Alla nostra Sorella Maggiore

In tempo di Sinodo, la vita di Armida Barelli ci testimonia la centralità del camminare insieme dietro al Signore. La missiva degli Adulti di Ac a colei che ci ha insegnato ad animare il mondo e a farlo crescere nella fraternità

Cara Armida,
comincia così, nel modo più classico, la nostra lettera a te Sorella Maggiore.
Ci sei veramente cara e ti siamo grati perché con te e con i tuoi ‘sì’ alla Chiesa si è resa possibile una bella storia che oggi ci chiama a continuare quello che tu hai costruito perché sempre con fiducia possiamo andare «avanti ancora, avanti sempre per l’avvento del regno».

Del nostro essere responsabili tu ci indichi i tratti fondamentali e ciò che veramente è necessario.

Essere apostoli, in primo luogo, «non accontentatevi di essere ‘buone alla buona’. Apostole vi voglio, apostole che amano e fanno amare il Signore» scrivevi, quasi come un testamento, nell’ultima tua lettera alle socie della GF. Ben prima che il Concilio ci donasse l’Apostolicam Actuositatem tu già giravi l’Italia impegnandoti per «rendere più intensa l’attività apostolica del popolo di Dio» proponendo un impegno di apostolato vissuto nell’ordinario della vita, in famiglia, nel lavoro. Apostolato che apre e conduce verso la realizzazione della santità nel quotidiano di ciascuno e che oggi ci chiama ad abitare questo tempo coltivando le domande di coloro che ci vivono accanto mettendo al centro dei nostri itinerari formativi proprio la testimonianza accompagnata da formazione e servizio.

Essere uomini e donne che coltivano la propria vita spirituale è un altro tuo insegnamento. La preghiera era il tessuto connettivo della tua vita e in questo ci indichi quanto sia importante essere consapevoli che curare la vita spirituale non vuol dire curare parte della nostra vita ma avere cura della vita tutta. Anche tu, come Carlo Carretto, ci dimostri come sia possibile vivere il deserto nella città e ogni momento (un viaggio in treno, l’attesa prima di un incontro…) sono state per te occasioni per elevare un pensiero a Gesù nel Sacro Cuore. L’invito che ci viene dalla tua esperienza è quello di coltivare e aiutare i fratelli a crescere in un cammino spirituale che si evolve con la vita nella certezza che “chi non progredisce, non si ferma ma va indietro”, come ti avevano insegnato negli anni del collegio.

Ma la spiritualità che tu ci indichi, e che ci oggi ricordi a noi laici e responsabili di Ac, è una spiritualità tutta laicale, che ci guida a vivere il nostro battesimo nelle ordinarie condizioni di vita, che ci stimola a essere lievito per far crescere il mondo vivendo il Vangelo dentro e attraverso la quotidianità. Essere laici attivi nella vita della Chiesa e nella vita della società, con la capacità di vedere tutto dentro un disegno unitario senza fratture tra le molteplici attività: anche questo è un tuo fondamentale insegnamento. E proprio pensando a te vogliamo impegnarci a fare della laicità l’«antidoto all’autoreferenzialità e all’astrattezza», come ci ha indicato Papa Francesco.

Senza voler dare priorità tra gli aspetti tu ci indichi come fondamentali nel nostro essere responsabili, sicuramente ha grande importanza la tua capacità di creare “alleanze”. Tante volte in questi ultimi periodi ci siamo detti che questa postura è fondamentale per la nostra associazione: tu ci ricordi che è proprio così. Da te impariamo che non dobbiamo essere chiusi nelle nostre stanze e nei nostri gruppi, non dobbiamo rimanere soli ma aprirci alla molteplicità del nostro impegno per animare, come tu hai fatto, non da soli ma insieme, il mondo dal suo interno e farlo crescere nella fraternità secondo il disegno originario del Padre che ci chiama a essere fratelli tutti, come ci ricorda Papa Francesco. E questo è vero ancora più oggi nel bel mezzo del cammino sinodale nel quale siamo chiamati a camminare insieme dietro al Signore e verso la gente, sotto la guida dello Spirito Santo, proprio come hai fatto tu intercettando quelli che erano i “bisogni” spirituali e culturali del tuo tempo e spendendoti in tante realtà.

Oggi, cara Sorella Maggiore i nostri orientamenti triennali ci ricordano che «promuovere l’Ac significa impegnarsi ad arricchire e ampliare la vita associativa nella direzione e nella misura delle diverse persone e dei diversi territori, perché tale esperienza sia davvero popolare e missionaria» e siamo certi di poter dire che anche questo è frutto della tua eredità!

Infinitamente grati ti chiediamo di continuare a sostenere il nostro impegno.

Paola Fratini è Vicepresidente nazionale Ac per il Settore Adulti

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Paola Fratini

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