Commissione europea: il programma della neo Presidente Von der Leyen

Avanti con giudizio

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È prima donna nella storia a ricoprire tale carica. La titolare del ministero della Difesa tedesco, membro di spicco della Cdu, Ursula Von der Leyen è stata nominata lo scorso 16 luglio Presidente della Commissione europea con 383 voti a favore. Hanno votato per lei Popolari, Socialisti e Liberali del Parlamento europeo. Contrari i Verdi, anche se la neoeletta Presidente continua a sperare di includerli nella maggioranza all’Europarlamento. Si sono opposte all’elezione della Von der Leyen anche le forze sovraniste. Con qualche eccezione.
Il numero di voti necessario per l’elezione era pari a 374. L’elezione è quindi avvenuta di misura, decisivi sono risultati i voti dei 14 deputati italiani del M5s eletti all’emiciclo di Strasburgo. Von der Leyen ha naturalmente annunciato immediatamente la rinuncia all’attuale incarico nel governo di Berlino, al fine di potersi concentrare pienamente sul nuovo importante ruolo istituzionale. «Lavorerò per un’Europa unita da nord a sud, da est a ovest, pronta a combattere per il futuro invece che contro sé stessa», sono state alcune delle sue prime parole dopo l’elezione.
Nel discorso con il quale chiedeva la fiducia agli eurodeputati, Von der Leyen ha toccato numerosi punti cruciali per il futuro dell’Unione. Sullo scottante tema dei migranti ha tenuto un atteggiamento oscillante. Da un lato ha parlato di «dovere di salvare vite umane», dall’altro di «ridurre la migrazione irregolare» combattendo «i contrabbandieri e i trafficanti» e costruendo una «Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera rafforzata». Il vero nodo sarà però riuscire a superare gli attuali accordi europei sulle migrazioni, riformando il Regolamento di Dublino. Von der Leyen proporrà sul tema un «Nuovo patto su migrazione ed asilo». Le attuali profonde divergenze tra i governi dei paesi membri rendono questo dossier uno dei più spinosi per la nuova commissione.
Anche l’ambiente ha figurato nel discorso di Von der Leyen. Questa ha promesso un “Green Deal” per l’Europa entro cento giorni dalla sua presidenza, ovvero dal prossimo primo novembre. Riecheggiante la proposta di alcuni esponenti dei Democratici americani, il “Green Deal” dovrebbe significare ingenti investimenti nelle energie rinnovabili e nelle tecnologie pulite.
Entro il 2050, secondo il Presidente della Commissione europea, l’Ue dovrebbe diventare il primo continente climaticamente neutrale del mondo. L’obiettivo dovrebbe essere raggiunto anche attraverso una nuova imposta sul carbonio alle frontiere continentali, «che eviti la rilocalizzazione delle emissioni europee». Le sue considerazioni sul tema non le sono state però sufficienti a conquistare l’appoggio dei Verdi, che come si diceva hanno votato contro la sua nomina.
Sul fisco, Von der Leyen ha appoggiato implicitamente la decisione francese di aumentare la tassazione dei giganti digitali. Senza mai nominare nello specifico la legge appena approvata da Parigi, la neo Presidente ha invitato le grandi aziende tecnologiche a «condividere il fardello» della tassazione. Il tema è scottante in quanto alcuni paesi membri come l’Irlanda sono dichiaratamente contrari ad ogni regolazione comune della fiscalità relativa ad aziende come Facebook o Amazon. Altri, come appunto la Francia, spingono per un passo in avanti sul tema anche a costo di attirarsi le ostilità americane.
In un passaggio sull’attuale configurazione dell’economia internazionale, Von der Leyen si è espressa a favore della risoluzione in ambito multilaterale delle controversie economiche. Riferimento non troppo velato alle opposte pratiche dell’attuale amministrazione americana, notoriamente più incline ad un approccio bilaterale sulla questione.
Il nuovo Presidente della Commissione europea ha affermato la sua fiducia nel Patto di Stabilità e Crescita, strizzando l’occhio alla famiglia politica di cui è esponente, i Popolari. Nonché agli stati nordeuropei, da sempre a favore di uno stretto controllo delle dinamiche nazionali di gestione del debito. Si è poi espressa a favore di un salario minimo europeo e di una forte azione sul tema della disoccupazione, da attuare attraverso un «Programma europeo di riassicurazione dei sussidi di disoccupazione».
Chiusura sulla politica estera, dove Von der Leyen ha affermato la necessità di una ferma collocazione della Ue nell’ambito della Nato e dei rapporti transatlantici. Inoltre, la neo Presidente si è detta disponibile a posticipare ulteriormente la data di uscita dalla Gran Bretagna dall’Unione, senza però accennare a nessun passo indietro di Bruxelles sulle attuali modalità di realizzazione della Brexit. Questa dovrà «preservare i diritti dei cittadini e preservare la pace e la stabilità sull’isola d’Irlanda».