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XVIII Assemblea nazionale: si inizia

Benvenuto popolo di Ac

foto: Alessia Giuliani/Fototeca Ac
foto: Alessia Giuliani/Fototeca Ac

Ci sono tutti. Davvero tutti. Benvenuto popolo di Ac. Mille delegati in questa XVIII Assemblea nazionale dell’Azione cattolica che hanno macinato chilometri per essere qui, a casa loro. Proprio tutti.

In rappresentanza di quei duecentoventunomila e passa soci (ma con i “simpatizzanti” si arriva a settecentocinquantamila: sono le cifre dell’ormai famoso Bilancio di sostenibilità dell’Ac, diventato una sorta di Bibbia aggiunta, che quest’anno è stato pure premiato dal Corriere della Sera come uno dei migliori bilanci di sostenibilità del Paese) che donano, ogni santo giorno, passione, ore, lavoro, gratuità, sorriso, amicizia, relazioni buone. Già, quarantaduemila educatori sparsi per l’Italia, dal più piccolo borgo alla grande metropoli, che ci sono, c’erano, e, per fortuna, ci saranno sempre.

Ci siamo perché amiamo il Paese e la Chiesa

I volti della XVIII Assemblea nazionale sono volti di chi non si arrende, di chi è resiliente, di chi crede che il servizio al Paese e alla Chiesa sia una cosa seria. Un impegno personale, certo, ma anche un attestato di fiducia per il bene comune, per la “cosa” pubblica che appassiona e rende forte e credibile il popolo di Ac.

I volti della XVIII Assemblea 

I volti della XVIII Assemblea profumano di nuovo. Ci sono i novizi e le novizie (ma non in senso religioso, eh…) della “prima” volta, emozionati/e come non mai. Non manca chi le assemblee le conosce già da un po’ di tempo. Ci sono quelli poi, che all’Assemblea nazionale vogliono starci a prescindere, e si inventano mille modi per esserci, invitati, “imbucati”, amici degli amici, compaesani, mogli, mariti e parenti, figli piccoli con carrozzine al seguito.

E tante belle ragazze, per fortuna (e anche bei ragazzi, s’intende): non se ne vedevano così dai tempi della Barelli e di Carretto. Il profumo di Dio è anche uno sguardo sorridente, giovanile, fresco, gioviale, pieno di entusiasmo. E sappiamo bene quanto di questo entusiasmo abbiamo bisogno, noi, oggi.

Ci sono i veterani/dipendenti del Centro nazionale, tipo soldati della Grande Guerra, che hanno superato gli “anta” (ma non i quaranta o i cinquanta…) e resistono stoicamente al super lavoro di queste quattro giornate sapendo che ogni tre anni gli tocca. Un sorriso è per tutti, ci mancherebbe.

Alla Fraterna Domus

Ci sono quelli venuti in pullman, in macchina, anche con il trattore – eh sì, perché arrivare in questa landa solitaria della Fraterna Domus a Sacrofano, in aperta campagna sulla direttrice Roma Nord, può succedere che il Gps dell’auto non piglia e quindi i contadini della zona vengono in soccorso –, quelli che arrivano in treno e poi provano il brivido del famoso trenino Roma-Viterbo, carrozze di altri tempi, con fermata obbligatoria a Montebello che magari non sanno che è la fermata del più grande cimitero d’Italia, quello di Prima Porta.

Quelli che arrivano trafelati…

Quelli che arrivano in bici, quelli in cammino, perché la strada che porta alla Fraterna Domus sembra uno dei sentieri del Cammino di Santiago di Compostela.

Ci sono quelli che non avevano previsto il freddo polare di questi giorni, e si sono presentati in t-shirt a manica corta. Poveri! Non sanno che già alla fermata di Prima Porta la temperatura, rispetto a Roma centro, è già di due gradi in meno, che poi scende in modo inesorabile quando ci si inoltra verso le valli oscure della Sacrofanese, altri tre gradi in meno. Ma per l’Ac, questo e altro!

Testimoni di tutte le cose da Lui compiute: il titolo di questa XVIII Assemblea è già un programma. Testimoni di questa bellezza di popolo che fa festa insieme. Per ognuno e ognuna. L’importante è esserci qui, ora, adesso.

Le ore si addossano l’una con l’altra, il riposo manco a pensarci, il sonno è un antico ricordo, le chitarre scordate abbondano e alla fine scappano pure fuori bottiglie di grappa clandestine – manco fossimo a un raduno degli Alpini – e sigari toscani d’anteguerra.

Il riparo preferito dal popolo di Ac, a scopo terapeutico, è quello di prendere d’assalto il banco Ave, luogo privilegiato delle delizie letterarie e non solo. Ci si scambia, qui, numeri di telefono, qui nascono amicizie, come al mercato ortofrutticolo sotto casa.

Insomma, ci sono, ci siamo. Già stanchi prima di iniziare, allegri ma non troppo, sospesi tra “il già e il non ancora”. 

Vaglielo a dire, a chi è rimasto a casa, che anche questa, a Dio piacendo, anche questa santissima e laicissima XVIII Assemblea nazionale, è e sarà sempre una lettera d’amore.

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