In cammino, verso un nuovo umanesimo – L’Incontro nella Basilica di Santa Croce

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di Antonio Martino - Non si poteva chiedere di meglio e di più bello. Santa Croce a Firenze è uno scrigno di arte e storia, cultura e fede unico al mondo. La dimensione civile e mistica del vivere umano trovano sintesi unica tra queste mura, basta volgere lo sguardo verso uno qualsiasi dei suoi angoli, anche il più remoto. Qui la storia francescana narrata da Giotto avvolge il Tempio dell'Itale glorie – così vene definita da Foscolo la chiese dei fiorentini - per le numerose sepolture di sommi artisti, letterati e scienziati che racchiude. Lo ricorda la presidente dell’Ac fiorentina Maria Gabriella Pennino accogliendo in basilica quanti partecipano alla seconda giornata di lavoro del Convegno nazionale dei presidenti e assistenti diocesani e regionali di Azione Cattolica. Pagine del “santo poverello” che solo pochi decenni fa fecero da sfondo al sogno di pace di Giorgio La Pira e che nella presenza cristiana vivono per sempre, poiché, oggi come allora, raccontano di un orizzonte in movimento, di un desiderio ultraterreno, che racchiude e comunica di un’umanità che ha ancora l’intimo desiderio di volgere lo sguardo agli uomini, anche i più lontani, per andare loro francescanamente incontro.

Un anelito di comunione e fraternità che trova eco in quanto sottolineto dal cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nell’omelia alla Messa celebrata poco prima in basilica con “i cari amici dell’Ac”. “Oggi -ci insegna Papa Francesco - l’annuncio delle verità della fede non deve servire a marcare differenze e separazioni”. “Sono finiti - ha aggiunto il card. Betori - i tempi di una apologia che si affidava alla plausibilità degli argomenti di ragione, è finita la proposta severa di un’etica che giudica il mondo ma non riesce a fondare se stessa. Il Papa ci dice che è il Vangelo, è Gesù che dobbiamo annunciare. Dobbiamo tornare ai fatti, alla realtà delle persone, poi verrà l’etica”.

Parlando del tema del Convegno ecclesiale nazionale che si svolgerà nel capoluogo toscano nel 2015, “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”, l’arcivescovo di Firenze ha ricordato che “come racconta anche la storia di questa basilica, i primi fiorentini scoprirono una continuità tra l’annuncio del Vangelo e la dignità dell’uomo. Noi dobbiamo riprendere quelle radici del primo umanesimo, l‘alba incompiuta del Rinascimento, e ripartire da lì”. “Dobbiamo riappropriarci - ha detto il card Betori - della parola umanesimo, che qualcuno ha pensato di poter usare contro la fede, e riempirla di nuovi contenuti”.

L’Ac intende farlo, con tutta la passione e la dedizione al Prossimo che la caratterizza. Ecco perché l’attenzione a un “nuovo umanesimo” - come spiegava ieri il presidente nazionale Matteo Truffelli – è protagonista in questo Convegno, declinata attraverso vari aspetti dell’umano: quello dell’arte come strumento di comunicazione e di educazione, sublimato dalla travolgente ed emozionante narrazione di mons. Timothy Verdon, intessuta con il filo del rapporto trascendente tra arte ed esperienza di fede; quello dell’accoglienza, con la testimonianza lucida e commovente del presidente diocesano dell’Ac di Agrigento, Massimo Muratore, ad un tempo crudele per i fatti richiamati e piena di speranza per le storie e le esperienze di umanità riportate stando in prima fila nell’assistenza agli immigrati che sbarcano sulle coste siciliane; quello della bellezza della vita associativa e delle relazioni che essa è capace di generare nella gratuità dell’incontro, testimoniato da Simone Esposito, presidente dell’Ac parrocchiale di Sant’Elena a Roma.

“La nostra deve essere la proposta di un umanesimo autentico, che emerge dal vissuto umano di Gesù”. Aveva affermato poco prima don Massimo Naro, docente di Teologia sistematica alla Facoltà teologica di Sicilia, tenendo la relazione che anticipava le testimoninaze.“Dalla vita di Gesù - ha proseguito - possiamo attingere le caratteristiche per essere uomini autentici, in ogni tempo e in ogni luogo”. Tra le caratteristiche di questo nuovo umanesimo fondato su Cristo, don Naro ha indicato in particolare tre temi: la cura, il servizio, la contemplazione. “Gesù - ha sottolineato - si prendeva cura delle persone: non solo attraverso la guarigione dei malati ma anche attraverso l’ascolto e l’attenzione”. A questo, ha proseguito, “si aggiunge il servizio all’uomo come diaconia storica nella società”. La terza caratteristica, ha concluso, “è la contemplazione, come capacità di vedere il mondo con lo sguardo di Dio. Si tratta di trasfigurare il mondo in ciò che è chiamato ad essere, e questo è compito dei cristiani di ogni tempo”.