Il racconto della due giorni Ac in Toscana

Azione Cattolica, cresce se vive nella storia

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di Giovanni Pieroni* - Le Associazioni diocesane di Ac della Toscana si sono date appuntamento a Pisa il 30 e 31 marzo per il consueto confronto di metà triennio con la Presidenza nazionale, che quest’anno si è incentrato sul tema della promozione associativa - filo rosso che caratterizza gli incontri della Presidenza nazionale con le regioni - e la 17^ edizione del Colloquio pubblico del Progetto Cittadinanza.
La due giorni si è aperta con la visita alla tomba di mons. Mansueto Bianchi, scomparso nel 2016, una figura che sebbene abbia ricoperto il ruolo di Assistente Generale di Ac per un tempo limitato, è rimasto impresso nel cuore di tutta l’associazione per la passione e la forza che trasmetteva quando parlava della Parola di Dio!
Nel pomeriggio il confronto con i responsabili nazionali si è avviato con una introduzione di Giovanni Pieroni (Delegato regionale) che ha ripreso l’invito ad abitare il tempo, la vita e la comunità nello stile della “Chiesa in uscita”, contenuto nella lettera della Conferenza Episcopale Italiana all’Ac in occasione del 150° dell’Associazione.
Da qui alla promozione associativa il passo è breve, perché l’Ac viene conosciuta e apprezzata se abita in pienezza la quotidianità delle donne e degli uomini del suo tempo.
Su questo tema il punto di partenza per individuare aspetti positivi e nodi problematici che sono vissuti da settori / articolazioni / movimenti sono stati i principali risultati di una sintetica indagine condotta a livello diocesano.
Dapprima divisi in Presidenti, Adulti, Giovani e Educatori Acr e poi in Consiglio regionale, gran parte degli interventi si sono concentrati sui diversi aspetti della questione (scarso coinvolgimento nelle iniziative, assenza di fasce d’età, carenza di motivazione, associazioni incomplete,…) sottolineando l’identità associativa come aspetto al quale dare grande attenzione nell’ambito delle tante proposte di cammino che sono espresse a livello parrocchiale e diocesano.
Dal confronto con la Presidenza è emersa un’indicazione fondamentale, quella di nutrire di senso ciò che facciamo e offriamo alla Chiesa e al mondo: infatti ogni attività progettata e realizzata non può rivolgersi genericamente a qualcuno ma deve tener presente il principio del “generare processi” che viene direttamente dalla Evangelii Gaudium e quindi avere davanti agli occhi le persone che abitano quel territorio e che sono i concreti partecipanti alle diverse iniziative!
Si tratta dunque di rivolgersi ai preti di oggi, alle parrocchie di oggi, alle donne e agli uomini di oggi, alle famiglie di oggi (che non sono più solo quelle classiche), facendo costante riferimento ad una domanda: siamo significativi per queste realtà?
Se la risposta è affermativa allora ha senso prendersi cura delle persone e aiutarle a vivere in maniera significativa la vita che attraversano, perché l’identità del laico di Ac emerge quando si mette a servizio del Vangelo, pienamente inserito nel suo tempo e nel suo spazio! Così si comprende perché questo tempo sia un tempo buono per il cristiano, che si trova davanti un territorio sterminato dove gettare il seme buono del Vangelo.
La promozione associativa quindi deve assumere il principio dell’attrazione e non quello del proselitismo, fondandosi sul contagio personale, attraverso la testimonianza quotidiana della bellezza di essere laici associati per servire, studiare, riflettere, operare, crescere.
In quest’ottica anche la struttura associativa – a tutti i livelli – rappresenta un’occasione di incontro fra generazioni, di parola e di ascolto reciproci, un luogo nel quale meditiamo la Parola, ci poniamo domande, ipotizziamo risposte, cresciamo insieme, adulti, giovani e ragazzi.
Questa è l’Ac che è stata tratteggiata, una realtà importante per la vita della Chiesa e del mondo, che non si preoccupa di occupare spazi quanto di innescare processi e accompagnare le persone, senza avere chiaro a priori quale sarà l’esito finale delle proprie iniziative ma capace di attendere fiduciosa la misericordia di Dio.
*Delegato regionale Ac Toscana

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Lorenzo Mastropietro** - Ogni anno la Delegazione regionale dell'Azione cattolica, assieme alla Fuci e al Meic della nostra regione, si apre al dibattito con la società attraverso il Colloquio pubblico del “Progetto cittadinanza" sia per la scelta del tema sia per la capacità di invitare e mettere insieme esperti e testimoni che con la loro competenza ed esperienza offrono occasioni di forte stimolo per la riflessione sull’impegno civico.
Così è stato anche quest’anno con l'incontro che si è svolto domenica 31 marzo a Pisa e che ha visto la partecipazione di tante persone giunte da tutte le diocesi toscane che hanno riempito l'Aula Magna di Scienze dell'Università di Pisa, al Polo Fibonacci, nella ex fabbrica Marzotto.

«La buona politica. Generazioni in dialogo» è stato il tema della giornata. I due argomenti, la politica e il dialogo tra le generazioni, che a una prima lettura sembravano distinti, nel corso della giornata sono stati in vari modi messi in relazione e intrecciati insieme. Lo scopo di questi incontri pubblici è infatti quello di fornire a tutta la cittadinanza un’occasione per ritrovare quella trama etica capace di ridare senso ai valori su cui è fondata la comunità, in uno stile rispettoso e aperto al dialogo.
Sulla scelta del tema hanno certamente influito le sollecitazioni che da un po’ di tempo vengono dal card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, e l'attenzione della Chiesa universale al tema dei giovani, dimostrata dall'ultimo Sinodo dei Vescovi e dalla pubblicazione proprio in questi giorni dell'Esortazione apostolica "Christus Vivit" che ne è seguita.

La giornata è iniziata la mattina nella Chiesa universitaria di San Frediano, con la S. Messa presieduta da mons. Giovanni Paolo Benotto. Nell'omelia, a partire dalla parabola del padre misericordioso del Vangelo di Luca, l'Arcivescovo di Pisa ha suggerito all'Azione cattolica “che è sempre rimasta nella casa del Padre” di essere sempre più attenta a cogliere quegli elementi psicologici, culturali, spirituali e teologici che permettono di offrire spazi buoni alle persone che provano di nuovo a mettere un piede nella soglia della vita ecclesiale, per farlo sentire di nuovo a casa. Specialmente in questi tempi in cui in cui la cultura dominante sta frantumando la società e in cui si afferma uno stile di divisione e di separazione che porta alla estraneità tra le persone, fino all’esclusione dalla società. "C'è bisogno di metterci in una relazione inedita col Padre celeste che vuole insegnarci che per Lui tutti noi siamo figli e quindi tutti noi siamo fratelli", ha concluso mons. Benotto. 

Dopo il rapido spostamento all'Università, i lavori si sono aperti con il saluto del Delegato regionale Ac, Giovanni Pieroni, che ha richiamato la finalità di questi incontri pubblici: dare a tutta la cittadinanza un’occasione per ritrovare quella trama etica capace di ridare senso ai valori su cui è fondata la comunità, in uno stile rispettoso e aperto al dialogo. Giovanni ha anche richiamato i cattolici a essere quei testimoni attivi che sanno gettare il seme buono del Vangelo nel mondo di oggi, questo mondo reale che ha tanto bisogno del contributo di tutti e specialmente di chi lo sa leggere in profondità.
Quindi l’intervento di suor Benedetta Rossi, biblista, che con la sua relazione sul tema «Bibbia e politica: potere, sovversione, utopia», a partire dal libro del Deuteronomio, ha suscitato tanto interesse ed entusiasmo da far terminare la mattinata con una ulteriore sessione di domande e risposte nell’Aula Magna. Una lezione quanto mai attuale su una letteratura di resistenza creativa per un nuovo progetto politico per il popolo di Israele - ambientato nel settimo secolo avanti Cristo, sotto la dominazione dell’impero neo-assiro - volto a ricostruire il tessuto sociale sul principio di fraternità, mettendo al centro la persona, specialmente la più debole e bisognosa di tutela. Un’etica della fraternità come antidoto alla rigidezza delle norme, che si adattavano al volto della vedova, dell’orfano e del forestiero. Utopia o profezia? Sta a noi stabilirlo nelle nostre realtà, col nostro operato attivo. Siamo sicuri però che anche oggi c’è bisogno di profeti, cioè di coloro che hanno la capacità di svelare la menzogna che si nasconde sotto il potere, menzogna che viene celata ogni volta che la politica viene usata per soddisfare interessi di una parte e non come attenzione primaria per gli ultimi. I signori del potere che con tanta disinvoltura utilizzano il Vangelo per i loro scopi di propaganda politica, in Italia e all’estero, dovrebbero poter ascoltare e comprendere quali profondi significati politici sono contenuti nei testi sacri, come è capitato a noi.

Dopo il pranzo la tavola rotonda con gli interventi del prof. Matteo Truffelli, presidente nazionale di Azione cattolica, della prof.ssa Beatrice Draghetti, ex Presidente della provincia di Bologna e in passato Responsabile nazionale ACR, e del dott. Giovanni Gentile, giovane Sindaco di Pitigliano.

Sollecitato dalle domande del moderatore Gianni Rossi, giornalista direttore di TV Prato, Matteo Truffelli ha sottolineato come solo la politica grande, quella con la P maiuscola, è capace di riconnettere le generazioni e riattivare la passione per il bene comune, a partire dalla possibilità di ciascuno di potersi assumere le proprie responsabilità. Agli adulti è chiesto di lasciare spazio ai più giovani, che non significa scaricare le responsabilità, ma anzi essere coinvolti nell’accompagnamento, sviluppando la capacità di ascoltare e di incoraggiare e lasciandosi sfidare dalla spinta delle giovani generazioni per costruire insieme il futuro. Ha ricordato come l’AC ha fatto propria la campagna Bambini d’Italia, che propone la cittadinanza italiana a tutti i bambini stranieri delle scuole elementari d’Italia.

Beatrice Draghetti, forte della sua esperienza nella politica e nella formazione professionale, ha invitato le generazioni a evitare la contrapposizione ma piuttosto a favorire l’incontro e promuovere la specificità della stagione della giovinezza, rifiutandone l’omologazione. Ha sottolineato come “i giovani sono il presente, non il futuro” facendo l’esempio dei 29 giovani minorenni, italiani e stranieri residenti in Italia, nominati Alfieri della Repubblica dal presidente Matterella lo scorso mese (https://www.quirinale.it/elementi/23439)

Il giovane sindaco Giovanni Gentili, già Presidente diocesano di Azione cattolica, ha espresso le difficoltà di parlare di temi entusiasmanti e proiettati sul futuro a fronte di un elettorato fortemente sbilanciato sull’età adulta, data la decrescita demografica. Ha raccontato che non è facile per l’amministrazione di un piccolo territorio trovare occasioni per poter esprimere le idealità, piuttosto ha evidenziato che “si rischia di essere soffocati dalle problematiche di tutti i giorni”. Rifacendosi a preghiera e discernimento come gli strumenti interiori per poter rimanere autentici, ha riaffermato come sia ancora molto attuale l’appello di don Luigi Sturzo agli Uomini liberi e forti di 100 anni fa.

Liberi e forti per stare dentro la realtà senza essere scoraggiati, e avere cura della propria vita spirituale per essere liberi dai propri interessi, dai propri pregiudizi e dalle ideologie. Forti perché non è in gioco la propria affermazione, ma perché si ha il senso del limite, perché si ha la consapevolezza che c’è sempre uno scarto tra la realtà e i principi, ma nonostante questo ci si mette lo stesso in gioco.
La gradevole giornata primaverile di confronto si è conclusa con un ultimo invito, rivolto a tutti, piccoli e grandi, per ritrovare la passione per lo studio, in una stagione in cui l’ignoranza viene spudoratamente esibita, con una unica certezza: “Signore senza di te non possiamo fare nulla”!

*Presidente diocesano AC Pisa