XVIII indagine del Consorzio AlmaLaurea

Studiare serve ancora

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di Andrea Dessardo* - L’anno 2015 ha offerto ai laureati una timida ripresa della loro situazione occupazionale e delle retribuzioni, lievemente superiori rispetto al 2014, ma ancora ben lontane dai livelli precedenti all’inizio della grande crisi nel 2008: siamo suppergiù ai livelli dei primi anni Duemila, ben quindici anni fa. Questo, in sintesi, è ciò che dice la XVIII indagine del Consorzio AlmaLaurea.
C’è da essere dunque moderatamente ottimisti (rimane da vedere se il dato si confermerà nei prossimi anni...), senza dimenticare però che, in termini assoluti, i giovani disoccupati o sottoccupati sono ancora molti, troppi in più rispetto alla media europea, e che la crisi, se anche dovesse finalmente passare, lascerà un’impronta molto profonda e duratura nella vita della generazione che ha avuto la sventura di laurearsi negli anni del suo svolgersi: non solo per i soldi persi nei primi anni dopo la laurea, che difficilmente verranno recuperati nei decenni successivi; bisognerebbe porre maggiore attenzione su quei giovani che rischiano di rimanere come intrappolati in una bolla: se, come ammonisce il Vangelo, a chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche il poco che ha, chi ha avuto meno chance lavorative all’inizio della sua carriera, continuerà fatalmente ad averne meno anche in seguito. La maledizione del curriculum, potremmo definirla. Vediamo dunque qualche dato selezionato fra i molti raccolti dall’indagine.
Il tasso di disoccupazione tra i 15-29enni italiani, indipendentemente dal titolo di studio, è, secondo i dati rilevati nel 2015, al 30%; la media fra tutte le classi d’età raggiunge il 12% su base nazionale. Forti sono in ogni caso le disparità territoriali, che continuano a svantaggiare il Meridione: i giovani disoccupati al Nord sono il 21%, al Sud ben il 44%.
Il dato, per essere meglio compreso nella sua drammaticità, va osservato in prospettiva storica, poiché infatti è più che raddoppiato in sette anni! Tra i 15-24enni la disoccupazione è cresciuta dal 20 al 43%, tra i 25-29 dal 10 al 24% nel periodo dal 2007 al 2014.
I numeri mostrano che posticipare il momento di metter su famiglia (proprio i giovani nell’età biologica più adatta alla riproduzione sono quelli che hanno meno accesso al mondo del lavoro) è spesso necessario proprio per migliorare le proprie possibilità lavorative: è infatti da sfatare con decisione il mito qualunquista per cui studiare non serve, dicendo i dati che chi investe di più nell’istruzione ha maggiori opportunità di superare la crisi. I 15-24enni disoccupati in possesso solo della licenza media sono saliti, nel 2007-2014, dal 22 al 48%, tra i diplomati tra i 18 e i 24 anni, invece, la disoccupazione è salita dal 13 al 30%, mentre tra i laureati “solo” dal 10 al 18%. Una bella differenza! (Ricordiamo che “disoccupato” si definisce soltanto chi è davvero in cerca di lavoro, non chi non lavora perché magari studia).
Sono, questi, numeri che rivelano tra le loro pieghe il dramma vissuto dai cosiddetti NEET, quei giovani espulsi da ogni percorso professionale e formativo, che corrono il serio rischio, come si diceva, di rimanere prigionieri nella loro inattività: in Italia sono circa un quarto dell’intera popolazione dei 15-29enni (le media europea è del 15,3%); e più invecchiano meno possono aspirare a uscire dalle sabbie mobili in cui sono caduti, vittime di una spirale mortifera.
Anche a livello salariale, la laurea dà di più benché, com’è ovvio, più in là nel tempo: un laureato (il calcolo è sulla popolazione attiva dai 25 ai 64 anni) è pagato mediamente il 43% in più di un diplomato, che a sua volta prende il 22% in più di chi ha solo la terza media.
Se dunque si può ricavare una morale dalle circa 230 pagine di grafici e commenti snocciolati dall’indagine, diciamo a chiare lettere che studiare serve ancora, tanto più quando sale la marea della crisi; e perciò i finanziamenti pubblici in ricerca e sviluppo (1,29% del Pil) sono ancora nettamente insufficienti.

*Componente del Centro studi dell’Azione Cattolica Italiana