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Pubblicato «Dialoghi» (n. 1-2024), la rivista culturale promossa dall’Azione Cattolica

Ambivalenza delle frontiere

Il confine delimita uno spazio dove le diverse identità si incontrano e si riflettono l’una nell’altra, ed è in tal senso che esso è anche frontiera. Proprio in quanto implicano la relazione ad altri, le frontiere possono essere uno spazio di arricchimento e di sviluppo oppure luogo di respingimento e di umana miseria. Il senso dell’umano e delle relazioni si gioca nel modo in cui le concepiamo e le viviamo. Su questa Ambivalenza delle frontiere riflette il “dossier” proposto da «Dialoghi» (n.1-2024) e curato da Pina De Simone e Carlo Cirotto.

I contributi del dossier sono, nell’ordine: Porosità dei confini tra biologia, architettura e geopolitica forum con Maria Antonietta Crippa, Pietro Ramellini, Luciano Tosi; Le frontiere nella storia e nel tempo presente di Sandro Calvani; Rive, periferie e altri muri: la violenza della frontiera di Marta Cariello; Membrane. Gli incredibili confini della vita di Carlo Cirotto; Ambivalenza delle frontiere nelle relazioni intersoggettive di Donatella Pagliacci; Dal dialogare “frontale” all’intrattenersi di Annalisa Caputo.

Oltre al “dossier”, scorrendo l’indice del trimestrale culturale promosso dall’Azione cattolica italiana troviamo l’editoriale Quando le frontiere diventano porose diPina De Simone. La porosità si addice alle frontiere perché è propria della vita, che non sopporta separazioni o settorializzazioni troppo nette. Saper abitare le frontiere, attraversandole, è quello che ci è chiesto nella comprensione della realtà e perché l’umano fiorisca.

Seguono i contributi di “primo piano”:
In cammino verso la XVIII Assemblea nazionale di Giuseppe Notarstefano. L’itinerario assembleare dell’Azione cattolica si presenta come un laboratorio di vita democratica attraverso la partecipazione a una vita associativa ed ecclesiale che promuove l’impegno nella costruzione della città.
Il multilateralismo: una bussola per l’era globale di Lucia Capuzzi. La crisi climatica globale mostra le interconnessioni tra i paesi e acuisce il problema delle disuguaglianze. La via d’uscita da percorrere, come è apparso chiaro a Dubai, non può che essere quella del multilateralismo.

Per la rubrica “eventi e idee” troviamo:
Alla ricerca di regole condivise per governare l’IA diLuca Grion. Lo sviluppo dell’IA e la sua rapida diffusione in molti ambiti della nostra vita hanno imposto una riflessione profonda ai massimi decisori istituzionali. Appare essenziale pensare la governance di tali strumenti, in modo da garantire i diritti della persona, diminuendo o eliminando distorsioni, sbilanciamenti di poteri, scarsa equità.
Formare alla relazione. Una sfida non solo per la Scuola di Erminia Foti, Alfonso Lanzieri, Luca Micelli. La cronaca, spesso, provoca la società a rivedere il proprio sistema educativo e l’opinione pubblica interpella la Scuola affinché preveda attenzioni specifiche attorno ad alcune questioni, tra le altre quella dell’affettività e della relazione. Giusto, ma solo se non si pretende di educare aggiungendo ore e se si pensa la Scuola in una rete più ampia di agenzie educative generative.

Interessante e ricca di inviti alla lettura la sezione “il libro & i libri” con i testi:
Per un umanesimo rigenerato di Vincenzo Di Pilato, recensione a E. Morin, L’avventura del Metodo. Come la vita ha nutrito l’opera.
Tensione escatologica e ordine politico di Fabio Mazzocchio, recensione a O. Cullmann, Dio e Cesare.
Il populismo pregiudica la democrazia di Gian Candido De Martin, recensione a A. Scurati, Fascismo e populismo. Mussolini oggi.
Per narrare bene occorre educarsi bene di Lorenzo Pellegrino, recensione a N. La Sala, L’universo narrativo dei social media. Racconto e responsabilità al tempo della rete.

Chiude il numero la rubrica “profili” con il contributo Sulla soglia con Simone Weil di Ilaria Vellani. A ottant’anni dalla sua morte, Simone Weil parla ancora alla nostra intelligenza, provoca la nostra partecipazione, ci convoca sulle tante soglie sulle quali attendere: come quella della possibilità di una piena giustizia, quella della fascinazione del potere e del suo depotenziamento, quella di un pensare il femminile in modo aperto e decentrato.

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