Intervento Ac all’incontro Cnal “Le realtà ecclesiali, segno di speranza”

Aver cura, paradigma di futuro

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Promosso dalla Consulta nazionale delle Aggregazioni laicali (Cnal) alla presenza di mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, sabato 18 luglio si è svolto l’incontro “Le realtà ecclesiali, segno di speranza”. Ci si è interrogati, in una prospettiva di futuro, sul modo di essere Chiesa in tempo di pandemia, nella consapevolezza che solo attraverso una sinodalità concretamente vissuta le diverse realtà della Chiesa italiana potranno essere al servizio della società, offrendo il proprio contributo per affrontare i problemi economici, sanitari ed educativi davanti a noi. In una stagione inedita come quella che stiamo vivendo, è quanto mai necessario che i laici si impegnino e siano parte attiva nella costruzione del bene comune per il Paese. Pubblichiamo l’intervento del vicepresidente nazionale Ac per il Settore Adulti, Giuseppe Notarstefano.

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Vorrei iniziare, soffermandomi a considerare insieme a voi ciò che stiamo vivendo insieme, un incontro che è stato desiderato, pensato e promosso proprio per esprimere un segno di fraternità certamente tra noi, ma anche un segno eloquente per il nostro Paese in tutte le sue articolazioni sociali e civili: ascoltarci e accoglierci reciprocamente, dedicare tempo ed energie al discernimento comunitario, sentire insieme la responsabilità di generare un futuro migliore per le persone e le nostre comunità… Tutto ciò oggi non lo facciamo solo per noi... ma lo viviamo come un servizio all’edificazione di una più vasta vita sociale e comunitaria.
La ricucitura del tessuto civile dell’Italia inizia a partire da questo nostro desiderio di comunione, che certamente è un dono dello Spirito ma che ci chiede un impegno ed una più quotidiana e concreta attitudine a “stimarci reciprocamente”.
In questa non facile fase che potremmo etichettare – non senza qualche semplificazione – come fase della vita sociale e comunitaria “a distanza”, emerge con grande forza il bisogno di relazioni autentiche, vere, rigeneranti e generative allo stesso tempo. E allora continuare ad organizzare una vita associativa, in forme forse creative ma sempre attente alla valorizzazione dell’incontro, costituisce un compito importante che è a nostra misura: i nostri gruppi e i nostri incontri siano sempre più occasioni di ascolto e dialogo, di accoglienza reciproca e di confronto pacato, di sobrietà organizzativa e concretezza di forme e linguaggi sempre più aderenti alla vita delle persone.

Vogliamo continuare a promuovere la crescita di un noi più grande, coltivando lo spessore di una fitta trama di relazioni di amicizia, di collaborazione, di cooperazione in cui vogliamo essere sempre più capaci come “Aggregazioni laicali”.
Fare le cose insieme, “sentire insieme”, promuovendo nella reciprocità progetti e percorsi che ci vedono camminare insieme e stabilire “alleanze” è una scelta certamente significativa per il valore dei temi che trattiamo (la povertà, le disuguaglianze, l’educazione, lo sviluppo sostenibile...) ma ancora più qualificante è il farlo insieme perché di questo “noi”, il nostro Paese ha certamente bisogno per uscire fuori dalla frammentazione e dall’atomizzazione economicista che ha contagiato e compresso la vita sociale così come quella politica delle istituzioni.
Vogliamo poi aiutare tutti, la comunità ecclesiale e la società, a volgere lo sguardo al futuro e - unitamente - a farlo nella gratitudine e nella lode. Sappiamo da cristiani che il meglio deve sempre ancora venire! E che il futuro che ci attende è una possibilità aperta al cambiamento e alla trasformazione. Una visione che “scomoda” per un verso le nostre inerzie e abitudini e dall’altro ci spinge ad andare avanti con fiducia. È un futuro che inizia assumendo oggi la responsabilità del presente… ma dobbiamo farlo insieme.
Sarebbe bello che i laici cristiani, aiutassero tutti a guardare nuovamente al futuro come un tempo nuovo, rifuggendo la tentazione della retrotopia rischiosa forse quanto l’utopia.

La trasformazione, la transizione, la conversione (tre termini che la Laudato si’ ci autorizza ad arricchire con l’aggettivo ecologica) ci chiedono di assumere una comune responsabilità e di entrare in profondità in questo tempo - con sguardo contemplativo - per intuire e identificare i segnali “che vengono dal futuro”. Possiamo dunque partire dalla cura di ciò che è di tutti, di ciò che è comune e perciò stesso ci accomuna sia rigenerando la stessa nostra convivenza sia ristabilendo un ordine più giusto nelle relazioni tra di noi… non più condannati ad una competizione senza fine per affermare noi stessi in una tragica involuzione utilitarista - estrattiva - in fin dei conti distruttiva… ma riconoscenti di essere associati nella cura della vita fragile, nella promozione dell’altro che mi “necessita” e che mi svela come prossimo, nella elaborazione di pratiche sociali che premiano le scelte condivise e collaborative…
La cura è un paradigma nuovo con cui possiamo ripensare la nostra pastorale, il nostro patto sociale e il nostro progetto di sviluppo. Dobbiamo farlo insieme.
Un aspetto specifico della cura riguarda il dialogo intergenerazionale e la promozione di un autentico e protagonismo delle giovani generazioni: assumiamo con serietà il frutto del cammino sinodale e cerchiamo di interpretare il nostro ruolo educativo in questo senso.
I tempi nuovi che ci attendono ci chiedono questa alleanza tra le visioni dei giovani e i sogni degli adulti.