Caro/a Presidente, noi giovani ti scriviamo…

Cos’è oggi il bene comune? Cosa vuol dire per l’Italia di oggi essere comunità? Per i Vicepresidenti giovani dell'Ac sono domande che un Capo dello Stato dovrebbe tenere presente per guidare il Paese verso un orizzonte di cura e di attenzione.

In questi giorni di gennaio noi giovani, insieme a tutto il Paese, guardiamo con grande curiosità e apprensione a questo appuntamento elettorale che porterà all’elezione del Presidente della Repubblica. Sono giorni di attesa in cui ci sentiamo osservatori attivi dei processi che si sono innescati, in vista della scelta del Primo cittadino del nostro Paese.

Ci appelliamo, allora, a tutte le forze politiche che avranno l’importante compito di scegliere chi sarà a guidare e a rappresentare l’Italia per i prossimi sette anni e già da ora Le scriviamo, signor Presidente della Repubblica, per affidarLe i sogni e i timori, le speranze, i punti fermi e le aspettative di noi giovani.

Crediamo che il nostro futuro (o la nostra futura) Presidente debba innanzitutto avere a cuore l’unità nazionale, debba cioè saper tenere insieme le parti affinché tutti possano contribuire alla realizzazione del bene comune.

Ma cos’è oggi il bene comune? Cosa vuol dire per l’Italia di oggi essere comunità? Queste sono le domande da cui un settennato dovrebbe partire e che un Presidente dovrebbe sempre tenere presente per guidare il Paese verso un orizzonte di cura e di attenzione, che tenga conto di tutte le forze a disposizione, da quelle più grandi a quelle più nascoste e fragili. Noi giovani abbiamo bisogno, ma ci sentiamo dire che come noi tutto il Paese ne necessita, di sentirci accompagnati dal Presidente della Repubblica attraverso uno stile che sappia mostrare una politica fatta di dialogo, di comprensione e di compromesso. Abbiamo bisogno che ci venga mostrato che tutte le opinioni sono importanti e che la prima arte da esercitare nella Politica è quella dell’ascolto. Signor Presidente della Repubblica le chiediamo, allora, che ogni azione del suo settennato abbia come unico scopo quello di continuare a dare credibilità alla politica agli occhi dei giovani e agli occhi di tutto il Paese.

Il tempo che stiamo vivendo ha messo a dura prova il nostro stare insieme. La vicinanza è diventata un rischio per la salute, la mobilità tipica delle giovani generazioni è stata di molto ridotta per tenere sotto controllo un’ulteriore diffusione del contagio. Oggi sono molti di più i giovani che stanno soffrendo psicologicamente per questa condizione, uno scenario che tre anni fa non saremmo stati in grado nemmeno di immaginarci. Tuttavia, questi anni non hanno spento il nostro bisogno di prossimità, la nostra voglia di volare, il nostro desiderio di gioire e sognare in grande. I nostri sogni, signor Presidente, non sono le ambizioni di chi “guarda per aria”: sono piuttosto i desideri di chi sa guardare e puntare in alto nella vita. In tutta Italia, da nord a sud, da est a ovest, ci sono giovani che cercano di trovare la loro vocazione e si impegnano con passione per raggiungerla. Non vogliamo nasconderLe, signor Presidente che, sebbene siamo innamorati del nostro Paese, spesso ci sentiamo un po’ schiacciati. Non possiamo nascondere che l’Italia sia uno dei Paesi più vecchi della terra e che spesso siamo costretti ad andare all’estero per ottenere il riconoscimento delle capacità che abbiamo acquisito, dei talenti che abbiamo sviluppato, delle professionalità che ci siamo guadagnati studiando e lavorando e che a casa nostra spesso ci sono negate. Le chiediamo, allora, signor Presidente, di impegnarsi, nel suo lavoro istituzionale, a stimolare qualsiasi forza politica a cui affiderà il compito di governare il nostro Paese affinché metta veramente i giovani al centro dell’agenda politica del Paese e non soltanto al centro dell’agenda delle chiacchiere. Noi giovani, Signor Presidente, ci siamo: sappiamo appassionarci, sappiamo spenderci, sappiamo faticare, sappiamo fare la nostra parte e anche qualcosa in più, purché iniziamo a essere considerati, davvero, il presente e non il futuro del nostro Paese.

Autore articolo

Emanuela Gitto e Lorenzo Zardi