Il Governo e i conti pubblici per l’anno 2017

Luci e ombre della nuova legge di bilancio

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Alberto Ratti* - Il 15 ottobre scorso il Consiglio dei Ministri ha varato la Legge di Bilancio per l’anno 2017. Essa, insieme alla legge di stabilità, costituisce la manovra di finanza pubblica per il triennio di riferimento e rappresenta lo strumento principale di attuazione degli obiettivi programmatici definiti con la Decisione di finanza pubblica (ex DEF). Questa legge sostituisce ormai da qualche anno la vecchia legge finanziaria e prevede diverse novità sia in ordine ai tempi di presentazione sia in merito ai contenuti. Nei prossimi giorni il testo della legge dovrebbe approdare in Parlamento e cominciare il suo normale iter di discussione e di valutazione.
Dopo un primo annuncio settimana scorsa a 26.5 miliardi, la manovra approvata dal Governo è cresciuta a 27 miliardi di euro. Questo perché si è deciso, contrariamente a quanto chiesto dall’Unione Europea, di far salire il deficit annuale dal preventivato 2% al 2.3% del PIL. Proprio in queste ore l’UE sta facendo presenti al Governo italiano le sue perplessità e le sue indicazioni.
Le varie voci all’interno della manovra, in particolare quelle del dare e dell’avere, rientrano sotto due grandi categorie: il sostegno alla crescita e alla competitività, il sostegno ai redditi di alcune specifiche categorie. Alla prima categoria appartengono la riduzione dal 27,5 al 24% dell’imposta sugli utili di impresa, ora estesa anche ai redditi dei lavoratori autonomia; l’azzeramento degli aumenti dell’IVA previsti a partire dal 2017 dalle finanziarie precedenti per far quadrare i conti del Paese. Vi sono poi gli incentivi per incoraggiare la competitività delle imprese e il loro ammodernamento tecnologico (il cosiddetto piano Industria 4.0): questo pacchetto vale circa 3 miliardi per il 2017, 20 miliardi in 8 anni.
Alla seconda categoria appartengono gli interventi circa il rinnovo dei contratti del pubblico impiego e l’assunzione di nuove forze dell’ordine, così come il rinnovo dei 500 euro ai diciottenni.
Per quanto riguarda le pensioni, 7 miliardi di euro finanzieranno quattordicesime più generose e la possibilità di anticipare l’età pensionabile rispetto a quanto previsto ora dalla Legge Fornero.
Ancora, tra gli aspetti positivi della manovra, nessun taglio alla sanità, ma anzi un incremento di 2 miliardi per un totale di 113 miliardi di spesa per il 2017.
Invece, del tutto da decifrare la scelta, a mio parere non del tutto condivisibile, di eliminare Equitalia e di annullare le more e gli interessi a quanti nel corso degli anni hanno ricevuto cartelle esattoriali.
Così come poco condivisibile la seconda ondata della cosiddetta “voluntary disclosure”, uno strumento utilizzato dal legislatore e che consente agli italiani che detengono attività finanziarie o patrimoniali all’estero non dichiarate al Fisco, di sanare la propria posizione, anche penale, pagando le relative imposte e le sanzioni in misura ridotta. Siamo proprio sicuri non si tratti dell’ennesimo condono e l’ennesima presa in giro a danno di coloro che invece pagano regolarmente tutte le imposte? E poi, come verranno riassorbiti i lavoratori Equitalia? Su questi argomenti, le risposte del governo non sono ancora puntuali e precise.
Complessivamente, il governo ha operato con una logica spesso seguita in questi anni di attività: le riduzioni di spesa sono state ridotte al minimo, specie nei settori più importanti e decisivi; nonostante la spending review, la mancata riduzione della spesa ha però ridotto e quasi annullato lo spazio per una riduzione sostanziale delle imposte. Gli interventi preventivati devono pur sempre essere finanziati e coperti… Scende l’Ires, come abbiamo detto, ma non l’Irpef (se non quella in agricoltura) e grazie ad un maggiore, piccolo deficit, vengono promossi nuovi incentivi e sussidi per le imprese. Un dato da non sottovalutare è quello che nel prossimo mese e mezzo riforma costituzionale e discussione sulla manovra economica potrebbero intrecciarsi ripetutamente.
Il Governo spera in una crescita maggiore per il 2017 e il 2018, così da poter finalmente mettere mano alla riduzione dell’Irpef.
In sintesi, si ha l’impressione che le singole scelte siano interventi di breve periodo e non invece strutturali; manca a mio avviso un’ampia strategia di sostegno ai giovani e al loro futuro. Come ha avuto modo di dire anche l’economista Luigino Bruni: “se non facciamo entrare i giovani nel mercato del lavoro, come possiamo pretendere che le imprese innovino? Un mondo del lavoro senza giovani è un mondo senza creatività, energia e gioia”.

*Componente del Centro studi dell’Azione Cattolica