Bagnasco: "L'Italia non si lascerà assoggettare al terrore"

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La prolusione integrale

«Si scorgono segnali di un pronunciato risentimento, ostilità dichiarata e violenza sanguinaria, che dobbiamo respingere e combattere con ogni determinazione, affinché non ci chiudano gli spiragli a quel futuro che è diritto di ogni comunità». È con voce calma e allo stesso tempo forte e determinata che il card. Angelo Bagnasco legge la sua prolusione alla 64ª Assemblea generale della Cei. Il presidente dei vescovi italiani denuncia la preoccupazione, l’angustia dei pastori della Chiesa italiana innanzi agli eventi criminali e luttuosi di queste ultime settimane, che non hanno risparmiato anche dei sacerdoti, che da Sud a Nord del Paese si trovano a far fronte al sistema mafioso, alle sue minacce e alle sue intimidazioni: «Noi Vescovi siamo, senza incertezze né titubanze, schierati con loro, e ancora una volta vogliamo assicurare che la Chiesa mai diserterà il proprio impegno contro la malavita: non è successo nella precedente stagione, non capiterà ora».

Ma è innanzitutto all’attentato a Brindisi e a quanto accaduto nella sua Genova che il card. Bagnasco volge lo sguardo: «C’è stato un attentato mortale in cui ha perso la vita una giovane, Melissa Bassi, e sono state ferite altre cinque allieve, tutte che stavano entrando a scuola per apprendere e prepararsi alla vita. Nella mia Genova, com’è pure noto, c’è stata la gambizzazione di un alto dirigente aziendale, Roberto Adinolfi. Lasciando agli inquirenti le conclusioni di competenza, è inevitabile fare collegamenti col passato e intravvedere ombre eversive che cercano di pescare nel torbido di disagi e paure per destabilizzare la vita sociale. Nessun credito da parte di alcuno può essere dato a coloro che, comunque travestiti, usano violenza e perpetrano crimini».

Per poi aggiungere, con orgoglio di italiano che conosce la sua gente: «L’Italia ha un’indole di equilibrio e misura, sembra corrispondere alla bellezza e all’armonia della nostra terra. Non tende di per sé ad eccessi né ad estremismi. L’intera Nazione deve isolare, con sdegno compatto e univoco, coloro che sbandierano false e mortifere utopie. Non permettiamo che questi servi della violenza ci intimidiscano e ci assoggettino al terrore. Come credenti nel Dio della giustizia e della pace, preghiamo per le vittime e i loro cari, e preghiamo perché tutti siano illuminati dallo Spirito».

Sono giorni difficili quelli che viviamo. Alla crisi economica che attraversa il Paese, alla mano criminale che semina terrore e lutti, si aggiungono gli effetti del sisma che ieri ha colpito buona parte del Nord Italia. «Una calamita sempre possibile», ricorda il card Bagnasco, «ma che – ci verrebbe da dire – troppo spesso ci visita e ci fa toccare tragicamente la fragilità dell’esistenza umana. Siamo vicinissimi a quelle comunità. Ci stringiamo ad esse, preghiamo per i morti e i feriti, siamo solidali ai loro parenti, e ci impegniamo a fare per intero la nostra parte affinché la vita normale possa riprendere al più presto».

Ma è la condizione complessiva del nostro popolo che angustia i vescovi italiani, «non da oggi per la verità», denuncia il card. Bagnasco, sottolineando come «anche per questo vorremmo essere in grado di intravvedere i primi bagliori di qualcosa di nuovo e che dovrà poi maturare attraverso un paziente, lungimirante servizio». Al cittadino «nostro fratello», dice il card. Bagnasco a nome dei vescovi italiani «vorremmo saper dire parole non scontate di incoraggiamento e di speranza, inquadrando i rischi nei quali stiamo incorrendo, ma anche i segnali positivi e le potenzialità che realisticamente sono alla nostra portata».

Innanzitutto, ricorda il card. Bagnasco «la vita è un dono troppo grande per non applicarsi ad assaporarla sempre, anche nelle fasi più aspre, dalle quali tuttavia possono trapelare i sussurri del nuovo». E anche se si coglie in giro una «pensosità preoccupata che valutiamo non solo legittima, ma sacrosanta; essa tuttavia non deve farsi cupezza o oppressione paralizzante, perché questo sarebbe un cedimento sul fronte dell’amore che Dio ha per noi, che ci fa resistenti alla prova e capaci di futuro». E rivolgendosi ai vescovi presenti nell’Aula Paolo VI, aggiunge: «È, questo, un nostro dovere di Pastori, speriamo sapienti, ossia non impauriti né inerti di fronte ad un mondo sregolato e quanto mai scombinato. Sappiano i nostri concittadini che in questi giorni assembleari non ci staccheremo neppure per un attimo da loro, e nessuno dei nostri pensieri li vedrà estranei, mentre raccogliamo l’invito del Papa proprio agli italiani: «Reagiscano alla tentazione dello scoraggiamento e, forti anche della grande tradizione umanistica, riprendano con decisione la via del rinnovamento spirituale ed etico, che sola può condurre ad un autentico miglioramento della vita sociale e civile» (Saluto al Regina caeli, Arezzo, 13 maggio 2012).