Giornata del Ringraziamento

Un futuro sostenibile per l’uomo e la sua terra

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di Fabio Cucculelli* - È iniziata da qualche giorno (lo scorso 7 novembre), a Marrakech, la ventiduesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite (Cop 22), alla quale parteciperanno fino al 18 novembre più di 20mila persone, in rappresentanza di 196 stati e centinaia di imprese, Ong, associazioni di scienziati, enti locali, popolazioni autoctone e sindacati. E il 16 ottobre si è celebrata la Giornata mondiale dell’alimentazione che ha scelto come tema: “Il clima sta cambiando. Il cibo e l’agricoltura anche”.
Ho citato questi due eventi per segnalare come l’attenzione al tema del clima stia finalmente crescendo anche se in modo del tutto inadeguato rispetto a quella che oggi rappresenta una vera è propria emergenza sociale ed anche politica. I cambiamenti climatici non solo mettono a rischio la terra e quindi la produzione agricola ma la stessa vita delle persone. E questo è oggi un fenomeno globale che riguarda tutti Paesi, non solo quelli del cosiddetto Sud del mondo.
La politica è chiamata a decidere seguendo nuovi criteri improntati ad una cultura della prevenzione, ad una capacità di previsione (sociale, ambientale…) ed ispirati dal principio di precauzione. Bisogna pensare e decidere in modo nuovo, recuperare il tempo perduto, dare attuazione immediata alle decisioni prese nella COP 21 di Parigi e alle misure che verranno decise in questi giorni a Marrakech (Cop 22). Ma forse questo non basterà. 
Finalmente si cominciano a mettere in luce le connessioni tra i fenomeni, a porre in atto scelte che segnalano un orientamento diverso. Una recente stima della FAO sottolinea come la produzione agricola dovrà aumentare di circa il 60% entro il 2050 per nutrire una popolazione mondiale in costante aumento. Ma proprio il cambiamento climatico sta mettendo a rischio questo obiettivo. Ecco la connessione dei fenomeni: se non affrontiamo seriamente la questione climatica non saremo in grado di “nutrire il pianeta”, per riprendere il titolo di Expo Milano 2015.
La Chiesa italiana, come oggi anno, festeggia nel mese di novembre la Giornata nazionale del Ringraziamento. Siamo arrivati alla 66 esima edizione che si svolgerà domenica 13 novembre nelle diocesi di Mazara del Vallo e Trapani. Questo evento - organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana e promosso da Acli Terra, assieme a Coldiretti, Feder.Agri-MCL, Fai Cisl e UGC Cisl - ha una sua storia e testimonia l’attenzione della Chiesa al ruolo dell’agricoltura e al valore della terra per lo sviluppo umano e sociale.
Il tema scelto richiama la prospettiva indicata dalla Laudato si’ della costruzione di un futuro sostenibile attraverso «opere concrete nella diversificazione dei modelli di produzione e consumo del cibo, come la ri-valorizzazione dei mercati locali, l’inclusione di soggetti socialmente deboli o svantaggiati nell’agricoltura sociale, le iniziative per la legalità e il recupero all’attività agricola dei terreni confiscati alle varie mafie, l’impegno per la trasparenza dell’informazione ai consumatori».
Il messaggio di quest’anno, pubblicato il 24 ottobre, si richiama inoltre alla scelta dell’Assemblea della Nazioni Unite che ha proclamato il 2016 come anno internazionale dei legumi. «Può sembrare un tema scarsamente attraente, ma aiuta a comprenderne tutta la concretezza lo slogan proposto: “Semi nutrienti per un futuro sostenibile”. Questa attenzione al tema indicato dalle Nazioni Unite sottolinea in modo chiaro un elemento che non possiamo più ignorare. La globalizzazione configura in modo unitario l’orientamento della politica e della cultura internazionale, definendo in modo nuovo lo stesso concetto di bene comune, sempre più di pertinenza planetaria».
Il messaggio non manca di sottolineare come «in continuità con il 2015, anno internazionale dei suoli – siamo richiamati una volta di più all’importanza dell’agricoltura per il futuro di una famiglia umana sempre più bisognosa di cibo sano e sufficiente, alla rilevanza del lavoro della terra e dei suoi prodotti nella lotta contro la fame e per la salute».
Anche in questo caso è necessario vedere la connessione dei problemi e agire. In Italia il consumo di suolo viaggia alla velocità di 4 metri quadrati al secondo, circa 35 ettari al giorno. Il suolo è un bene comune. Il suolo è cibo, natura, salute, vita. Ma è anche una risorsa finita, che l’uomo sta contaminando e consumando con troppa disinvoltura. Occorre frenare questa deriva. Per questo una rete europea di ong, istituti di ricerca, associazioni di agricoltori e gruppi ambientalisti ha lanciato la campagna People4Soil (Salvailsuolo).
L’obiettivo è raccogliere un milione di firme in tutta Europa affinché venga adottata una legislazione in materia di tutela del suolo, che fissi principi e regole valide per tutti gli Stati membri. Ed è necessario che l’Europa riconosca il suolo come un bene comune essenziale per la nostra vita e assuma la sua gestione sostenibile come impegno prioritario.
Bisogna dire con chiarezza che quando consumiamo suolo perdiamo la capacità del terreno di produrre alimenti, di filtrare l’acqua, di mitigare gli eventi alluvionali o l’erosione, l’acqua si inquina di più, l’aria peggiora e aumentano le temperature nelle città. E possiamo quantificare la perdita in termini di ecosistema sia dal punto di vista biofisico che economico in termini di costi di sostituzione, ossia di quanto dovremmo spendere per mantenere lo stesso livello di benessere.
Ma va posta particolare attenzione anche al tema spreco alimentare. Finalmente anche in Italia, dopo anni di mobilitazione della società civile e della Chiesa, lo scorso agosto è stata approvata la legge n. 166 (entrata in vigore il 14 settembre) che si pone l’obbiettivo di limitare gli sprechi alimentari. Ovviamente donare cibo non sarà obbligatorio. Farlo o non farlo sarà a discrezione dei singoli, che saranno comunque agevolati da una procedura burocratica per la tracciabilità degli alimenti più snella del passato. Per chi non dona non sono previste sanzioni, come accade in Francia. Questa legge è stata considerata come il miglior esempio a livello europeo in questo senso: la sua struttura, basata sulla valorizzazione delle buone pratiche e sulle esigenze reciproche, aiuta a stabilire relazioni durature tra i vari attori.
In sintesi si dà il via a un grande cambiamento culturale: meno sprechi, più solidarietà, ma anche più aiuto a chi è in difficoltà. Dipenderà ora da noi tutti - dai commercianti ai singoli consumatori – dare vita a questo cambiamento, adottare stili di vita improntati alla virtù civile della sobrietà e alla condivisione verso chi è più in difficoltà.
In conclusione la costruzione di un futuro sostenibile dal punto di vista umano, sociale e ambientale riguarda tutti, non solo chi è chiamato ad operare scelte politiche a livello nazionale e internazionale. Riguarda il nostro stile di vita, le scelte di mobilità, di consumo, il rispetto del suolo e dell’ambiente, la valorizzazione della terra e delle sue risorse anche da punto di vista economico. L’ampiezza delle questioni che abbiano di fronte - dal tema dei cambiamenti climatici al tema del “nutrire tutte le popolazioni del pianeta” impone una visione diversa, interconnessa, che guarda ai problemi locali e a quelli globali e al futuro dell’uomo e della terra: al nostro comune destino e a quello dei nostri figli.

*Componente del Centro studi dell’Azione Cattolica Italiana