Gli orizzonti e i temi della politica

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(Introduzione di Rosy Bindi e Paolo Nepi al volume degli scritti politici di Vittorio Bachelet: La responsabilità della politica, AVE 1992)

Gli scritti che presentiamo sono stati suddivisi in tre parti, che rispondono a una ripartizione tematica e contenutistica.
Nella prima parte sono riportati due scritti che riguardano i fondamenti e il significato della vita sociale e della esperienza politica. Il primo di questi due scritti costituisce la voce di una Enciclopedia sociale, ed è quindi particolarmente adatto per comprendere la visione politica di Bachelet non solo in relazione a problemi e questioni particolari, ma nei suoi stessi presupposti dottrinali, in merito alle indicazioni del magistero in materia sociale, al piú vasto pensiero cristiano, all'esperienza storica del movimento cattolico. Vi si trovano affrontate questioni del tipo: le “costanti” della presenza dei cattolici nella vita sociale, il rapporto tra la Chiesa e le civiltà, la dottrina sociale cristiana, il difficile equilibrio tra cattolicesimo e mondo moderno, i totalitarismi e il comunismo, fino alla indicazione di un insieme di atteggiamenti teorico-pratici per una coerente ed efficace azione sociale dei cristiani. La rilettura di queste pagine ci sembra oggi particolarmente feconda, trattandosi di un momento in cui talvolta paiono venir meno, per motivi storico-culturali molto vari e complessi, prima che gli strumenti e le regole della politica le ragioni profonde della stessa partecipazione democratica.
Il secondo scritto, sul tema L'educazione al bene comune, è il testo della relazione tenuta da Vittorio Bachelet alla XXXVI Settimana sociale dei cattolici italiani (Pescara I964) e costituisce il tentativo di applicare la tradizionale dottrina cattolica del bene comune nel quadro delle piú recenti trasformazioni sociali e soprattutto in una chiave che ne metta in luce le valenze educative. In un momento in cui i vari corporativismi e localismi sembrano perdere di vista gli interessi e i fini comuni, il concetto politico di bene comune si configura ben piú che come un ideale regolativo, ma come una vera sfida rispetto alla crisi di ogni ragione solidaristica e comunitaria.
Nella seconda parte il lettore troverà alcuni scritti, generalmente brevi (si tratta spesso di saggi pubblicati su rivista15 o di articoli di giornale, oppure di interventi pronunciati in qualità di vicepresidente del CSM), in cui Vittorio Bachelet affronta alcuni temi cruciali della politica, alcuni nodi che si presentano oggi in un contesto caratterizzato da cambiamenti non puramente accidentali rispetto ai tempi in cui furono scritti, ma di cui rimangono ancora validi il pathos civile e la profonda ispirazione morale e, talvolta, le stesse potenzialità ancora non completamente realizzatesi delle indicazioni operative in essi contenute.
Tra questi temi, un valore ricorrente aveva in Bachelet la questione della dimensione internazionale della politica, sia come conseguenza dei limiti del paternalismo dello Stato liberale e del catastrofico fallimento dello Stato totalitario sia, in un orizzonte piú positivo, come crescita della coscienza civile che valorizza le tradizioni e le autonomie locali sempre nell'orizzonte di quella che Jacques Maritain, nella sua opera politica piú matura, chiamava la questione della “unificazione politica del mondo”16, in un processo politico in cui lo Stato non risulta esautorato, ma assume la fondamentale funzione mediatrice tra il particolare e l'universale. La questione della unità europea, vista in quel momento storico all'interno dei piú vasti legami dell'occidente, e in una prospettiva che non mortifica gli interessi nazionali, è considerata come una possibilità di alto profilo politico per il consolidamento della pace e per la ricerca di un equilibrato sviluppo economico-sociale.
Vi è poi la questione della funzione dei partiti politici (Uomini e masse, Ritrovare una profonda ispirazione), intesi da Bachelet come mezzi per la partecipazione del cittadino alla vita politica, in un'accezione fondamentale positiva in cui ancora non emergono le preoccupazioni per certe degenerazioni partitocratiche della democrazia di massa. La riflessione di Bachelet sul ruolo dei partiti e sul pluralismo delle formazioni sociali nel rapporto tra la persona e la società, tra la persona e lo Stato tra la società civile e le istituzioni, si inquadra nel tradizionale principio cattolico della “sussidiarietà”, e si sviluppa nella direzione di garantire comunque il ruolo di sintesi politica delle istituzioni nel governo della società contro la “minaccia” che “omogenei raggruppamenti” di interessi possono rappresentare per la convivenza civile.
Nella riflessione politica di Bachelet occupano poi un posto molto importante i temi della famiglia, della scuola e dell'Università (Famiglia cellula di pace; Per l'unità della famiglia italiana; Per la scuola libertà o monopolio; Università di classe?). Egli vede con lungimiranza i problemi e le prospettive che si aprono, sulla spinta delle nuove domande sociali e dei possibili rischi d'involuzione assistenzialistica dello Stato sociale, gli spazi di corresponsabilizzazione della comunità familiare, come pure le fondamentali responsabilità educative delle grandi istituzioni di formazione e di ricerca statali e non statali.
Chiudono questa seconda parte alcuni contributi sul tema dell'amministrazione della giustizia (Concordi per servire la giustizia; L'ardua funzione della giustizia; n Consiglio Superiore della Magistratura). Egli vede con grande equilibrio le dimensioni di “autonomia” (dei poteri costituzionali) e di “collegamento” (in relazione alle dinamiche sociali) che sono propri, in uno Stato democratico, della amministrazione della giustizia, in vista “di un equilibrato sviluppo delle istituzioni democratiche”17.
Nella terza parte, che è la più breve non per l'importanza degli argomenti trattati, ma solo perché in qualche modo rappresenta la sintesi delle precedenti, sono raccolti gli scritti in cui Bachelet riflette sulla vicenda politica del cattolicesimo democratico, cercando di vedere i nodi con cui certi ideali diventano vissuta esperienza, all'interno della storia di singole personalità e di particolari raggruppamenti. Da qui l'interesse per alcune iniziative del movimento cattolico (Tre Codici sociali), come pure la sua profonda e partecipata rivisitazione di alcune figure-simbolo del cattolicesimo politico, come Sturzo (Luigi Sturzo e il movimento cattolico), De Gasperi (Quidam de populo), Moro (In memoria di Aldo Moro).

15 A questo proposito va ricordata la sua opera svolta nella rivista “Civitas”, di cui fu, dal 1950 al 1959, redattore capo prima e vice direttore responsabile piú tardi. Presso “Civitas”, la rivista di studi politici fondata nel 1919 dal popolare Filippo Meda, Bachelet trascorre il periodo che segue immediatamente all'impegno “fucino” e precede gli anni della accertata maturità scientifica e accademica e della assunzione di responsabilità nella Presidenza dell'Azione Cattolica. Sono gli anni del completamento della sua formazione, del proficuo lavoro di ricerca e di approfondimento della sua riflessione politico-culturale.

16 Cf J. MARITAIN, L'uomo e lo Stato, Vita e Pensiero, Milano 1982, pp. 222ss.

17 V BACHELET, Indirizzo di saluto rivolto all'on. Sandro Pertini in occasione della sua elezione alla Presidenza della Repubblica, nella seduta consiliare del 13 luglio 1978 (in Il Consiglio Superiore di Vittorio Bachelet v, cit., p. 22).

(Introduzione di Rosy Bindi e Paolo Nepi al volume degli scritti politici di Vittorio Bachelet: La responsabilità della politica, AVE 1992)