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La preoccupazione per la corsa al riarmo nel comunicato finale del Consiglio permanente Cei. Don Luigi Vitale nominato Assistente nazionale del Mieac. Gli auguri di tutta l’Ac

Cei: educare alla pace è una priorità

Si è conclusa la sessione invernale di lavoro del Consiglio episcopale permanente della Cei iniziata lo scorso lunedì 22 gennaio, sotto la guida del cardinale presidente Matteo Zuppi, a Roma nella sede di Circonvallazione Aurelia 50. Diversi i temi toccati dai presuli membri dell’organismo direttivo della Cei: il tempo della Chiesa, in cui evangelizzazione significa soprattutto testimonianza; il Cammino sinodale; la complessa attualità sociale che percorre il nostro Paese; soprattutto, la necessità di educare alla pace.

Nel corso dei lavori, il Consiglio episcopale permanente Cei ha provveduto ad alcune nomine. Tra queste quella di don Luigi Vitale, della diocesi di Nola, ad Assistente ecclesiastico nazionale del Movimento di impegno educativo di Azione cattolica (Mieac). A don Luigi vanno i nostri auguri più sinceri e affettuosi e, attraverso la Presidenza nazionale Ac, quelli di tutta l’associazione, insieme alla gratitudine ai nostri vescovi che, con questa nomina, ancora una volta mostrano la loro paterna vicinanza all’Azione cattolica tutta.

Don Luigi Vitale, nuovo Assistente nazionale del Mieac

Di seguito, i capitoli tematici del Comunicato finale. La riflessione sulla capacità della Chiesa di incidere nella società, aprendo orizzonti di speranza ed educando alla pace, ha fatto da filo conduttore. I vescovi hanno ribadito l’urgenza che l’anelito di pace si declini in preghiera, amicizia, volontà di educare alla riconciliazione, perché mai come in questo tempo servono artigiani di pace. E questo a tutti i livelli: internazionale, nazionale, comunitario, ecclesiale, familiare, individuale. L’impegno per la pace diventa un’urgenza, ma anche una responsabilità, in prima istanza per la Chiesa.

Cei: parole di speranza per il mondo di oggi

Ringraziando il presidente per quanto affermato, i vescovi hanno concordato sulla necessità di offrire parole di speranza rispetto alle grandi questioni che interrogano l’umanità e di indicare modalità concrete per la costruzione del bene comune. Il tutto nella
consapevolezza di essere nel mondo non per conquistare spazi, ma una presenza significativa che fa della debolezza la sua forza. Essere deboli – è stato precisato – non vuole dire essere irrilevanti, ma porsi, con mitezza, in modo antitetico rispetto alla cultura dominante della potenza e della sopraffazione.
In quello che il cardinale presidente ha definito il “tempo della Chiesa”, l’evangelizzazione è soprattutto testimonianza, impegno sul piano culturale perché il Vangelo – che è la Buona Notizia – possa essere comunicato in modo efficace a tutti. Con una visione e una consapevolezza maturate negli ultimi 50 anni, scanditi da importanti Convegni ecclesiali e da pronunciamenti che hanno fatto la storia della Chiesa in Italia. Tale bagaglio aiuta a leggere con più chiarezza il contesto attuale, lacerato da contraddizioni e da problemi che attanagliano le famiglie, i più poveri, gli ultimi.

Condiviso il documento Fiducia supplicans

Nel dibattito, i vescovi hanno espresso preoccupazione per il diffondersi di una cultura del conflitto, che ha nel linguaggio violento e nella corsa al riarmo due elementi fondamentali. È invece quanto mai necessario educare alla pace, proponendo percorsi formativi e alternative valide, specialmente alle nuove generazioni, spesso destinatarie di un’attenzione marginale. In tema di formazione, il Consiglio permanente Cei ha salutato con favore la firma, lo scorso 9 gennaio, dell’Intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito in vista del concorso per gli insegnanti di religione, evidenziando come, da una parte, questo traguardo valorizzi quanti operano nella scuola e, dall’altr, apra una riflessione sulle modalità per coinvolgere quanti invece scelgono di non avvalersi di questo insegnamento.
Alla luce di quanto espresso dal cardinale presidente nell’Introduzione ai lavori, il Consiglio permanente ha condiviso alcune riflessioni sulla Dichiarazione del Dicastero della Dottrina della fede, Fiducia supplicans. Il documento, ha spiegato il cardinale, «si pone nell’orizzonte della misericordia, dello sguardo amorevole della Chiesa su tutti i figli di Dio, senza tuttavia derogare dagli insegnamenti del magistero». Come peraltro già sottolineato dalla Dichiarazione stessa che conferma la dottrina tradizionale della Chiesa sul matrimonio e non ammette alcun «tipo di rito liturgico o benedizioni simili a un rito liturgico che possano creare confusione».

Cei e fase sapienziale del Cammino sinodale

I vescovi hanno scelto il tema principale della 79ª Assemblea Generale che si terrà dal 20 al 23 maggio 2024: la ricezione della fase sapienziale del Cammino sinodale. Sarà l’occasione per accogliere la restituzione proveniente dalle Chiese locali, attraverso il lavoro delle commissioni del Cammino sinodale, avviarsi verso l’ultima fase, quella profetica, ed elaborare il contributo specifico della Conferenza episcopale italiana al Sinodo dei vescovi. Nel corso dei lavori, è stata messa in evidenza la connessione tra il percorso nazionale e quello universale.
La fase sapienziale, infatti, ben si integra con la domanda affidata dal Sinodo dei vescovi: “Come essere Chiesa sinodale in missione?”, in quanto i cinque temi indicati come prioritari nelle Linee guida del 2023 (missione, comunicazione, formazione, corresponsabilità e strutture) sono il frutto del biennio della fase narrativa (2021-2022, 2022-2023), il cui primo anno si è svolto in maniera del tutto aderente al Documento preparatorio del Sinodo.
Per questo, il Consiglio permanente Cei ha stabilito di non aggiungere nuove tracce e nuove domande, ma di proseguire nel percorso di “discernimento” che le Chiese in Italia stanno portando avanti. In quest’ottica, è stato approvato il cronoprogramma che scandirà le tappe fino al 2025. Sono previste, tra l’altro, due Assemblee sinodali – dal 15 al 17 novembre 2024 e dal 31 marzo al 4 aprile 2025 – le cui modalità di lavoro saranno definite nei prossimi mesi. Le proposte e le indicazioni concrete, sia come esortazioni e orientamenti, sia come determinazioni e delibere, verranno trasmesse al Consiglio episcopale permanente e all’Assemblea generale del maggio 2025.
Un punto molto importante, è stato sottolineato, sarà la recezione perché dovrà avvenire in forma sinodale con il coinvolgimento di tutte le Chiese locali.

Rito di istituzione di catechisti

Il Consiglio permanente Cei ha poi condiviso la proposta di una versione italiana del rito di istituzione di catechisti (il ministero è stato istituito da papa Francesco il 10 maggio 2021, con la Lettera apostolica in forma di Motu proprio Antiquum Ministerium), che sarà presentata all’Assemblea di maggio per l’approvazione definitiva. Il testo è frutto dell’interlocuzione con il Dicastero per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti che il 9 febbraio 2023 aveva accolto la proposta di un adattamento ad experimentum dell’Editio typica del Rito di istituzione di catechisti.
I vescovi hanno convenuto sull’opportunità di adeguati cammini di formazione, come previsto dalla Nota ad experimentum del 13 luglio 2022, oltre che di prassi comuni nelle Diocesi vicine. È stata dunque preparata la traduzione in lingua italiana del rito liturgico previsto dal Pontificale Romano: l’adattamento tiene in considerazione le indicazioni della Nota Cei e le scelte stilistiche per gli adattamenti italiani degli altri libri liturgici per le Chiese che sono in Italia.

Verso il Giubileo

È stato presentato ai vescovi il calendario degli appuntamenti del Giubileo 2025 predisposti dalla Santa Sede, con le indicazioni relative alle iscrizioni e alla partecipazione. In quest’ottica, è stata ribadita l’importanza del delegato diocesano che ha il compito di interfacciarsi con il Dicastero per l’evangelizzazione per tutto ciò che riguarda l’organizzazione e la promozione degli eventi in diocesi e del pellegrinaggio diocesano o regionale. In vista del Giubileo, potranno essere proposte iniziative di preghiera, che insieme al vescovo vedano protagonista il popolo di Dio, nell’arco del 2024, un anno che Papa Francesco ha deciso di dedicare proprio alla preghiera.
«I prossimi mesi – ha spiegato il Pontefice all’Angelus di domenica 21 gennaio – ci condurranno all’apertura della Porta Santa, con cui daremo inizio al Giubileo. Vi chiedo di intensificare la preghiera per prepararci a vivere bene questo evento di grazia e sperimentarvi la forza della speranza di Dio. Per questo iniziamo oggi l’Anno della preghiera, cioè un anno dedicato a riscoprire il grande valore e l’assoluto bisogno della preghiera nella vita personale, nella vita della Chiesa e del mondo».

Francesco alla Settimana Sociale di Trieste.

Il segretario generale, monsignor Giuseppe Baturi, ha dato notizia che sarà papa Francesco a chiudere la 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia (Trieste, 3-7 luglio 2024). «Il Santo Padre – ha detto monsignor Baturi – sarà con noi domenica 7 luglio per portare un messaggio ai partecipanti all’appuntamento di Trieste e per celebrare la Messa».

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