Adesso basta

Ci associamo alla risoluzione ONU del 2 Marzo, [chiamata “Enough is enough” (adesso basta)], ed esprimiamo la nostra più assoluta condanna dell’uso illegale della forza e dell’abuso russo del diritto della popolazione ucraina di resistere all’invasione e all’uso della violenza

La dichiarazione di guerra all’Ucraina, letta dal presidente russo Putin e poi distribuita a tutti attraverso internet il 24 febbraio scorso, non riconosce nemmeno che si tratti di una guerra. Essa cerca invece di presentare l’invasione dell’Ucraina, che ha impegnato la quasi totalità delle forze armate russe, come un’operazione di polizia e di mantenimento della pace in territori di frontiera e nelle repubbliche auto-dichiarate del Donbass e della Crimea. Putin ha dichiarato che “ai sensi dell’articolo 51 del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, con l’approvazione del Consiglio della Federazione russa e in applicazione dei trattati di amicizia e assistenza reciproca ratificati dall’Assemblea federale il 22 febbraio di quest’anno con il Donetsk Repubblica popolare e Repubblica popolare di Luhansk, ho deciso di condurre un’operazione militare speciale. Il suo obiettivo è proteggere le persone che sono state oggetto di bullismo e genocidio da parte del regime di Kiev per otto anni. E per questo ci adopereremo per la smilitarizzazione e la denazificazione dell’Ucraina, nonché per assicurare alla giustizia coloro che hanno commesso numerosi crimini sanguinosi contro i civili, compresi i cittadini della Federazione Russa.” La dichiarazione continua sottolineando che “Allo stesso tempo, i nostri piani non includono l’occupazione dei territori ucraini. Non imporremo nulla a nessuno con la forza.” La dichiarazione conclude con una minaccia grave al mondo intero: “Ora alcune parole importanti, molto importanti per coloro che potrebbero essere tentati di intervenire negli eventi in corso. Chi cerca di ostacolarci, e ancor di più di creare minacce per il nostro Paese, per il nostro popolo, dovrebbe sapere che la risposta della Russia sarà immediata e vi porterà a conseguenze tali che non avete mai sperimentato nella vostra storia. Siamo pronti per qualsiasi sviluppo di eventi. Tutte le decisioni necessarie al riguardo sono state prese. Spero di essere ascoltato.”

I tre punti essenziali che ho sottolineato sono tre falsità ed illegalità gravi dal punto di vista del diritto internazionale, tra molte altre di cui si sta macchiando l’esercito russo, per decisione di Putin. A vietare espressamente l’aggressione russa e l’uso della forza nel dirimere il contenzioso con l’Ucraina è infatti il diritto internazionale e proprio il Capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite, citato da Putin, relativo a: “Azione rispetto alle minacce alla pace, alle violazioni della pace ed agli atti di aggressione”. In pratica Putin presenta un mondo a rovescio, in cui l’aggressore si presenta come vittima di un’aggressione che nei fatti non esiste.

L’uso della forza, espressamente proibito nelle circostanze relative all’Ucraina è così evidente nella Carta delle Nazioni Unite che ben 141 paesi membri delle Nazioni Unite hanno condannato subito l’invasione dell’Ucraina. La risoluzione approvata il 2 Marzo[1], dopo 110 interventi all’Assemblea Generale dell’ONU, chiede che la Russia “cessi immediatamente l’uso della forza contro l’Ucraina e si astenga da ogni ulteriore minaccia illegale o uso della forza contro qualsiasi Stato membro”, e che “ritiri immediatamente, completamente e incondizionatamente tutte le sue forze militari dal territorio ucraino entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti”. Essa chiarisce poi che le Nazioni Unite stanno quasi unanimemente “condannando” la decisione di Putin di mettere in allerta le sue forze nucleari. Quattro paesi membri delle Nazioni Unite, oltre alla Russia, hanno votato contro la stessa risoluzione: Bielorussia, Eritrea, Corea del Nord e Siria. Essi sono tutti paesi che non hanno esitato a usare le forze armate perfino contro la propria popolazione.

Inoltre, le regole di guerra, o diritto internazionale umanitario (come è noto formalmente), sono un insieme di regole internazionali che stabiliscono cosa si può e non si può fare durante un conflitto armato. Lo scopo principale del diritto internazionale umanitario (DIU) è mantenere un po’ di umanità nei conflitti armati, salvare vite umane e ridurre la sofferenza. Per fare ciò, il DIU regola il modo in cui vengono combattute le guerre, bilanciando due aspetti: indebolire il nemico e limitare la sofferenza. Le regole della guerra sono universali. Le Convenzioni di Ginevra (che sono l’elemento centrale del DIU) sono state ratificate da tutti i 196 Stati del mondo. Pochissimi trattati internazionali hanno questo livello di sostegno.

Nell’invasione dell’Ucraina, anche se la considerasse un’operazione di “mantenimento della pace” come viene presentata in Russia dalle televisioni, l’esercito russo non ha rispettato i principi che ha sottoscritto all’ONU e ha anche negato il diritto di resistenza civile della popolazione contro la violenza armata (internazionalmente riconosciuto da secoli come jus resistendi, diritto di resistenza). Il diritto di resistenza si applicherebbe perfino se la Russia avesse sovranità sull’Ucraina, sovranità che la Russia non ha mai avuto, visto che ambedue i paesi entrarono separatamente a far parte delle Nazioni Unite il 26 giugno 1945 e sono pertanto tra i primi 51 paesi fondatori dell’ONU. Oltre al diritto internazionale umanitario la comunità internazionale ha sancito anche la responsabilità di proteggere, un impegno politico globale che è stato approvato da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite al vertice mondiale del 2005, al fine di affrontare quattro preoccupazioni chiave per prevenire il genocidio, i crimini di guerra, la pulizia etnica e i crimini contro l’umanità. Nell’invasione dell’Ucraina come in ogni guerra, gli eserciti hanno obblighi precisi che la Russia ha sottoscritto. Essi comprendono: proteggere coloro che non stanno combattendo, come i civili, il personale medico o gli operatori umanitari; proteggere coloro che non sono più in grado di combattere, come un soldato ferito o un prigioniero; proibire di prendere di mira i civili: farlo è un crimine di guerra; riconoscere il diritto dei civili ad essere protetti dai pericoli della guerra e a ricevere l’aiuto di cui hanno bisogno; evitare di danneggiare i civili e le loro case, o distruggere i loro mezzi di sopravvivenza, come le fonti d’acqua, i raccolti, il bestiame; garantire che i malati e i feriti abbiano il diritto di essere curati, indipendentemente dalla parte del conflitto in cui si trovano; proibire l’attacco al personale medico, i veicoli medici e gli ospedali dedicati al lavoro umanitario; proibire la tortura e il trattamento degradante dei prigionieri che devono ricevere cibo e acqua ed essere autorizzati a comunicare con i loro cari; limitare le armi e le tattiche che possono essere usate in guerra, per evitare sofferenze inutili; e infine proibire esplicitamente lo stupro o altre forme di violenza sessuale nel contesto del conflitto armato.

Mentre ci associamo alla risoluzione ONU del 2 Marzo, [alla quale il segretario generale dell’ONU si è riferito con le parole “Enough is enough” (adesso basta) ], esprimiamo la nostra più assoluta condanna dell’uso illegale della forza e dell’abuso russo del diritto della popolazione ucraina di resistere all’invasione e all’uso della violenza. Incoraggiamo tutti i cittadini italiani, europei e del mondo intero ad accogliere i rifugiati ucraini come nostri fratelli.

Sandro Calvani è presidente del Consiglio scientifico dell’Istituto di Diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”. Ex alto dirigente delle Nazioni Unite, vive e lavora a Bangkok


[1] https://www.undocs.org/en/A/ES-11/L.1

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Sandro Calvani

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