La terza edizione del Bilancio di sostenibilità dell’Ac

Storie di vita, per raccontare cosa si fa sul territorio

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di Michele Tridente - Uno strumento per rendere conto in modo trasparente delle attività dell’Azione Cattolica Italiana e, quello riferito al 2020, per raccontare la capacità dell’associazione di affrontare con creatività e tenacia il tempo della pandemia. La terza edizione del Bilancio di sostenibilità, per l’associazione, vuole mettere al centro i nostri “numeri”, certo, ma anche e soprattutto raccontare in modo comprensibile il valore sociale dell’associazione e cosa fa sul territorio.
Ma all’AC spetta un compito ancora più arduo, quello di ripensare tutta la vita associativa in modo sostenibile. Ciò significa indirizzarne sempre più le risorse e le energie nella promozione di esperienze e percorsi che sappiano intercettare e perseguire le sfide importanti di questo tempo.

Anche questo Bilancio, oltre ai numeri, racconta le tante storie che vanno dal livello locale al livello internazionale, mette in evidenza le alleanze, le campagne e i progetti promossi insieme a tanti soggetti ecclesiali e non. Il racconto di ciò che siamo e facciamo nasce dalla consapevolezza che il valore sociale generato dalla vita associativa potrà moltiplicarsi solo se condiviso anche con chi è “fuori dal giro” e si pone la domanda “«cosa fa l’Azione cattolica?».

Questa terza edizione fa un passo in avanti nel coinvolgimento delle associazioni diocesane e dei diversi portatori di interesse anche esterni all’associazione che abbiamo ascoltato attraverso questionari ad hoc.
È emerso che ben l’80% dei soci sono stati raggiunti con nuove modalità nel tempo della pandemia, mentre sono state promosse ben 5.000 iniziative locali. Tanti sono i soci impegnati sul territorio: in politica se ne registrano 2500, nel volontariato circa 24000 e nelle associazioni di categoria circa 1500. Dal punto di vista dei portatori di interesse emerge il volto di una associazione vivace e verso cui sono nutrite ampie aspettative, ma non sempre capace di raccontarsi efficacemente e di motivare le scelte effettuate verso l’esterno.

L’obiettivo ambizioso è che la cultura della sostenibilità e della rendicontazione pervada tutta l’associazione, dal livello nazionale a quello locale. Sono già diverse le realtà diocesane che hanno redatto o stanno redigendo un proprio report di sostenibilità. Per sostenere questi passi abbiamo inviato a tutte le presidenze diocesane il vademecum Parliamo di sostenibilità.
Uno dei prossimi passi sarà dunque quello di provare a valutare l’impatto sociale della vita associativa, a partire dall’analisi di progetti specifici che sono in campo ormai da anni. Perché assumere il paradigma della sostenibilità significa impegnarsi anche nella valutazione, che è anzitutto “riconoscere e dare valore”, con uno sguardo capace di andare in profondità e di pensare in modo “ulteriore”, oltre i risultati immediati, ponendosi obiettivi di miglioramento della realtà che abitiamo.

*Michele Tridente, vice-presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana per il Settore Giovani
(pubblicato il 2 giugno sull’inserto “L’economia civile” di Avvenire)