire, confrontarsi, partecipare. Come? Insieme. Dove? Sulla via della fraternità, locale e universale.

La migliore politica è carità

Lunedì, 12 aprile 2021

di Alberto Ratti* - Papa Francesco, sulla scia di molti suoi predecessori, definisce la politica come «una delle forme più preziose della carità» (Fratelli tutti n.180); l’apporto tipico e caratteristico che sgorga dalla carità cristiana è quello di spingere il più possibile la dimensione della giustizia verso la dimensione della solidarietà, che non contrasta con le esigenze fondamentali di giustizia proprie dell’organizzazione sociale degli uomini, ma che a partire da quella prova a evidenziare gli aspetti che accomunano maggiormente gli uomini e le donne fra di loro nella prospettiva di un comune destino, nel sostegno proattivo ad una collaborazione sostanziale fra persone, facendosi carico gli uni delle sorti degli altri e viceversa, dilatando così le dimensioni della giustizia fino alla misura piena e incalcolabile della solidarietà.

Il filo tra passato e presente

Lunedì, 22 marzo 2021

di Andrea Dessardo* - L’uomo si realizza pienamente vivendo all’intersezione tra la patria locale e quella universale, tra l’amore per la comunità da cui trae le sue origini e l’umanità intera, cui è chiamato a contribuire e nella quale solo trova compimento. Da anni l’Azione cattolica s’interroga sulla propria “popolarità”. Con Fratelli tutti papa Francesco sembra offrirci una risposta e dare una conferma al nostro impegno condotto all’ombra dei campanili, a fianco ai nostri parroci, nella quotidianità delle nostre province, che qualche volta siamo tentati di guardare con un po’ di commiserazione, incapaci come sono di maturare, di modernizzarsi. Non dobbiamo scoraggiarci: è là che il Signore ci ha posto e ci vuole.

Per parlare insieme al mondo

Mercoledì, 17 marzo 2021

di Andrea Casavecchia* - L’enciclica Fratelli tutti apre una sfida per le religioni, le invita ad assumere un ruolo nella società globale che si testimonia nell’unità di intenti per la costruzione della convivenza pacifica, per la custodia del creato, per la ricerca della dignità della vita e delle persone. A i «figli e figlie di Abramo appartenenti all’ebraismo, al cristianesimo e all’islam» è chiesto di intraprendere un percorso comune, nella pazienza di saper attendere i tempi giusti per sé e per gli altri e nella prospettiva di condividere alcune ricchezze a partire dalla consapevolezza di essere amati: «Tra le religioni è possibile un cammino di pace. Il punto di partenza dev’essere lo sguardo di Dio. Perché “Dio non guarda con gli occhi, Dio guarda con il cuore. E l’amore di Dio è lo stesso per ogni persona, di qualunque religione sia”».

La sororità nell’amore fraterno

Mercoledì, 10 marzo 2021

di Donatella Pagliacci* - Lo spirito di fraternità che domina il testo dell’Enciclica Fratelli tutti si contraddistingue come uno stile che ci richiama alla condivisione e al rispetto, alla prossimità e alla stima reciproche, manifestando un tipo di legame inclusivo e capace di ospitare e riconoscere le rispettive differenze. Ora ci chiediamo, se c’è un diverso modo di intenzionare il desiderio che si manifesta nel legame affettivo e nel modo in cui uomini e donne si rivolgono alla generazione, perché non dovrebbe manifestarsi un diverso modo di intenzionare il legame tra fratelli e tra sorelle? A partire da questo interrogativo, una riflessione attorno al senso dell’essere e sentirsi fratelli di tutti e alla capacità di prendersi cura reciprocamente gli uni degli altri nei rapporti fraterni.

Migrare, infinito del verbo amare

Martedì, 02 marzo 2021

di Nadia Matarazzo* - Accogliere non significa soltanto “far entrare” ma è un atto di solidarietà che presuppone la fraternità e prepara l’amicizia sociale. Per praticare l’accoglienza è necessario mettersi in ascolto di chi la chiede. Nella Fratelli tutti Francesco dedica un capitolo intero alla parabola del buon Samaritano, con la quale traccia la rotta e la prospettiva del sentire cristiano: quel racconto è la risposta di Gesù al dottore della legge, che gli chiede “chi è il mio prossimo?”. Anche noi dovremmo interrogarci in questo modo per comprendere che a bussare alla nostra porta non è una minaccia ma una implorazione, non un irregolare o un clandestino ma una persona che ha dignità pari alla nostra, bisogni, progetti e desideri che, come i nostri, hanno un naturale diritto ad essere soddisfatti e realizzati e per i quali non esiste uno spazio di elezione perché la Terra è una casa comune.