Avere cura del Creato è avere cura degli uomini avendo nel cuore Dio

Cambiare rotta, cambiarla ora

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di Nadia Matarazzo* - Un futuro sostenibile per il pianeta rappresenta l’unica via per garantire dignità alle società umane, liberandole dalle ingiustizie. Ed è tempo che ciascuno si impegni per costruirlo, scelta dopo scelta. È questo il messaggio che Francesco ha indirizzato al mondo attraverso l’Enciclica Fratelli tutti, con una lucidità e una forza davvero uniche.
La visione profondamente innovativa che il Papa assume sui temi legati alla Terra e alla sostenibilità è ben chiara sin dalla pubblicazione della Laudato si’, che ha rifondato e rafforzato il significato profondamente umano e sociale dell’ambiente: avere cura del Creato, infatti, è avere cura degli uomini avendo nel cuore Dio.

Cosa diventano le società umane se, al contrario, guardano agli ecosistemi naturali e alle risorse come fattori attraverso i quali massimizzare il profitto e la redditività della terra? Ce lo mostrano le voragini che esistono tra le condizioni sociali ed economiche delle comunità umane insediate in luoghi diversi del pianeta: come si può definire equo, e dunque accettabile, un modello produttivo che genera benefici soltanto per le minoranze e abbandona alla povertà popoli interi? Il tema dell’ambiente, infatti, è strettamente connesso a quello dell’economia, perché, come Francesco ricorda strenuamente, sono proprio i ritmi e gli stili dell’approvvigionamento e del consumo di risorse i principali responsabili del depauperamento di alcune comunità a vantaggio di altre, nell’ambito di un sistema globale colpevole di alimentare i ricchi spesso proprio con la fame dei poveri.

Questo sistema va cambiato adesso, la marcia va invertita a partire da piccole scelte che ciascuno di noi può compiere nella propria quotidianità, ad esempio acquistando con responsabilità e consumando il giusto, preferendo beni che vengono da filiere ecofriendly e rispettose dei diritti dei lavoratori, adottando comportamenti che siano di testimonianza verso il prossimo, perché ogni persona abbia a cuore l’educazione della comunità e identifichi nel proprio stile di vita la strada principale per la realizzazione del bene comune.

Il Papa, però, non si ferma a suggerirci di cambiare rotta soltanto nella nostra vita “privata”, ma ci ricorda che un futuro sostenibile sarà davvero possibile se opereremo perché anche la politica sia trasformata dalla passione vera per un nuovo progetto di Stato, capace di rifondare le nazioni sul pilastro della fraternità: i cittadini non sono attori del mercato ma membri di una comunità nella quale devono riconoscersi innanzitutto a partire dalla propria dignità umana, che è ciò che li rende fratelli tutti. «Aprirsi al mondo», allora, dice Francesco al n. 12 dell’Enciclica, è diventato lo slogan della finanza globale, che agisce perché le economie nazionali siano sempre più aperte agli interessi stranieri e ad investitori che ambiscono a godere della massima libertà correndo il minimo dei rischi. È su questa base che l’interconnessione è stata sempre più favorita e che la differenziazione economica e culturale è stata progressivamente appiattita su un modello culturale unico, un modello che però «unifica il mondo ma divide le persone e le nazioni, perché la società sempre più globalizzata ci rende vicini ma non ci rende fratelli».

*Componente del Centro studi dell’Azione cattolica italiana