Dieci anni fa la festa-incontro Acr e Giovanissimi di Azione cattolica con Benedetto XVI

“C’è di più”. Continuiamo a diventare grandi insieme

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Il 30 ottobre 2010 in più di centomila si sono ritrovati a Roma per la festa-incontro nazionale dei ragazzi e giovanissimi di Azione cattolica: “C’è di più. Diventiamo grandi insieme!”. Con loro tantissimi volontari, genitori, adulti accompagnatori e assistenti che li hanno seguiti nello sciamare colorato per le vie della Capitale, per raggiungere Piazza San Pietro e l’abbraccio con papa Benedetto XVI e a seguire le feste colorate e ricche di ospiti a Piazza del Popolo e Piazza di Siena, nel cuore di Villa Borghese.

Un giorno veramente speciale, voluto all’alba di un decennio (quello che si sta per concludere) che la Chiesa italiana ha dedicato all’educazione, e che la Presidenza nazionale Ac promosse per ridire il proprio “sì” alla sfida educativa: un impegno che ieri come oggi prosegue ed è al cuore del servizio ai fratelli (tutti) che l’Associazione quotidianamente offre alla Chiesa e al Paese. Un giorno vissuto a misura di bambini e adolescenti, poiché, ieri come oggi, sono essi i primi destinatari e protagonisti della passione che riempie l’essere e il fare Azione cattolica. I primi chiamati a vivere da protagonisti la “santità feriale”, a loro misura e secondo la loro sensibilità, nel quotidiano delle proprie comunità. I primi a cogliere il significato di quel “C’è di più”: fare di Gesù il nostro amico, vivere con pienezza la vita associativa e, come ci ha detto Papa Benedetto XVI, «non escludere dalla nostra vita gli altri, soprattutto i nostri amici che soffrono e sono soli, le persone in difficoltà». Il che significa essere credenti appassionati alle persone, testimoni gioiosi nella Chiesa e nel Mondo.

Un grande evento che i presenti rivivranno con i volti, le parole, l’entusiasmo, i colori di quella giornata, ma di cui oggi vogliamo per tutti - presenti e non - fare memoria, per riportare al cuore non solo un momento bello in cui abbiamo sperimentato la gioia e l’entusiasmo di sentirci un’unica famiglia, ma soprattutto la ricchezza e l’essenzialità delle parole di papa Benedetto XVI, che ancora oggi illuminano il nostro cammino: «Essere “grandi” - disse il Papa rispondendo a un ragazzo dell’Acr - vuol dire amare tanto Gesù, ascoltarlo e parlare con Lui nella preghiera, incontrarlo nei Sacramenti, nella Santa Messa, nella Confessione; vuole dire conoscerlo sempre di più e anche farlo conoscere agli altri, vuol dire stare con gli amici, anche i più poveri, gli ammalati, per crescere insieme. [...] Così diventate grandi davvero, non solo perché la vostra altezza aumenta, ma perché il vostro cuore si apre alla gioia e all’amore che Gesù vi dona».

E ad una giovanissima che gli chiese della difficile e bella arte d’amare, papa Ratzinger regalò una risposta indimenticabile: «È molto importante, direi fondamentale imparare ad amare, amare veramente, imparare l’arte del vero amore! [...] Ma fino a quando si continua a guardare se stessi, non si diventa mai grandi! É proprio vero: voi non potete e non dovete adattarvi ad un amore ridotto a merce di scambio, da consumare senza rispetto per sé e per gli altri, incapace di castità e di purezza. Questa non è libertà. [...] Diventate grandi se siete capaci di fare della vostra vita un dono agli altri. [...] E ho capito sempre di più che il mondo diventa bello e diventa buono se si conosce questa volontà di Dio e se il mondo è in corrispondenza con questa volontà di Dio, che è la vera luce, la bellezza, l’amore che dà senso al mondo».

Esemplare, infine, il nesso che papa Benedetto XVI tracciò tra servizio educativo, appartenenza piena all’Azione cattolica, corresponsabilità nella vita della Chiesa e contributo al bene comune del Paese. «Quando aderite all’Azione cattolica dite a voi stessi e a tutti che amate la Chiesa, che siete disposti ad essere corresponsabili con i Pastori della sua vita e della sua missione, in un’associazione che si spende per il bene delle persone, per i loro e vostri cammini di santità, per la vita delle comunità cristiane nella quotidianità della loro missione».

Dieci anni dopo, vogliamo continuare a ridirci la bellezza e l’impegno di una vita che aspiri alla santità del quotidiano, che è dono e si fa dono per gli altri, che fa sintesi tra la Parola ascoltata e l’impegno concreto per il Mondo. Allora come oggi, e da 150 anni, la volontà è di continuare a camminare su questa strada tracciata, affinché possiamo davvero testimoniare che c’è di più nella nostra storia e nell’Azione cattolica.