Cambiamo la storia prima che questa cambi noi

Torna in piazza Fridays for Future. Occhio all’ingiustizia climatica.

Tornano in piazza i giovani e non solo di Fridays for Future. Nel mezzo delle crisi sanitaria, socio politica ed economica in cui ci troviamo, gli attivisti per il clima tornano a parlare dell’importanza di lottare per ogni frazione di grado e di affrontare l’ingiustizia climatica in cui viviamo. Lo fanno con uno Sciopero Globale del Clima per chiedere il rispetto dell’Accordo di Parigi che mira a limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2ºC e portarlo qaunto prima a 1,5ºC. Secondo l’ultimo Rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, mantenendo l’attuale tasso di emissioni, la quantità di CO2 (il nostro carbon budget) che possiamo ancora emettere senza peggiore lo status quo si esaurirà tra circa sette anni. Siamo quindi di fatto all’ultima chiamata per azzerare le nostre emissioni entro il lasso di tempo ipotizzato a Parigi.

Ma c’è un’attenzione in più che caratterizza l’appuntamento in programma e quelli delle prossime settimane. Il movimento giovanile sta mettendo un’enfasi speciale sulle diseguaglianze e le ingiustizie tra i Paesi e anche all’interno degli stessi Stati. Le vittorie storiche dell’azione collettiva hanno dimostrato la necessità per i giovani di restare uniti nella lotta per la giustizia sociale e tra le generazioni, così come la determinazione dei giovani a comprendere la reale connessione tra la crisi climatica e i gruppi sociali più vulnerabili cambia la narrazione globale sull’emergenza climatica e promuove la democratizzazione dell’agenda climatica e ambientale.

Quest’anno, a inizio novembre, si terrà la Cop 26, la conferenza mondiale a cui ogni Stato dovrà portare i propri impegni per la riduzione delle emissioni e per la risoluzione della crisi climatica. Fridays for Future intende operare affinché i paesi del mondo collaborino fra loro portando i loro obiettivi climatici ad essere più ambiziosi. Un obiettivo che è anche un impegno dell’Azione cattolica, che da tempo ha fatto suoi gli obiettivi e la passione del movimento ambientalista internazionale. Su tutti noi, ragazzi, giovani e adulti del 2021, pesa una responsabilità, ma anche una grande opportunità: cambiare la storia prima che questa cambi noi. Ecco perché è necessario, ciascuno con le proprie possibilità, partecipare ai tanti momenti di mobilitazione in programma in tutta Italia prima della Cop 26, ma anche parlare con chi si ha intorno, coinvolgendo attivamente la propria classe, il gruppo di amici o colleghi, le associazioni del territorio, i familiari.

Restiamo uniti nella lotta per la giustizia climatica, ma riconosciamo anche che non tutti ne subiamo le stesse conseguenze, né per tipo né per gravità. La crisi climatica non è una crisi isolata. Tensioni socio-economiche come il razzismo, il sessismo, l’abilismo, le disparità sociali ed economiche, sono tutti fenomeni che amplificano gli impatti della crisi climatica e che, viceversa, saranno amplificati da essa.

I Mapa (Most Affected People and Areas, le persone e le aree più colpite) stanno già vivendo le conseguenze peggiori della crisi climatica senza possibilità di adattamento. Questo a causa di élite privilegiate del Nord globale, che hanno distrutto le terre dei MAPA attraverso il colonialismo, l’imperialismo, le ingiustizie sistemiche e una voracità senza freno, vera causa del riscaldamento globale. Come per la pandemia da Covid-19 e in tutte le grandi crisi della storia, i paesi sovrasfruttati e le persone emarginate vengono sistematicamente abbandonate a loro stesse. Sempre secondo i dati dell’ultimo Rapporto Ipcc è confermato che l’enorme intensificarsi di eventi climatici estremi è strettamente legato alla crisi climatica. Numerosi eventi estremi, in Italia e nel resto del mondo, stanno già colpendo duramente le fasce più deboli della popolazione. Eppure i target e le azioni intraprese dai governi delle nazioni occidentali – storicamente più responsabili delle emissioni – aspirano a riduzioni delle emissioni molto al di sotto del necessario.

Di recente, molti gruppi della società civile hanno prodotto con l’aiuto di tecnici e scienziati delle linee guida per una ripresa post pandemica sostenibile. Fridays for Future fa sue e rilancia le richieste e le proposte elaborate e disponibili sul sito manifesto “Ritorno al futuro”. È ormai più che urgente scendere in massa per le strade per supportare chi lavora e chi difende l’ambiente. Le riparazioni a risarcimento delle ingiustizie subite nei secoli dai Mapa per mano dell’élite dei più ricchi dei paesi del Nord globale, l’abbattimento drastico delle emissioni nei paesi del Nord globale, l’equità di accesso ai vaccini, la cancellazione del debito e i finanziamenti climatici strutturali (climate finance) sono solo l’inizio.

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Autore articolo

Antonio Martino