Albania. L’incontro con Francesco e la semina della speranza

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La visita del Papa in Albania ha visto la partecipazione dell’Azione Cattolica attraverso i gruppi della nascente AC Albanese e attraverso i tanti amici conosciuti in questi anni; anni in cui abbiamo portato il nostro contributo al fecondo scambio tra Chiesa albanese e Chiesa Italiana. Vi proponiamo le prime emozianate e spontanee reazioni alla visita di papa Francesco, da Durazzo, Berta Fier… Quello che si respira, è il crescendo nella preghiera e nell’entusiamo per una giornata che si è trasformata in una data storica per l’Albania e la Chiesa albanese.

Il Papa ha detto che si è preparato a questa visita, scoprendo un popolo che ha molto sofferto durante la sua storia fino alla tragica dittatura comunista e ostentamente atea, ma l’incontro con questo popolo lo ha conquistato, lo ha commosso e sorpreso e si è visto dalle immagini che rimarranno negli occhi e nel cuore innanzitutto di coloro che erano presenti e che si sono sentiti raggiungere dall’intenso sguardo di amore e di stima del Papa: Oggi sono venuto per ringraziarvi per la vostra testimonianza e anche per incoraggiarvi a far crescere la speranza dentro di voi e intorno a voi (…) Sono venuto per incoraggiarvi a coinvolgere le nuove generazioni; a nutrirvi assiduamente della Parola di Dio aprendo i vostri cuori a Cristo, al Vangelo, all’incontro con Dio, all’incontro fra voi come già fate: mediante questo vostro incontrarvi voi date testimonianza a tutta l’Europa.

La prima immagine che lo ha colpito: le foto dei martiri lungo le strade di Tirana, martiri di tutte le religioni e confessioni religiose, tutte perseguitate dal regime e poi l’incontro con due martiri che sono sopravvissuti per raccontare con umiltà e semplicità la consolazione del Signore. L’Albania testimonia questa convivenza pacifica che fa parte del suo patrimonio e che oggi diventa un esempio per il presente e per il futuro del mondo .

Papa Francesco ha richiamato al valore della liberta religiosa come “uno spazio comune, un ambiente di rispetto e collaborazione che va costruito con la partecipazione di tutti, anche di coloro che non hanno alcuna convinzione religiosa”. E ha ribadito con forza che “ Nessuno può usare il nome di Dio per commettere violenza! Uccidere in nome di Dio è un grande sacrilegio! Discriminare in nome di Dio è inumano”.

Poi i giovani che sono più della metà della popolazione. Il Papa comincia dall’Albania le visite nel continente europeo e invita a seguire l’esempio dell’aquila della bandiera albanese: L’aquila, raffigurata nella bandiera del vostro Paese, vi richiami al senso della speranza, a riporre sempre la vostra fiducia in Dio, che non delude ma è sempre al nostro fianco, specialmente nei momenti difficili (…) Non dimenticatevi l’aquila. L’aquila non dimentica il nido, ma vola alto. Volate alto! Andate su!

E durante l’Angelus si rivolge direttamente ai giovani con parole esigenti: Cari giovani, voi siete la nuova generazione, la nuova generazione dell’Albania, il futuro della Patria. Con la forza del Vangelo e l’esempio dei vostri antenati e l’esempio dei vostri martiri, sappiate dire no all’idolatria del denaro (…) e dire invece sì alla cultura dell’incontro e della solidarietà (…)

Come ultimo gesto della giornata la visita a Casa Betania per sottolineare la priorità della cura dei pù piccoli e dei più deboli: In luoghi come questo siamo tutti confermati nella fede, tutti aiutati a credere, perché vediamo la fede farsi carità concreta”. (…) Questa fede che opera nella carità smuove le montagne dell’indifferenza, dell’incredulità e dell’apatia e apre i cuori e le mani a compiere il bene e a diffonderlo. Attraverso gesti umili e semplici di servizio ai piccoli passa la Buona Notizia che Gesù è risorto e vive in mezzo a noi.