Armida e la lampada della fede

La vita della Barelli può essere per noi una piccola fiammella che illumina i nostri passi. La sua fede e la sua carità testimoniano il desiderio di scoprire la bellezza del donare la nostra vita nell’oggi e nella realtà che viviamo

La fiducia nella dolce Provvidenza divina ha guidato costantemente i passi della vita terrena di Armida Barelli. Tra i suoi scritti possiamo rinvenire chiaramente il suo progetto di vita, ciò che lungo il suo cammino l’ha portata a diventare missionaria credibile del Vangelo: “Avere fiducia nel Sacro Cuore per essere quali lui ci vuole: ardenti missionarie della sua regalità, autentiche francescane e sante ad ogni costo. Il cuore adorabile di nostro Signore possa trovare nei nostri cuori un luogo di riposo e di conforto e possa adoperarci per la dilatazione del suo regno” (Dagli scritti di Armida Barelli).

La spiritualità di Armida è fondata sulla roccia che è Cristo; in Lui essa ritrova l’orientamento della sua vita e il senso di ogni sua attività sociale. Il legame così intimo con la regalità di Cristo la porterà a immergersi nel suo “amore serafico” e ad abbracciare in pienezza la sua volontà. Con le parole del poeta eterno – “e nella sua volontà è la nostra pace: essa è quel mare verso il quale si muove tutto ciò che essa crea o che la natura produce” (Dante, Divina Commedia) – possiamo dire che Armida visse da donna riconciliata perché attraverso la preghiera, gli sforzi di maturazione, la sua donazione per la vita del mondo, si lasciò plasmare dal desiderio di bene che Dio le sussurrò attraverso gli avvicendamenti della storia.

L’imitazione di Cristo la portò ad abbandonare tutte quelle false sicurezze che si oppongono allo spirito delle beatitudini per porre una radicale cesura con il male e purificare ogni proprio difetto. La sua vita si presentava a tutti con atteggiamenti di umiltà, con visione ottimistica di quel mondo in cui esercitava la sua missione: a ciascuno parlava di Dio e della sua grazia – “solo Lui può darvi la felicità eterna” – con parole semplici ma ferme e vibranti.

Il suo ingresso nel Terzo Ordine Francescano e la realizzazione dell’Opera della Regalità la portarono a scegliere il Vangelo come regola di vita: nella ferialità di tutti i giorni si sforzò di incarnarlo valorizzando l’originalità di ogni incontro, illuminandolo con l’amore del Cristo.

Il p. Agostino Gemelli testimonia con molta enfasi alcuni tratti del francescanesimo vissuti da Armida: agire con operosità nell’espressione della propria vocazione; camminare sulla via maestra eliminando i desideri inutili e i sentimentalismi; contentarsi di poco e godere di tutto; scegliere una povertà che libera; pazientare nella sofferenza; fidarsi di Dio e volere sempre la sua volontà.

Il legame con S. Francesco e l’abbandono fiduciale nel Sacro Cuore di Gesù hanno spinto Armida a farsi missionaria della regalità di Cristo, spendendo la propria vita al servizio dei piccoli, dei poveri, dei deboli, dei sofferenti, degli infelici. Il suo apostolato si nutriva di un’intensa preghiera, alla quale lei dedicava molte ore della giornata; in essa ritrovava quel dolce riposo promesso dal Cristo: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita” (Mt 11,29).

L’ardente passione per il Cuore di Gesù e il desiderio che questa fiamma riscaldi i cuori di ciascuno orientarono tutti gli sforzi di Armida. Ella fece della sua intera vita una consacrazione alla regalità di Cristo, un’offerta di tutta sé stessa per l’irradiazione della gioia evangelica. In particolare, con la famiglia spirituale della Gioventù Femminile di Azione Cattolica, si impegnò a condividere il suo programma di vita: “Amarlo, vederlo amato, farlo amare. Lasciate al Signore la cura del vostro avvenire, preoccupatevi dei suoi grandi interessi. Vedrete come provvederà bene a voi il Padre che sta nei cieli, se voi con zelo e amore lavorerete per lui. Il regno di Dio deve essere per tutte noi, la nostra passione e lo scopo di tutti i nostri sforzi” (Dagli scritti di Armida Barelli). Ancora oggi, la vita di Armida Barelli può essere per noi una piccola fiammella che illumina i nostri passi. La sua fede e la sua carità diventano per noi il vivo desiderio di scoprire la bellezza di poter donare la nostra vita nell’oggi e nella realtà che viviamo, perché – anche – attraverso la nostra gioiosa esistenza si realizzino tutti i disegni della Divina Provvidenza.

Don Francesco Marrapodi è assistente ecclesiastico nazionale dell’Azione cattolica dei ragazzi (Acr)

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Autore articolo

Francesco Marrapodi