A Spello, vicini all’uomo

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Valentina Soncini e Samuela C
“Dentro tutti – Per una città dal volto umano”: con questo titolo evocativo i gruppi di ricerca antropologica e socio politica del Centro Studi di Ac hanno proposto un quarto modulo seminariale di approfondimento chiamato appunto “Seminario di Spello”. L’esperienza iniziata a Roma nel gennaio 2010, finalmente è tornata a Spello, luogo che da solo aiuta a sintonizzarsi con il giusto sentire e il giusto pensare. In questo anno si è tenuto il secondo seminario dentro il percorso intitolato “La vita buona alla prova”, con il quale si intende assumere gli orientamenti pastorali del decennio (“Educare alla vita buona del Vangelo”) e approfondirne le implicazioni antropologiche e sociali, a monte delle questioni pastorali.
Circa ventidue persone hanno preso parte a questa sessione di lavoro, provenienti da vari parti d’Italia, dal mondo associativo, ma non solo. Guidati dalla dott.ssa Silvia Landra hanno potuto approfondire il significato antropologico e sociale delle dinamiche di inclusione o di esclusioni, a partire dalla comprensione della propria e altrui vulnerabilità e sulle quali si gioca sia la vita personale che sociale. Attraverso un percorso di letture e di approfondimenti biblici e culturali, progressivamente sono stati compiuti i passi previsti: riconoscimento o misconoscimento della vulnerabilità; attenzione ai fattori di vulnerabilità sociale; riflessione sui tratti che possono generare oggi una città dal volto umano.
Al centro è emersa la questione antropologica, cioè quale idea di uomo e di persona guida i passi del pensare, dell’immaginare e dell’edificare la città. Alla luce della fede si colgono meglio i punti critici della cultura corrente e anche le possibilità che questo tempo indica per fare passi in avanti.
Ancora una volta il bilancio è stato positivo e incoraggiante: c’è bisogno di un luogo come Spello, c’è domanda di riflessione e di confronto, si ha sete di una comprensione spirituale di questo tempo.

Nella terra umbra, dove ogni albero, ogni borgo, ogni pietra sembrano parlare di Dio e di cercatori di Dio, in un caldo week end di fine estate, ho potuto fare un’esperienza singolare di ricerca. Di chi, di cosa? Chi avrà la pazienza di leggere queste righe potrà averne un assaggio.
Una ventina di persone, eterogenee e diverse per provenienza, età, professione, personalità, eppure unite da una misteriosa “passione comune” oltre che da una simpatia, una vicinanza o un’appartenenza all’ambito associativo Ac, si sono ritrovate per cercare di capire, condividere, approfondire il tema della “vulnerabilità” nella “città”, ovvero la vita buona del Vangelo messa alla prova.
Anch’io ero tra loro.
Su un’altura vicino al piccolo borgo di Spello, nella casa S. Girolamo in cui riposano le spoglie di fratel Carlo Carretto, le mura parlano di secoli di storia, di volti, di uomini che da lì sono passati, hanno pregato, pensato, vissuto, lavorato insieme. Proprio lì dentro, una meravigliosa e sonora campana in ottone, suonata a turno da chiunque desiderasse provare il brivido di questa esperienza, ha scandito i tempi delle nostre giornate, divise principalmente tra riflessione, offerta di contenuti stimolanti, condivisione, silenzio, preghiera. L’accoglienza calda, familiare e semplice di Gigi e Serenella, Guido e Sofia e della loro cucina genovese, hanno permesso ad ognuno di sentirsi a casa, tra amici e di trovare ristoro dal caldo, dalla fame, dalla sete, dalla stanchezza.
Don Antonio la prima sera e poi i Piccoli Fratelli di Gesù, in particolare fratel Giancarlo, ci hanno aiutato a gustare alcuni tempi di ascolto della Parola, di preghiera e la celebrazione eucaristica.
Silvia Landra ci ha mirabilmente offerto la sua competenza professionale per aprire finestre e prospettive di riflessione più ampie intorno al tema di fondo con immagini molto concrete e stimolando ciascuno ad assumere la dinamica positiva del pendolo che oscilla tra la dimensione personale, del vissuto e dell’esperienza quotidiani, e la lettura della dimensione sociale, collettiva, in cui pure siamo radicalmente immersi.
Valentina e Renato ci hanno accompagnato attraverso i vari momenti, facendoci percepire una sorta di filo rosso comune alle varie tappe, compresa quella del film “Into Paradiso” i cui personaggi hanno ripresentato in un taglio cinematografico la complessità del tema.
Persino il tempo meteorologico ci ha aiutato a fare esperienza della dinamica inclusiva/esclusiva a livello personale e comunitario.
La canicola di fine agosto, infatti, ci ha spinto a cercare di volta in volta gli ambienti più freschi della casa, soprattutto all’esterno, permettendoci di godere degli angoli più belli del chiostro e del giardino. Poi il vento e qualche timida goccia di pioggia, ci hanno ricordato il bisogno urgente e comune a tutti di “tornare dentro tutti” per proteggerci da un temporale, per fortuna solo annunciato. Battute a parte, resta la gratitudine per un’esperienza positiva, buona, da cui ripartire consapevoli di non essere radicalmente soli nell’affrontare e portare la complessità della vita e della vulnerabilità che ne è parte.

Samuela C